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La Gazzetta del Delta
Notiziario di Arti orientali
Bonsai e Suiseki
A cura di Aldo Borgato

 

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Cronologia Giapponese.

Civiltà neolitica, paleolitico, Jòmon, Yayoi.

La preistoria del Giappone è ancora in gran parte avvolta nel mistero. Sembra assodato che in età preistorica l’arcipelago giapponese sia stato la metà di successive migrazioni o “invasioni” provenienti da varie direzioni, i cui tempi e le cui modalità restano però in gran parte sconosciute. Si può quindi dire che l’origine dell’attuale popolo giapponese sia ancora poco chiara.

In questo articolo: Cronologia schematica,

                                 Periodo paleolitico,

                                 Periodo Jomon,

                                 Periodo Yayoi.

Cronologia schematica:

150000 a.C.   Prime tracce di una cultura preceramica.

7000-250 a.C.   Cultura ceramica Jomon. Nomadismo  e caccia  sulle coste prima e poi sempre più verso l’interno.

660 a.C.   Secondo il Kojiki mitica data dell’ascesa al trono di Jimmu, il primo “imperatore”.

250 a.C.–300 d.C.   Introduzione della cultura Yayoi, presumibilmente dalla Corea più   progredita culturalmente. Introduzione dell’agricoltura residente (coltivazione  del riso).  Nel Nord del Giappone permane la cultura Jomon.

300 circa   Primi  tumuli   Kofun  situati  nel  centro  del Giappone  e  non  nel fanno supporre questa cultura indigena. I tumuli Kofun (trombe a tumulo) si caratterizzavano per un arredo funebre “militare” ed al perimetro venivano poste delle statuette chiamate haniwa.

Fino al VI sec.  Tradizione Giapponese indigena; feste agricole; culto dei morti; genealogia  divina  della  casa  imperiale.  Il clan  come  unità religiosa.

Periodo Paleolitico (fino a Circa il 10.000 a.C.)

Secondo leggende tradizionali, l’Impero giapponese sarebbe stato fondato nel 660 a.C. dall’imperatore Jimmu Tenno, discendente dalla dea Amaterasu. Gli archeologi non hanno finora scoperto alcuna traccia evidente dell’esistenza di una civiltà paleolitica nell’arcipelago, ma sono generalmente d’accordo nel riconoscere due culture neolitiche Jomon e Yayoi. In base ai reperti archeologici si sa che il Giappone era abitato già dal 30.000 a.C. (forse addirittura dal 50.000 a.C.) da popolazioni paleolitiche, probabilmente arrivate dal continente asiatico. Fino circa al 12.000 a.C. l’arcipelago giapponese era unito al continente da due lingue di terra, poi sommerse dal generale innalzamento del livello del mare al termine del periodo glaciale. Queste popolazioni praticavano la caccia e raccoglievano vegetali e molluschi, costruivano utensili di pietra ma non conoscevano la ceramica. Uno dei popoli che hanno abilitato il Giappone fin dai tempi più antichi è quello degli Ainu. Si tratta di una popolazione che non ha nulla in comune con le popolazioni asiatiche circostanti, sia dal punto di vista somatico (pelle bianca, occhi non a mandorla, folte barbe) che da quello linguistico e culturale e sembra piuttosto collegabile alle popolazioni caucasiche. Probabilmente verso il 10.000 a.C. gli Ainu occupavano parte dell’arcipelago giapponese, coabitando con le altre popolazioni presenti, ma sono stati progressivamente spinti verso nord dalla pressione dei popoli arrivati successivamente. Attualmente gli Ainu sono ridotti a poche migliaia di persone che vivono in alcune zone dello Hokkaido.

Periodo Jòmon (circa dal 10.000 a.C. al 300 a.C.)

A partire dal 10.000 a.C. si hanno tracce di un’altra civiltà: quella Jòmon. Come gli scavi hanno evidenziato, si trattava di popolazioni semi-staziali che vivevano in capanne seminterrate dal tetto di paglia; erano prevalentemente cacciatori, pescatori e raccoglitori di vegetali e molluschi e possedevano forse una rudimentale forma d’agricoltura. Non conoscevano i metalli ma lavoravano la pietra (in particolare l’ossidiana) e producevano vasi di terracotta dai caratteristici disegni ottenuti premendo corde sull’argilla ancora cruda (in giapponese Jòmon significa appunto “disegno a forma di corda”). Un altro manufatto caratteristico di questa cultura sono i dògù, statuette di terracotta che riproducono figure umane stranamente stilizzate e la cui funzione non è ancora chiara. Probabilmente la nascita della cultura Jòmon è legata all’arrivo in Giappone di nuove popolazioni dal continente asiatico. E’ anche possibile quindi che il passaggio tra cultura paleolitica e cultura Jòmon sia avvenuta all’interno di una stessa popolazione, forse sotto lo stimolo dell’immigrazione di un piccolo numero di uomini che potrebbero aver introdotto tecniche più avanzate. Comunque sembra che a partire dal periodo Jòmon il Giappone fosse abitato anche da popolazioni di tipo asiatico, cioè da cultura Jòmon non sarebbe stata prodotta dagli Ainu.

Periodo Yayio (circa dal 300 a.C. al 300 d.C.)

Attorno al 300 a.C. compare una civiltà più evoluta di quella Jòmon, che si affianca ad essa. Il nome di Yayio deriva dalla zona di Tokyo ( Yoyoichò)in cui è stato trovato il primo insediamento. Tale civiltà compare inizialmente nel Kyushu e si diffonde progressivamente verso le regioni più orientali e settentrionali. Anche in questo caso non si conosce la provenienza dei nuovi arrivati, anche se il fatto che il loro centro di irradiazione sia il Kyushu suggerisce fortemente influssi coreani; essi conoscevano l’agricoltura (in particolare la coltivazione sommersa del riso), la ceramica, la tessitura e, a partire dal I secolo d.C., la lavorazione del bronzo e del ferro. Abitavano in villaggi di 20 – 30 capanne seminterrate di notevoli dimensioni (solitamente 6 x 8 m.) ricoperte da un tetto di paglia sorretto da travi; sono stati però anche trovati nuclei di abitazioni di struttura più leggera e al livello del suolo, che ricordano le capanne polinesiane e testimoniano forse flussi migratori dal sud. Nel campo dei manufatti sono stati rinvenuti vasi e stoviglie (di fattura diversa ed in genere più raffinata della terracotta Jòmon), attrezzi di pietra, legno e ferro. Il bronzo era utilizzato soprattutto per oggetti legati a pratiche religiose o cerimoniali; tra questi sono notevoli i dotaku, specie di campane di bronzo la cui funzione non è del tutto chiara. Mentre la società doveva essere egualitaria o quasi, gli insediamenti Yayoi mostrano gli inizi di una struttura sociale più complessa e gerarchica. Infatti, la struttura dei villaggi e la differenziazione della ricchezza dei corredi funebri (ritrovati in caratteristiche tombe a giara ricoperte da lastre di pietra) rispecchiano la gerarchia sociale. Sono stati anche rinvenuti magazzini soprelevati adibiti alla conservazione del riso e depositi di armi che fanno pensare alla nascita di bande armate o piccoli eserciti per la difesa del villaggio o l’espansione dell’influenza del gruppo a villaggi vicini. A poco a poco sono quindi nati clan tribali estesi (uji) legati da una comune origine e dalla venerazione di comuni antenati; alcuni di questi si sono ingranditi, soggiogando o facendosi alleati altri clan, fino ad assumere le caratteristiche di piccoli stati. Alcuni di questi erano sicuramente in contatto con la Cina e la Corea fin dal periodo Yayoi, come documentano i reperti archeologici e alcuni passi delle cronache cinesi. Ad esempio secondo una cronaca cinese del II secolo d.C. nella “terra dei Wa” (come i cinesi di allora chiamavano il Giappone) esistevano circa un centinaio di stati, di cui alcuni erano tributari della Cina. Inoltre, la “Cronaca dei Wei” (Wei Zhi, compilata verso la metà del III secolo d.C.) riferisce di un regno di Yamatai, comandato dalla regina e sacerdotessa Himiko, che unificò una trentina di stati; non è però chiaro se Yamatai sia da identificare con gli albori del successivo stato Yamato (nell’attuale regione di Kyoto, Osaka e Nara) oppure uno stato diverso (secondo alcuni, situato nel Kyushu).

Periodi Yamato - Kofun e Asuka.

Alla fine del periodo Yayoi il Giappone è diviso in decine di piccoli stati indipendenti, ma durante il IV secolo d.C. uno di essi, inizialmente situato in una regione nello Honshu centrale (quella di Yamato) inizia la creazione di uno stato unitario e fonda una dinastia che, secondo tradizione, prosegue ininterrotta fino ai giorni nostri grazie alla discendenza  della famiglia imperiale.

In questo articolo:  Cronologia schematica,

                                  Periodo Yamato-Kofun,

                                  Periodo Asuka, introduzione del Buddishismo,

                                  Riforme Taika, l’introduzione del modello amministrativo cinese,

                                  Guerre di Corea.

 

Cronologia schematica:

350–645 Periodo Yamato–Asuka

I gruppi uji si riuniscono sotto la sovranità Yamato privilegiato  dalla  discendenza  di Amaterasu.

Politica dei matrimoni.

Espansione  in Corea.

Graduatoria nobiliare.

Influssi da continente tra il V e il VI secolo.

Nel corso  del  VI  secolo  le  alleanze uji traballano (perdita della corea).

Prime   riflessioni   sulla  necessità   di   un  diverso ordinamento dello stato.

552  o  538   Introduzione del Buddhismo dalla Cora.

587   Vittoria dei  Soga  sui  Monobe  e  sui  Nakatomi.  I Soga  fecero dei Buddhismo una religione di stato.

593 – 622   Reggenza  di  Shotoku  Taishi.  ( Concetto  di  stato centralizzato  sul  modello  cinese ).  Rivendicato il titolo di imperatore e figlio del cielo.

604   Promulgato il  codice dei  17 articoli di  ispirazione confuciano - buddista.

607   Prima ambasciata in Cina.

645   Colpo di stato Taika e riforme dell’era Taika.

645 – 710  Importazione di tradizioni straniere: buddhismo, confucianesimo taoismo   religioso; lo Shinto si organizza traendo origine da tradizioni indigine; prime interazioni   di   queste  tradizioni. ( Shinto primitivo e popolare).

702     Promulgazione del codice Taiho.

Periodo Yamato o Kofun

Alla fine del periodo Yayoi il Giappone e diviso in decine di piccoli stati indipendenti, ma durante il IV secolo d.C. il clan uji Yamato dell’Honshu centrale da origine ad una dinastia (quella di yamato) e da uno stato unitario che unificherà il Giappone. I dettagli di questo processo di unificazione sono in gran parte ignoti per l’assenza di documenti diretti. Il primo documento scritto riguardo a questi eventi che sia giunto in nostro possesso è il Kojiki, un’opera storica del 712 (cioè posteriore di tre secoli agli avvenimenti in questione). In esso si riferisce di campagne militari e spedizioni punitive intraprese dagli imperatori Yamato, ma le descrizioni sono generalmente molto sommarie ed intrecciate di mitologia per cui è difficile farsi un’idea precisa degli eventi storici a cui esse si riferiscono. In esso si allude anche ad una “donazione di territori” effettuata da parte di quello che doveva essere il clan più potente oltre a quello di yamato: quello di Izumo. Anche in questo caso non è facile capire se la narrazione del Kojiki si riferisca ad un’alleanza o non nasconda piuttosto una conquista militare. In questo periodo l’agricoltura, la metallurgia e la tecnica di fabbricazione delle ceramiche e dei tessuti hanno un notevole processo. Ciò è sicuramente legato allo sviluppo di una struttura sociale organizzata, in cui ad esempio artigiani erano suddivisi in corporazioni specializzate (chiamate be) in cui le diverse tecniche venivano conservate e tramandate per via ereditaria. Dal punto di vista archeologico i reperti più importanti di quest’epoca sono i kofun, tombe a tumulo che si trovano a migliaia in tutto lo Honshu e nella parte settentrionale del Kyushu. I konfun sono costruiti da una camera funeraria in pietra ricoperta da un tumulo di terra ricoperta (collina artificiale) di forma rotonda, quadrata o dalla caratteristica sagoma a “buco di serratura”. I più grandi di essi risalgono al IV – V secolo e sono situati nella regione  di Yamato (attorno a Kyoto, Osaka e Nara); per le loro dimensioni sono da annoverare tra i monumenti più importanti del mondo. Il più grande kofun è quello conosciuto come tomba dell’imperatore Nintoku, inizio del V secolo: la collina funeraria, alta 35 m. e lunga 500, copre un’estensione di 32 ettari ed è circondata da un triplice fossato. L’esistenza dei kofun testimonia l’elevato grado d’organizzazione che lo stato di Yamato doveva aver raggiunto all’epoca; inoltre il gran numero d’oggetti che sono stati trovati come parte dei corredi funerari costituisce un importante documento sul modo di vivere e sulla produzione artistica del tempo. In particolare sono molto importanti da questo punto di vista gli haniwa, oggetti di terracotta che sono stati trovati a migliaia nelle immediate vicinanze dei kofun e la cui funzione non è chiara. Gli haniwa più antichi sono semplici cilindri di terracotta, ma in epoca posteriore assumono la forma di piccole statue che ritraggono personaggi (guerrieri, sarcedotesse), animali di vario tipo ed oggetti dell’epoca (abitazioni, imbarcazioni, ecc.). Durante il periodo Yamato sono stati molto importanti i contatti con la Corea ed in particolare con i regni di Paekche in Corea (stato alleato e tributario di Yamato) sono stati uno dei canali preferenziali per l’importazione in Giappone della cultura di altri paesi asiatici e d in particolare della Cina.

Periodo Asuka, l’introduzione del Buddhismo

Il periodo Asuka è caratterizzato dall’assimilazione del buddhismo e dalla cultura cinese (lettere, arti, musica) e dall’adozione sistematica del modello di Stato e dell’ordinamento legislativo della Cina. Il periodo prende il nome dalla valle di Asuka (poco a nord dell’attuale città di Nara) in cui venivano costruiti i palazzi imperiali; infatti, in questo periodo la residenza imperiale veniva abbandonata e ricostruita alla morte di ogni imperatore a causa della credenza shintoista secondo la quale un luogo è reso impuro dalla morte di chi vi abita. Secondo il Nihon Shoki il buddhismo fu introdotto ufficialmente in Giappone nel 552 quando Sangmyong, re di Paekche, inviò un’ambasceria all’imperatore Yamato per chiedere aiuto militare contro i regni di Shilla e Koguryo; l’ambasceria era accompagnata da alcuni doni tra cui una statua del Buddha e le copie di alcuni sutra e da una lettera che magnificava le “innumerevoli benedizioni e fortune “arrecate da questa nuova dottrina giunta dall’India. Oltre che a motivi di ordine religioso, l’introduzione del buddhismo in Giappone fu certamente legata ad un tentativo di rafforzare il potere imperiale nei confronti delle famiglie che detenevano ereditariamente le cariche di dignitari di corte e che condizionavano fortemente le decisioni dell’imperatore. Tali posizioni erano giustificate ideologicamente sulla base dello shintoismo in quanto le cariche più importanti (Omi) erano privilegio delle famiglie che erano ritenute discendere in via collaterale da Amaterasu (e che quindi erano mitologicamente imparentate con la casata imperiale) mentre le cariche minori (Muraji) erano detenute dalle famiglie discendenti da kami meno importanti. Perciò il buddhismo fu lungamente avversato dai clan Muraji come i Nakatomi (incaricati del culto shintoista) e i Mononobe (responsabili militari) che temevano che la sua adozione avrebbe diminuito il proprio peso politico, mentre fu appoggiato dai clan Omi e soprattutto dai Soga, che speravano di accrescere in tal modo la propria influenza sull’imperatore. La lotta tra le due fazioni durò circa 50 anni e sfociò in una sanguinosa guerra civile: finalmente nel 587 i Soga sconfissero definitivamente i Mononobe (battaglia del monte Shigi) e conquistarono il potere; Soga no Umako fece uccidere l’imperatore regnante e fece salire al trono sua nipote Suiko, assumendo egli stesso la carica di primo ministro. L’importante carica di reggente dell’Imperatrice Suiko fu affidata al nipote di lei, principe Umayado, soprannominato Shotoku Taishi (Principe Santo e Virtuoso) (572-622): fervente buddista, egli diede un forte impulso alla diffusione della nuova religione. In questo periodo il buddhismo fu un fenomeno piuttosto elitario e si diffuse soprattutto nella corte imperiale e tra la nobiltà. Esso non sostituì affatto il culto tradizionale dei kami (shinto[“via” dei kami] o shintoismo) ma si affiancò ad esso: i kami continuarono ad essere venerati assieme alle divinità buddiste (spesso nello stesso tempio) e si sviluppò una forma di sincretismo religioso tipicamente giapponese che in seguito ricevette anche giustificazioni teoriche (di solito interpretando i kami come “manifestazioni locali” o nazionali delle divinità buddiste “universali”).

Periodo Asaka, le grandi riforme Taika

A shotoku Taishi è anche dovuto l’inizio di un processo di modernizzazione dello stato giapponese in gran parte basato sull’introduzione del sistema giuridico ed amministrativo cinese, processo che durerà circa un secolo e si compirà tra notevoli difficoltà e resistenze. Il primo passo in questo senso fu l’adozione del complesso sistema burocratico cinese basato su 12 gradi funzionari (603), seguita nel 604 da una Costituzione in 17 articoli che regola i compiti ed i doveri di tali funzionari ed i loro rapporti con il governo centrale. La Costituzione si apre con una professione di fede buddhista ma in realtà  piuttosto da uno spirito confuciano che basa il benessere della nazione sull’armonia tra le diverse componenti. Al fine di rendere stabili i rapporti con la Cina Shotoku Taishi iniziò la consuetudine di inviare regolarmente ambascerie ufficiali presso la corte Sui (3-4 ambascerie nel periodo 606-614) e dei Tang (19 ambascerie nel periodo 630-838); tali ambascerie avevano principalmente scopi diplomatici e commerciali ma contribuirono anche grandemente alla diffusione della cultura cinese in Giappone in quanto spesso comprendevano anche persone che si fermavano in Cina per studiare il sistema legislativo, le tecniche produttive ed artistiche, letteratura, la religione e filosofia, il sistema di scrittura e l’arte (inclusa la musica) ritornando in patria con le ambascerie successive. Queste persone costituirono di fatto una èlite di intellettuali che erano favorevoli alla politica di riforme e di centralizzazione iniziata da Shotoku Taishi. La politica riformatrice di Shotoku Taishi era appoggiata anche dal Umako, capo del clan dei Soga; però dopo la morte di questi (626) i Soga cambiarono indirizzo, cercando di riporre la propria influenza ai danni dell’autorità imperiale. Nel 643 Soga no Iruka fece addirittura assassinare il principe Yamashiro (figlio di Shotoku Taishi). Il  strapotere di Soga suscitò però la reazione della famiglia imperiale: nel 645 il principe imperiale Naka no Oe si alleò con Kamatari, capo del clan dei Nakatomi avverso ai Soga, ed operò un colpo di stato, uccidendo Soga no Iruka e facendo salire al trono l’imperatore Kotoku. Ciò pose fine al potere dei Soga e pose le basi dell’ascesa della famiglia Nakatomi (il cui nome fu cambiato in Fujiwara, dal nome del possedimento, nei pressi di Nara, concesso a Nakatomi dall’imperatore Tenji nel 669). Il nuovo periodo inaugurato dall’imperatore Kotoku fu battezzato Taika (Grande Cambiamento) e fu segnato da una serie di riforme (riforme Taika, 646) che operarono un’ulteriore burocratizzazione centralizzazione dello Stato. Da un punto di vista politico e amministrativo vennero aboliti gli uji (domini delle famigli nobili) e sostituiti con i kuni (province amministrate da funzionari statali). Tutte le terre furono dichiarate di proprietà dell’imperatore: esse venivano date in concessione per un tempo limitato alle famiglie di contadini, operando una ridistribuzione sulla base del numero di componenti dei nuclei familiari dopo un periodo di 6 anni (che successivamente fu portato a 12 anni). In cambio i contadini dovevano corrispondere ai funzionari imperiali una tassa in  natura sul raccolto (solitamente in riso: la moneta ebbe scarsissima diffusione nel Giappone antico) e prestare la propria opera per corvèe per la realizzazione di opere pubbliche e per il servizio militare obbligatoria. La nobiltà terriera, privata delle terre, fu generalmente inserita nel nuovo sistema acquisendo il rango di funzionario imperiale. A seguito di queste riforme l’imperatore si trovò a disporre di un notevole potere economico e militare (l’esercito imperiale fu particolarmente forte durante il regno dell’imperatore Tenmu, 673-686). Le riforme Taika furono definitivamente confermate dal codice Taiho Ritsu-Ryo (703), che sancisce l’autorità dell’imperatore, le funzioni del Consiglio di Stato e dei Ministri che da esso dipendono e comprende anche un codice amministrativo e penale. Il codice Taiho divise il territorio nazionale in 66 kuni (province), a loro volta divise in gun (distretti) e gruppi di villaggi. Questa triplice serie di riforme (Costituzione in 17 articoli, riforme Taika e codice Taiko Ritsu-Ryo) sancisce la nascita di uno stato moderno e unitario in cui capi dei diversi territori (kuni) perdono ogni potere politico autonomo diventando funzionari dell’imperatore e la vecchia nobiltà terriera si trasforma in nobiltà di corte (kuge). In questo periodo si delinea chiaramente la separazione tra sovranità nominale, attribuita all’imperatore, e potere politico effettivo, esercitato da primi ministri o reggenti e in seguito (in periodo medievale) dallo shogun: questa sarà una caratteristica costante del sistema politico giapponese almeno fino alla Restaurazione Meiji (1868). Il sistema amministrativo adottato ricalca in gran parte modelli cinesi ma conserva un elemento tipicamente giapponese nell’attribuire molta importanza al principio di ereditarietà. Infatti, in Cina il reclutamento dei funzionari avveniva tramite un concorso per esame mentre in Gippone le cariche pubbliche rimasero privilegio dei membri delle famiglie aristocratiche (l’accesso all’Università che poteva preparare i funzionari statali era riservata ai membri delle famiglie nobili). L’autorità stessa dell’imperatore era basata sulla sua discendenza da Amaterasu ed era quindi inalienabile, mentre in Cina il “mandato celeste” affidato alla dinastia imperiale poteva essere revocato se questa si dimostrava indegna del proprio compito nei riguardi della nazione; tale principio confuciano, che in pratica legittimava la ribellione del popolo ad un imperatore ingiusto, non fu mai accettato in Giappone. Per quanto riguarda la successione imperiale, la regola adottata in Giappone prendeva che l’imperatore scegliesse il proprio successore all’interno della famiglia imperiale ma non imponeva che esso fosse il figlio primogenito (poteva essere anche un figlio minore, un fratello o un nipote); poiché in pratica in tale scelta l’imperatore doveva tenere conto anche delle pressioni delle famiglie nobili più influenti, tale scelta è stata spesso la causa di accese lotte.

Periodo Asuka, la guerra di Corea

Durante il periodo Asuka il Giappone intervenne militarmente in Corea per proteggere lo stato Paekche contro l’aggressione di Shilla (alleato con la Cina Tang). La spedizione si concluse però con una disfatta totale: nel 663 la flotta giapponese fu sconfitta nella battaglia navale di Hakusukinoe: il Giappone perse 170 navi e 27.000 uomini e si ritirò definitivamente dalla Corea rinunciando per molti secoli ad ogni mira espansionistica verso il continente. In seguito a questa sconfitta ed alla conquista dello stato di Paekche da parte di Shilla si verificò un intenso flusso immigratorio di esuli coreani che introdurranno in Giappone molti elementi della cultura continentale. 

Periodo Nara 710- 784.

Cronologia schematica

708 – 712   Costruzione della capitale Nara (Heijiokyo).

710 – 784   Sei scuole filosofiche di buddhismo; interazione di queste tradizioni.

752   Consacrazione del “grande Buddha” Daibutsu nel tempio Todaiji a Nara, tuttora l’antica costruzione in legno del mondo in essere.

781 – 806   Periodo  di  regno  dell’imperatore  Kammu: richiamato  in  vita  il  codice Taiho.

Periodo Nara 710-794

Una volta saldamente installato al potere, il clan “imperiale” fu costretto a cercare al di fuori i principi politici e morali che giustificassero la sua preponderanza politica e le istituzioni che gli consentissero di instaurare nell’arcipelago un’embrionale amministrazione. A tale duplice scopo si attinse ai classici confuciani e ai sutra (libri canonici) buddisti; nello stesso tempo furono prese a modello le istituzioni cinesi. Durante sei secoli, periodo in cui veniva introdotto il buddhismo, si compì nell’arcipelago una rivoluzione culturale, politica ed economica, che inserì il Giappone nella sfera di influenza cinese. Il capo del clan alleati al clan imperiale si convertì al buddhismo e assume il titolo cinese di imperatore (tenno): l’antica aristocrazia dei clan alleati al clan imperiale non rinnegò la sua origine “divina”, ma rafforzò il suo potere sacrale attraverso i concetti di realtà e responsabilità derivati dal confucianesimo cinese. L’epoca di Nara, così chiamata dal nome della prima capitale fissa, Nara (costruita nel 710), fu caratterizzata dall’assimilazione della cultura cinese (introduzione della scrittura ideografica, redazione di cronache nazionali (Nihongi) e di un codice di leggi (Taiho), riforma agraria). Durante il periodo Nara il buddhismo ha una grande diffusione negli ambienti aristocratici e nella corte imperiale ed acquista anche una straordinaria influenza politica. Da un punto di vista politico ed amministrativo viene continuata la linea di imitazione del modello cinese iniziata dalle grandi riforme del periodo Asuka, anche se questa comincia a mostrare i segni della crisi che si svilupperà pienamente durante il successivo periodo Heian. La cerimonia di apertura degli occhi del Grande Bubbha del Todaiji (752). Il moso biwa.

La prima capitale stabile.

Il grande sviluppo della burocrazia statale che era avvenuto durante il periodo Asuka a seguito dell’adozione di un’organizzazione amministrativa basata sul modello cinese rendeva ormai impossibile continuare la pratica tradizionale di ricostruzione il palazzo imperiale alla morte do ogni imperatore. Perciò già alla fine del periodo Asuka era stata creata la prima capitale stabile (Fujiwara-kyo), che era stata utilizzata nel periodo 694 – 710. Proseguendo in questa direzione all’inizio dell’VII secolo fu deciso di costruire una nuova grande capitale che rispondesse alle esigenze della corte e che nello stesso tempo con la sua ricchezza ed estensione fosse segno visibile del potere imperiale. La nuova città, battezzata Heijo-kyo (in seguito assumerà in nome di Nara), fu progettata sul modello della capitale della Cina Tang, Chang’an (attuale Xian), che era una delle città più fiorenti, cosmopolite e ricche del mondo di allora (contando circa due milioni di abitanti).

Mappa della città di Nara nell’VIII secolo.

Similmente a Chang’an, Nara fu costruita sulla base di una pianta rettangolare, solcata da un reticolo di strade ortogonali in direzione nord-sud ed est-ovest che la dividevano in isolati di dimensioni uniformi. Il palazzo imperiale si trovava al centro della zona settentrionale in modo che il suo ingresso principale fosse rivolto a sud (direzione considerata propizia secondo la geomanzia cinese). I quartieri immediatamente a sud del palazzo imperiale erano occupati dalle residenze dalla nobiltà di corte: ancora più a sud si trovavano le zone più popolari, abitate da artigiani e mercanti. La città divenne residenza imperiale a partire dal 710 ed ebbe un rapido sviluppo (verso la metà dell’VIII secolo contava circa 200.000 abitanti).

Lo sviluppo del buddhismo.

Durante il periodo Nara la corte imperiale non solo appoggio il buddhismo  ma arrivò a considerarlo quasi una religione di Stato (pur non abbandonando lo shintoismo) e ben presto Nara si popolò di una cinquantina di templi buddisti, appartenenti alle cosiddette “sei sette di Nara”: joijitsu, Sanron, Hosso, Kusha, Kegon e Ritsu. In particolare la setta Kegon ebbe un forte sostegno dalla corte imperiale. Il maggior impulso alla diffusione del buddhismo fu dato dall’Imperatore Shomu (che regnò dal 724 al 749) che fece costruire in ogni provincia del Giappone un “tempio provinciale” (kokubunji) ed un “convento provinciale di monache” (kokubunniji): come tempio principale di questa rete egli fece edificare a Nara il Todaiji (Grande Tempio Orientale), dove venivano istruiti ed ordinati tutti i monaci che poi sarebbero stati destinati agli altri templi provinciali.

La statua del Grande Buddha (sopra) e la scala che ospita (sotto)Todaiji di Nara

La costruzione del Todaiji (terminata nel 752) fu un’impresa ciclopica: la sala principale de tempio (Daibutsuden) conteneva una statua di bronzo del Buddha Vairochana (il Buddha Signore dell’Universo) alta 18 m. e del peso di 450 tonnellate. La sala stessa (alta 48 metri) è il più grande edificio in legno mai costruito (la sala e la statua attualmente esistenti sono state ricostruite in poca successiva su scala minore, dopo che gli originali sono stati distrutti da un incendio). In breve il potere politico del clero buddista divenne così forte da suscitare le preoccupazioni delle famiglie nobili (e in particolare dalla famiglia Fujiwara) che temevano di veder indebolita la propria influenza sull’imperatore. Significativo contrasto fu l’episodio del monaco Dokyo che riuscì ad entrare nelle grazie dell’ex-imperatrice Koken (che aveva regnato dal 749 al 758). Dokyo si fece nominare Primo Ministro, poi Hoo ( titolo che designava gli ex-imperatori ritirati in convento) e si preparava a succedere a Shotoku sul trono imperiale, la morte dell’Imperatrice pose fine alle sue ambizioni ed egli fu mandato in esilio (770). Da quel momento gli imperatori e la corte cercarono (pur senza troppo successo) di ridimensionare il potere politico dei monasteri buddisti.

Periodo Heian.

Cronologia schematica

794 – 1185   Periodo Heian:

vengono fondate le sette buddiste di Shingon e Tendai che  domineranno il  periodo  Heian.  Lo  shinto  accresce  la  propria  organizzazione.

805   Introduzione della scuola Tendai.

806   Introduzione della scuola Shingon.

838   Dodicesima e ultima ambasceria in Cina.

866 – 1160   Periodo Fujiwara

995 – 1027   Posizione di supremazia di Fujiwara-no Michinaga.

1002 – 1019  Redazione della storia del principe Genji. (Genji monogatori). Di Murasaki Shikibu.

1086 – 1129   Shirakawa  introduce  il  costume  dell’esercito  del potere attraverso gli ex-imperatori (insei).

1159 – 1160   Conflitto Hogen: Taira-no-Kiyomori ha il sopravento con le armi.

1175   Fondazione della setta della Terra Pura (Iodo) a opera di Honen Shonin (1133 - 1212).

1180 – 1185   Guerra tra i Minamoto e i Taira (guerra genpei).

Periodo Heian (794 – 1185).

Nel 794 con il trasferimento della capitale a kyoto si aprì la cosiddetta “epoca Heian” (antico nome di Kyoto) che durò fino al 1185. Questo periodo fu contrassegnato dalla graduale perdita di influenza del clan Fujiwara, i cui capi avevano esercitato dall’866 all’882 funzioni di reggenti; sul piano religioso si assistette alla trasformazione del buddhismo che si “giapponesizzò” e compenetrò sempre più la vita nazionale. D’altra parte una nuova aristocrazia terriera tese a riunire nelle sue mani le terre che le leggi del VII e dell’VIII sec. Modellate su quelle cinesi avevano distribuito tra numerosi piccoli coltivatori. La nuova classe aristocratica beneficiava di numerose esenzioni fiscali e aveva un carattere militare ben marcato: i suoi membri guerreggiavano continuamente tra loro e con gli Ainu, che abitavano nella parte settentrionale di Honshu. Verso il 1150 non restavano in lizza che due grandi famiglie, i Taira e i Minamoto. I Taira divennero abbastanza potenti da estromettere i Fujiwara, dopo di che si scontrarono con i Minamoto, dando inizio a un periodo si aspre lotte che costituì l’età aurea della cavalleria giapponese: la battaglia navale di Dan-noura (1185) consacrò il trionfo della casata dei Minamoto. Da un punto di vista politico il periodo Heian può essere diviso in due fasi distinte: una prima fase (periodo Konin, 794 – 866) in cui continua la linea politica di direzione di uno stato centralizzato e burocratico sul modello cinese, iniziata dalle grandi riforme del periodo Asuka e continuata durante il periodo Nara; una seconda fase (periodo Fujiwara, 866 – 1185) in cui il potere centrale si indebolisce progressivamente, nascono domini (shoen) sempre più indipendenti e ci si avvia verso un regime feudale. Verso la fine del periodo Nara l’imperatore decise di spostare la capitale: in un primo tempo (784) la nuova sede scelta è Nagaoka ( a nord di Nara), ma poco dopo il progetto viene modificato e la capitale viene costruita poco più a nord. Similmente a Nara, anche la nuova capitale è costruita sul modello di Chang’an (capitale della Cina Tang) di cui ricalca anche il nome; Heian-kyo cioè “Capitale della pace e della tranquillità” (in cinese Chang’an significa “Lunga pace”). Successivamente la città verrà chiamata semplicemente Kyoto (capitale).

Piani di costruzione delle città di Nagaoka (sotto) e Heian (sopra).

La residenza imperiale viene trasferita a Heian nel 794: tra i motivi del trasferimento pare ci fosse il desiderio di limitare le ingerenze del clero buddista, al quale infatti fu proibito di spostare i tempi da Nara o di aprire sedi distaccate nella nuova capitale. Ciò provocherà la progressiva decadenza delle “sei sette buddiste di Nara”, anche se presto due nuove sette verranno importate dalla Cina ed avranno un grande sviluppo: la setta Tendai e Shingon.

Il fallimento delle riforme

Il periodo Heian è caratterizzato dal progressivo fallimento (almeno dal punto di vista amministrativo e fiscale) del sistema burocratico centralizzato introdotto dalle grandi riforme del periodo Asuka. Fin dall’inizio l’applicazione ridistribuiva di terre coltivate tra i contadini era stata problematica: infatti essa, oltre che andare contro alle abitudini della popolazione, richiedeva una notevole organizzazione da parte dei funzionari che dovevano mantenere aggiornato il censimento delle famiglie ed effettuare la ripartizione. Per tale motivo questo sistema fu adottato solo nelle province vicine alla capitale (probabilmente non venne adottato nelle province periferiche) ed incontrò crescenti difficoltà, per cui venne applicato sempre più saltuariamente ed alla fine fu abbandonato. L’ultima ridistribuzione di terre fu effettuata nel 844: dopo tale anno i terreni, pur rimanendo nominalmente di proprietà statale, di fatto ritornarono nelle mani dei privati. Parallelamente potenti famiglie nobili, templi buddisti e santuari shintoisti andavano accumulando grandi appezzamenti di terreno privato (shien). Il nucleo di tali possedimenti derivava da concessioni effettuate dagli imperatori per ottenere il favore delle famiglie e dei templi più potenti. Inoltre per incentivare la bonifica di nuove terre e l’espansione del territorio nazionale verso nord-est (a spese degli Ainu) era stata introdotta la regola per cui i territori vergini bonificati non fossero sottoposti alla periodica ridistribuzione di terre ma rimanessero nelle mani di chi li aveva dissodati; naturalmente imprese del genere erano al di fuori dalla portata dei singoli contadini e potevano essere effettuate solo da gruppi potenti. Progressivamente molti di questi Shoen andavano acquisendo privilegi particolari con l’esenzione dal pagamento delle tasse (originariamente concessa ai possedimenti dei membri della famiglia imperiale, degli alti funzionari di corte e dei templi) o addirittura il privilegio dell’extraterritorialità (per cui i funzionari statali non potevano entrarvi). D’altra parte gli shoen si ingrandivano anche per l’afflusso di contadini e piccoli proprietari che fuggivano dai possedimenti statali (soggetti a tasse gravose ed all’obbligo di corvées e del servizio di leva) e cercavano protezione in cambio del proprio servizio. L’effetto di questi cambiamenti fu che gli introiti del governo centrale si ridussero sempre più ed esso non fu più in grado di mantenere il sistema di coscrizione obbligatoria: già dalla fine dell’VII secolo la leva militare fu abolita e venne introdotto un esercito formato da volontari. Nello stesso tempo molti degli shoen più potenti si andavano dotando di eserciti privati con lo scopo di difendersi dagli attacchi dei vicini, dei briganti e dei pirati e di estendere il proprio potere. Questo fenomeno fu particolarmente rilevante nelle zone periferiche dello stato dove l’esercito imperiale non arrivava a mantenere l’ordine ed in particolare nella regione del Kanto (ad est di Kyoto), che allora costituiva il confine dello stato verso le regioni occupate dai “barbari” (Ainu). A partire dall’inizio del periodo Heian ci fu un intensificarsi dei tentativi d’espansione dello stato giapponese in direzione nord-est attraverso una serie di campagne militari contro gli Ainu, che a quell’epoca costituivano ancora una notevole potenza militare ed occupavano i territori ad est del Kanto (la regione dove attualmente si trova Tokyo) e lo Hokkaido. Nel 789 una spedizione di Yamato composta da 50.000 uomini fu ripetutamente sconfitta dagli Ainu, che saranno definitivamente debellati solo nel 876 da Fujiwara Yasunori. In definitiva si può dire che per tutto il periodo Heian lo stato centrale (corte imperiale) si è andato progressivamente indebolendo mentre nelle province periferiche si andavano formando nuovi centri di potere sia economico che militare e si andava costituendo una nuova classe: la classe dei guerrieri ( bushi o samurai) e dell’aristocrazia militare ad essa collegata. Inizialmente la corte imperiale cercò di rimanere padrona della situazione concedendo benefici e assicurandosi i servigi di una parte delle famiglie più potenti per proteggersi dalle ambizioni delle altre ( in pratica usando il metodo del divide et impera), ma alla fine questo stesso sistema le si ritorse contro, perché essa si trovò a dipendere sempre più dall’aiuto di tali famiglie senza avere possibilità di controllarle.

L’ascesa dei Fujiwara

A partire dal IX secolo la corte imperiale si richiude sempre di più in se stessa allontanandosi dalla situazione e dai problemi del paese; la nobiltà (kuge) vive rinchiusa nel palazzo imperiale o nei quartieri nobili di Heian, dividendo il proprio tempo tra intrighi di palazzo e raffinati esercizi artistici (soprattutto poesia e musica). La corruzione domina e gli imperatori perdono sempre più autorità e potere: di solito abdicano dopo un breve periodo di regno per non essere più sottoposti a pressioni da parte delle famiglie più potenti e per potersi a loro volta dedicare ai giochi di potere. Anche i contatti con la Cina si affievoliscono e poi s’interrompono del tutto (l’ultima ambasceria in Cina è dell’anno 838); a questo contribuì certamente il fatto che durante il IX secolo la dinastia Tang attraversava un periodo di profonda crisi che porterà presto alla sua caduta (907). Durante il IX secolo la famiglia Fujiwara ( i discendenti del clan Nakatomi che nel VII secolo avevano liquidato il potere dei Soga ed appoggiato la riforma Taika) divenne così potente da controllare completamente l’operato degli imperatori (tanto che il periodo 866 – 1185 è chiamato periodo Fujiwara). Questo obiettivo fu raggiunto soprattutto attraverso un’oculata “politica matrimoniale”, cioè costringendo l’imperatore a prendere come mogli le figlie dei personaggi più importanti della famiglia Fujiwara: in questo modo i principi imperiali ed i futuri imperatori erano parenti (nipoti) di Fujiwara e potevano facilmente essere influenzati da essi. Il potere dei Fujiwara fu ulteriormente accresciuto da un colpo di stato incruento effettuato da Fujiwara Yoshifusa, che nel 858 riuscì a far salire sul trono imperiale un nipote di 9 anni proclamandosene reggente (sesso) e non abbandonando tale carica neppure quando l’imperatore ebbe raggiunto la maggiore età. Il suo successore come capo del clan Fujiwara, Mototsune, legalizzò tale prassi istituendo la carica di Kwanpaku (reggente di un imperatore maggiorenne), carica che Fujiwara detennero ininterrottamente per due secoli, avendo quindi pieno controllo sull’operato dell’imperatore. L’apice del potere dei Fujiwara si ebbe attorno l’anno 1000 con Fujiwara Michinaga; questo periodo fu contemporaneamente l’apice del rammollimento ma anche della raffinatezza della vita di corte, gli anni in cui nacquero letterari come il Genji monogatari ed il Matura no soshi.

Il declino dei Fuiwara.

Il poter dei Fujiwara si fondava non solo sulla diplomazia ma anche su una potenza economica e militare che era basata sul possesso di grandi Shoen; a poco a poco però essi furono sempre più invischiati negli intrighi di corte e persero progressivamente il contatto con i propri possedimenti, affidati a rami cadetti della famiglia non sempre solidali con i capiclan di Heian. Contemporaneamente nella provincia si stavano affermando nuovi clan come i Taira ed i Manamoto. Queste famiglie erano nate come rami cadetti della famiglia imperiale, cioè erano formate dai secondogeniti degli imperatori a cui veniva cambiato cognome al fine di escluderli dalla successione dinastica ed a cui venivano assegnati possedimenti nelle province, per questo motivo erano animate da sentimenti di rivalsa nei confronti della corte di Heian. Nella seconda metà del periodo Heian queste famiglie vennero a possedere una notevole potenza economica e militare e cominciarono a ribellarsi. In molti casi la corte imperiale ed i Fujiwara per domare queste rivolte dovevano fare ricorso all’aiuto militare d’altre famiglie, con cui quindi contraevano crescenti debiti. Nell’ultima parte del periodo Heian il potere fu minato anche dalla creazione dell’istituzione dell’insei (governo claustrale). Già dall’inizio del periodo Heian gli imperatori avevano preso l’abitudine di ritirarsi in un convento buddista dopo aver abdicato: dato il potere detenuto dai monasteri, questa era una posizione molto favorevole per sottrarsi agli intrighi di corte pur continuando ad esercitare una forte influenza sugli ambienti politici. Nel 1086 questa consuetudine fu formalizzata istituendo l’insei, un vero e proprio governo presieduto dall’imperatore abdicatario, con una sua corte, i suoi ministri ed i suoi decreti. Per un periodo di circa settantanni quest’istituzione protesse importanti shoen ed ebbe un potere maggiore di quello della corte imperiale. A lungo andare però le continue lotte tra imperatore regnante ed imperatore abdicatario finirono per accrescere il potere delle famiglie Taira e Minamoto, che venivano ripetutamente chiamate in causa a sostegno dell’uno o dell’altro.  

La dittatura Taira e la guerra Genpei.

Nel 1156 l’imperatore regnante Go-Shitakawa sconfisse l’imperatore abdicatario Sotoku, ponendo fine all’istituto dell’insei; la vittoria fu riportata grazie all’appoggio militare delle famiglie Taira e Minamoto. In seguito a questo aiuto Taira Kiyomori ricevette alte cariche nella corte imperiale divenendo Primo Ministro ed esercitando per 25 anni un controllo completo sull’imperatore, grazie anche alla sua spregiudicatezza per cui non esitava a far eliminare i propri avversari. Tra l’altro egli adottò la stessa “politica matrimoniale” che era stata usata dai Fujiwara, dando una propria figlia come sposa all’imperatore. Il periodo 1160 – 1185 è chiamato anche periodo Rokuhara (dalla residenza di Kiyomori a Heian). Alla vittoria su Sotoku aveva contribuito anche Minamoto Yoshitomo, il quale però era stato ripagato con benefici molto inferiori: perciò nel 1160 si ribellò all’imperatore, ma venne sconfitto ed ucciso da Taira Kiyomori (questa guerra è nota con il nome di conflitto Hogen). Kiyomori rimase affascinato dalla sposa di Yoshitomo e la prese come propria concubina, risparmiando la vita ai figli di Yoshitomo ancora ragazzi (Yoritomo e Yoshitsune) e limitandosi ad esiliarli nella regione di Izu. Questa debolezza gli fu fatale in quanto Yoritomo e Yoshitsune si allearono con potenti famiglie della provincia (inclusi molti Taira che erano stanchi della dittatura di Kiyomori); nel 1180 essi stabilirono un quartier generale a Kamakura nel Kanto (a sud dell’odierna Tokyo) e da li mossero guerra a Kiyomori. Il conflitto (guerra Genpei) durò cinque anni e, grazie all’abilità diplomatica di Yoritomo ed alla grande capacità come condottiero di Yashitsune, si concluse con la totale sconfitta dei Taira. Nella battaglia navale di Dan no Ura l’esercito  Taira fu sbaragliato e persero la vita tutti i capi famiglia (Kiyomori era già morto nel 1181); morì annegato anche l’imperatore Anotoku (nipote di Kiyomori, che allora aveva solo sette anni). La guerra Genpei segna un punto di svolta nella storia del Giappone. Essa costruisce lo scontro finale tra due mondi antitetici – il mondo raffinato e corrotto degli aristocratici della corte di Heian ed il mondo rude ed eroico delle famiglie di guerrieri della provincia – uno scontro che segna la fine del primo mondo e l’inizio dell’epoca medioevale. Essa rappresentata anche una delle principali pagine epiche giapponesi e verrà ripresa innumerevoli volte nella letteratura e nel teatro delle epoche successive. La più importante di queste opere è lo Heike monogatari, una raccolta di racconti che venivano declamati con l’accompagnamento del biwa da monaci itineranti (biwa hoshi) e che inizialmente venivano tramandati oralmente (in seguito furono raccolti per iscritto nell’opera che è giunta fino a noi).

Le nuove sette buddiste

Durante il periodo Heian le tradizionali “sei sette di Nara” perdono importanza, mentre vengono importate dalla Cina due nuove sette (la setta Tendai e la setta Shingon). Nella seconda parte del periodo Heian diminuisce l’influenza del buddhismo sulla nobiltà di corte, mentre esso comincia a diffondersi anche tra i guerrieri della provincia e tra la gente comune. In questo periodo e per tutto il periodo medioevale i monasteri buddisti avranno un importante ruolo di presentazione e diffusione della cultura e della civiltà, di promozione del progresso tecnico (lavorazione della ceramica, metodi di coltivazione e d irrigazione) e di assistenza alla popolazione, ruolo che si può in qualche modo paragonare a quello dei monasteri benedettini nell’Europa dell’alto medioevo. Inoltre essi erano spesso proprietari di fiorenti shoen ed andarono acquisendo una notevole potenza economica e militare.

  La setta Tendai

Il fondatore della setta Tendai è il monaco Saicho (767 – 822); egli si era recato in Cina con l’ambasceria dell’anno 804 e vi aveva studiato la religione buddhista alla scuola fondata da Zhiyi (538 – 597), che si basava soprattutto sulla dottrina della diffusione della natura del Buddha in tutto l’universo contenuta nel Sutra del Loto. Al suo ritorno in Giappone nell’805 Saicho aveva fondato il monastero Enryakuji sul monte Hiei (poco a nord di Heian) come centro di formazione dei monaci. La setta Tendai propugnava sia la pratica della meditazione che l’attività intellettuale e filosofica (soprattutto attraverso lo studio dei testi classici) e le pratiche esoteriche. Era inoltre caratterizzata da un forte impegno sociale e politico. Negli intendimenti di Saichò la setta doveva avere un ruolo di protezione e di guida spirituale della nazione. Per questo i monaci della setta furono spesso impegnati in opere d’utilità pubblica o svolsero il ruolo di funzionari statali.

La setta Shingon

La setta Shingon fu fondata dal monaco Kukai (774 - 835), che si era recato in Cina nell’804 con la stessa ambasceria di Saicho ma aveva studiato spesso Huiguo (746 – 805) che lo aveva nominato suo successore. La setta Shingon aveva un’impronta fortemente esoterica e dava una grande importanza a riti basati sull’uso di mandala (immagini che rappresentano in forma simbolica la dottrina buddhista, come il mandala Taizokai o del Mondo-Matrice e il mandala Kongokai e del Mondo-Diamante), mudra (gesti simbolici delle mani) e mantra (invocazioni). Nell’816 Kukai fondò il monastero Kongobuji sul Koyasan (monte Koya) in una regione selvaggia a sud-ovest di Nara. Kukai fu anche un uomo dalla vasta cultura (poeta, letterato e grande calligrafo) ed esercitò una grande influenza sulla corte ed il particolare sull’Imperatore Saga (che regnò dall’809 all’823) che gli conferì importanti incarichi nel Todaiji.

Periodi Kamakura.

Cronologia schematica

1185 – 1333   Periodo Kamakura, vengono fondate le sette buddiste della Pura Terra di Nichiren  e Zen che  domineranno  il periodo Kamakura; sviluppo di uno Shinto medioevale altamente eclettico. Completa fusione di  queste tradizioni.

1192    A Yoritomo viene conferito il titolo si Shogun.

1205    Hojo-no-Torimasa diventa Shikken (reggente per lo Shogun).

1232     Il  codice  Joei  (Joei-shikimoku),  il  Codice  del  periodo  Kmakura  è promulgato dagli Hojo.

1270 – 1281   Invasioni mongole.

1334   Restaurazione Kemmu sotto Go Daigo.

1333 – 1600   Definizione  di  sette  e  linee  confessionali;  introduzione  del cristianesimo (XVI secolo).

Periodo Kamakura

Dopo la sua vittoria sui Taira, Yoritomo, capo del Clan Minamoto, si proclamò (1192) generalissimo (shogun) creando così una nuova istituzione, lo shogunato, destinata a durare fino al 1867. Egli elesse a capitale la città di Kamakura, 20 km. A sud di Yokohama, e dopo aver ripartito le province tra i suoi compagni d’armi instaurò una vera dittatura. Il sorgere di questo regime non provocò tuttavia la fine del regime imperiale e lo shogunato si incorporò nelle strutture preesistenti. L’imperatore, la sua corte, i suoi ministri continuarono a risiedere a Kyoto, ma la machina imperiale girava ormai a vuoto. Nell’epoca Kamakura (1192 – 1333) si produsse un nuovo frazionamento del potere, questa volta a spese del regime shogunale. Dopo la morte di Yoritomo (1199) i suoi vicari (shikken), del clan Hojo, eliminarono definitivamente i Minamoto, poi si arrogarono il diritto di esercitare il potere derivato, dicevano i nuovi shogun, direttamente da Yoritomo, gli usurpatori Hojo seppero conservare il potere per oltre un secolo (1200 – 1333), che fu un periodo tra i più prosperi della storia giapponese: grazie all’energia di uno di essi, Tokimune, il Giappone riuscì a conservare la sua indipendenza minacciata da due tentativi di invasione mongola nel 1274 e nel 1281.

Periodo Ashikaga – Muromachi (1338 – 1573).

Cronologia schematica

1368 – 1394   Yoshimitsu terzo Shogun (1358 – 1408).

1449 – 1473   Yoshimasa ottavo Shogun (morto 1490).

1467 – 1477   Guerra onin.

1542 o 1453   I Portoghesi a Tanegashima primi contatti commerciali; introduzione di armi da fuoco occidentali.

1545 – 1563   Continue  scorrerie di pirati-mercanti Giapponesi sulle coste della Cina. Hakata, Sakai e Dirado emergono come centri commerciali per rapporti con Sud-Est asiatico e il contrabbando con la Cina.

1549    Il gesuita Francesco Saverio (1506 – 1552) entra in Giappone.

1557   Stazione commerciale portoghese a Macao.

Periodo Muromachi Ashikaga.

L’enorme sforzo finanziario compiuto nel corso della guerra contro i Mongoli (si erano dovute fortificare le coste dell’arcipelago) aveva rovinato le finanze shogunali, mentre i grandi daimyo (signori feudali) del sud-est manifestavano velleità di indipendenza. La crisi fu risolta nel 1338 da un uomo nuovo, Ashikaga Takauji, che si installò a Kyoto e si proclamò shogun, iniziando il periodo detto Muromachi (1338 – 1573). Come già i Minamoto, gli Ashikaga si rivelarono incapaci di dare un governo al Giappone, preda dei dissensi provocati dalla crescente potenza dei grandi daimyo e dei monasteri buddisti che disponevano di veri eserciti. La loro autorità fu inoltre gravemente compromessa fin dagli inizi da uno scisma dinastico: Daigo II (Go-Daigo), il legittimo imperatore che aveva privato Takauji del potere, si rifugiò nella fortezza di Yoshino, a sud di Kyoto, di dove poteva mantenere la sua influenza sulle grandi famiglie guerriere, mentre un imperatore rivale, tenuto sotto la stretta sorveglianza degli Ashikaga, teneva corte a Kyoto. Due altri fatti importanti caratterizzarono questo periodo Muromachi: da una parte, lo sviluppo di un ceto di mercati all’ingrosso, di cambiavalute, di usurai, di trasportatori, che costituì il primo nucleo di una borghesia urbana: dall’altra, i rapporti commerciali con il continente, interrotti dopo i primi fruttuosi contatti del VII sec., ripresero con vigore nei sec. XV e XVI, mentre i primi Occidentali, commercianti e missionari portoghesi e spagnoli, sbarcavano nell’arcipelago a partire 1542. i Giapponesi accolsero dapprima con molto favore il cristianesimo (agli inizi del XVII sec. Si calcola che i cristiani fra la popolazione ammontassero a circa 300.000), come pure le armi da fuoco e la tecnica militare europee. 

Periodo Azuchi – Momoyama (1568 – 1600) o Shokuho.

Verso la metà del XVI sec. Il potere detenuto dalla famiglia Ashikaga si era fortemente indebolito. In questo quadro di debolezza del potere centrale, tre guerrieri di modesta origine unificarono il Giappone facendolo entrare in una nuova fase storica: Oda Nobunaga, che sottomise le province del centro e depose Yoshiaki Ashikaga che fu l’ultimo shogun della casata nel 1573. Toyotomi Hideyoshi, figlio di contadini che, raggiunto il potere, completò l’opera di accertamento iniziata da Nobunaga, ma trascinò l’esercito nipponico nella disastrosa avventura di Corea (1598). Fu però; Iyeyasu, della famiglia Tokugawa, ad unificare definitivamente il Giappone, schiacciando i daimyo dissidenti nella battaglia di Sekigahara (1600) e che, proclamandosi shogun, fondò una casata destinata a governare il Giappone per due secoli e mezzo fino all’inizio dell’era Meji.

Cronologia schematica

1568     Inizia la fase  finale della centralizzazione politico-militare: Nobunaga Oda (1534 – 1582) si impone come il più  forte tra i daimyo, conquistando Kyoto e sottomettendo al   proprio   volere   tanto l’imperatore quando lo “shogun”.

1569    La città libera di Sakai si pone sotto la protezione di Nobunaga.

157    Fondazione   di   Nagasaki   da   parte   di  un   daimyo  convertito   al  cristianesimo.    Il porto diviene rapidamente il maggior centro commerciale per i rapporti con Macao portoghese e nove anni più tardi passa sotto l’amministrazione dei missionari-mercanti gesuiti.

1571– 1576  Si diffonde la pratica del casato dei terreni e si cominciano a disarmare i contadini.

1571– 1580   Nobunaga  Oda  distrugge  buona  parte delle fortezze monastiche delle sette  religiose  infliggendo  un  colpo  decisivo  al potere temporale del monaci Buddisti.

1574     Tentativo,  che  si  ripeterà  nel  1582, da parte di una flotta pirata cino – giapponese di occupare le Filippine spagnole.

1576 – 1579   Nobunaga  Oda  costruisce  il castello  di Azuchi  (presso  il lago Biwa), prima  residenza  fortificata costruita in funzione dell’uso delle armi da fuoco. Gli eserciti  sono  ormai “professionali” e vi prevale decisamente la massa della fanteria.

1582    Assassinio  de  Nobunaga  Oda, lo  sostituisce  nel  dominio di fatto sul paese,  nel 1584 Hideyoshi Toyotomi (1536 – 1598)  il maggiore dei suoi generali e grosso feudatario.

1585     Inizia un integrale censimento catastale dell’intera nazione accompagnato da un nuovo sistema fiscale e dell’estensione progressiva tutte le campagne di nuovi rapporti giuridici sulla conduzione della terra.

1586     Toyotomi Hideyoshi costruisce il castello di Osaka.

1585 – 1590   I gruppi  di feudatari  dell’isole  di Shikoku e Kyushu e del kanto che si erano   mantenuti relativamente autonomi rispetto al potere di Hideyoshi, inclusi alcuni daimyo  cristiani, vengono sottomessi con la forza.  Tra i principali alleati di  Hideyoshi   Toyotomi   si   afferma decisamente  Ieyasu  Tokugawa  (1542 – 1616),  cui  viene  assegnato, in fase   di   distribuzione   delle  terre   dei   venti,   il  feudo   maggiore, comprende buona parte del Kanto.

1587     I gesuiti sono estromessi dal controllo di Nagasaki che passa alle dipendenze del governo di Hideyoshi Toyotomi. Primi ostacoli al Cristianesimo.

1587 – 1890   Lotta  alla  pirateria e imposizione di controlli governativi (licenze) alle navi giapponesi impegnante nei commerci con l’estero.

1588     Confisca su tutto il territorio delle  armi in  possesso dei  non samurai, particolarmente dei contadini.

1589     Editto sulla divisione rigoroso del popolo in quattro classi (samurai, contadini, artigiani, mercanti).

1590      Si delinea una forma amministrativa unica all’interno degli “han” modellata sull’esempio del governo di Hideyoshi. Le città fortezze, centri politici ed economici degli “han” sostituiscono gradualmente i castelli e le rocche fortificate. Hideyoshi è signore assoluto del Giappone.

1592- 1598    Invasione  della  Corea  (cui  non  partecipano le forze di molti daimyo, tra  cui  quelle  di Ieyasu  Tokugawa ),  con  scontri  diretti  con  i  cinesi intervenuti  in  difesa  dello  stato  “vassallo”.  I giapponesi superano lo Yalu, entrando in Manciuria  ma  vengono  sconfitti  ripetutamente  sui mari  e  posti  in  grosse  difficoltà   dall’insurrezione   delle   campagne coreane. Il corpo Giapponese si ritira alla morte di Hideyoshi.

1598   Morte  di  Hideyoshi  Toyotomi.  Completamento   del   primo   catasto nazionale: il potenziale produttivo si aggira sui 28 milioni di quintali di cereali.

Periodo Tokugawa (Edo).

HideYoshi Toyotomi, aveva realizzato sul finire del XVI sec. L’unità dell’intero Giappone affidandosi però al solo potere delle armi. Fu Iyeyasu Tokugawa a renderla definitiva dandole un solido fondamento amministrativo e giuridico. Egli si fece conferire dall’imperatore il titolo ereditario di Shogun (1603) e stabilì la sede del suo governo a Edo (l’odierna Tokyo). Ridusse tutti i daimyo sotto il suo controllo attraverso una fitta rete di spie e costringendo i parenti prossimi dei daimyo a vivere alla sua corte quali ostaggi e gli stessi daimyo a risiedervi periodicamente. La stessa corte imperiale fu sottoposta alla sorveglianza costante dei funzionari shogunali delegati a Kyoto. Per  quanto riguarda la politica estera, Iyeyasu e i suoi successori fecero di tutto per isolare il Giappone dal resto del mondo; a partire dal 1624 decreti di espulsione colpirono gli stranieri e solo pochi mercanti cinesi e olandesi confinati nell’isola di Deshima, in prossimità di Nagasaki, furono ammessi a commerciare nel 1640 attraverso funzionari shogunali in veste di intermediari. Fu vietato ai Giapponesi di espatriare sotto pena di morte (1633) e il tonnellaggio delle navi mercantili fu limitato così da rendere impossibile la navigazione oceanica (1637). Naturalmente i primi a soffrire di questa politica furono i missionari e gli indigeni convertiti. Nel 1637 scoppiò nella penisola Shimabara una rivolta tra la popolazione giapponese convertita al cristianesimo che terminò con lo sterminio di 37.000 insorti. Da questo momento il cristianesimo cessò di esistere in Giappone come religione organizzata. L’epoca Tokugawa, culminata nel periodo Genroku (1687-1709), fu caratterizzata dalla rapida ascesa della borghesia cittadina, mentre diminuiva in proporzione l’influenza della vecchia casta dirigente dei daimyo, legata ad un’economia agricola. La situazione dei contadini, che costruivano la principale classe produttiva, restò per tutto questo periodo critico e lo stesso shogun dovette ripetutamente intervenire per domare talune rivolte nelle campagne, assai violente. Nel corso del XIX sec. Si svilupparono le contraddizioni interne che resero possibile la trasformazione del Giappone in uno Stato moderno e l’abolizione del dualismo di imperatore e shogun. A partire dal XVII sec. Si era formato intorno ai potenti capi dei clan meridionali e occidentali un movimento di opinione favorevole alla restaurazione dell’autorità imperiale, e questi capi, d’altra parte, manifestavano un costante interesse per le arti e la tecnologia occidentali. A partire dal 1825 le potenze occidentali esercitarono sul Giappone il loro crescente pressione: esse chiedevano in particolare un trattamento umano per i loro naufraghi, la concessione di stazioni carbonifere nei porti portoghesi e la libertà di operare sul suolo dell’arcipelago per i loro mercanti e per i loro missionari. La prima mossa in questo senso ebbe luogo nel 1853, quando il comandante americano Matthew Perry, violando i divieti, entrò con le sue navi nella baia di Yedo (Tokyo) e l’anno successivo impose al governo dello shogun una convenzione relativa ai naufraghi e l’apertura di due porti per il rifornimento delle navi americane. Nel 1856 giunse a Edo il primo ambasciatore americano, Townsend Harris, che ottenne la firma di un trattato commerciale (29 luglio 1858) sul quale si modellarono nei mesi seguenti analoghi trattati stipulati da Olandesi, Russi, Inglesi e Francesi. Tali trattati aprirono il Giappone alle relazioni politiche, culturali e commerciali con l’Occidente, provocando un’immediata reazione da parte dei nemici del regime shogunale. Questi si abbandonarono, nel nome dell’imperatore, ad una serie d’atti di violenza contro i residenti stranieri (dodici dei quali furono assassinati tra il 1859 e il 1862) e nel 1863 bombardarono le loro navi a Shimonoseki, il che provocò rappresaglie immediate da parte delle potenze. Di fronte ai mezzi militari degli Occidentali, l’impotenza del governo shogunale divenne palese agli occhi dei suoi stessi seguaci: il 9 novembre 1867 Yoshinobu, ultimo degli shogun Tokugawa, si piegò senza tentar di resistere e rimise tutti i poteri all’imperatore Mutsuhito (Meiji) allora quindicenne.

Cronologia schematica:

Periodo Tokugawa (o di Edo)   1600-1868.

1600     Battaglia di Sekigakara tra i principali aspiranti alla “successione” di Hideyoshi.  La  vittoria  di  Ieyasu  Tokugawa  e  dei  suoi alleati (daimyo “fudai” )  gli  assicura  il  pieno  controllo  del  paese.   Tra  gli  sconfitti  a Sekigara  si trovano  alcuni dei principali daimyo “tozama” del Giappone meridionale   come   Shimazu   del   Satsuma   e   Mori   del   Choshu   che guideranno  le  forze  anti - tokugawa   nella   restaurazione  del  1868,  ed alcuni daimyo  convertiti al cristianesimo. Nuova vasta ridistribuzione di feudi a favore dei Tokugawa e dei Fudai.

1600-1605        Massima  espansione  delle  comunità  private  giapponesi (commerciali militari) nel Sud-Est asiatico. Corpi mercenari Giapponesi alle dirette dipendenze dei governanti della Birmania, Siam e Cambogia e della guarnigione portoghese a Malacca. Stazioni commerciali in Tonchino, Annam e Filippine. Falliti tentativi dei Tokugawa di ottenere armi, naviglio moderno, e tecnici minerari dei Spagnoli di Manila. Riforma del sistema monetario con nuove coniazioni per oro, argento e rame.

1603     Ieyasu  Tokugawa   nominato  shogun  dall’imperatore.   Si  intensifica  il processo di concentrazione urbana e d’espulsione dei samurai dalle campagne. Si approfondisce l’opera di riorganizzazione fiscale e amministrativa nelle aree rurali. Il ruolo della casa imperiale diviene assolutamente simbolico.

1609     Gli olandesi costruirono il loro primo stabilimento commerciale a Hirado

1609-1611     Il daimyo di Satsuma stabilisce definitivamente il predominio giapponese sulle Ryukyu (Loochoo).

1614-1615     Assedio  e distribuzione  di Osaka  ove  era rifugiato il figlio di Hideyoshi Toyotomi, Hideyori,  con l’appoggio  di  alcuni  daimyo  ancora  fedeli  ai Toyotomi. Ieyasu  avrebbe  messo  in  campo  quasi  200.000  uomini; tra i 100.000 difensori di  Osaka numerosi i samurai sbandati (ronin). Ulteriore riorganizzazione  dei  feudi  a vantaggio  dei Tokugawa. Osaka assieme a Kyoto, Sakai, Nagasaki, Edo,  ad  alcune principali fortezze, alle maggiori vie di comunicazione, è posta sotto il diretto controllo shogunale.

1615    Prima  emissione  scritta  di  regole  giuridiche  e  morali nei confronti dei feudatari  e  dei  samurai  come  classe  dirigente. Riprende  su vasta scala l’opera  di  rimodellamento  della legislazione e delle pratiche di governo degli han sullo schema dello shogunato.

1616   Morte  di  Ieyasu  Tokugawa.  La situazione  politica  è ormai interamente controllata dai Tokugawa.

1616   Le   navi degli  occidentali  possono  commerciare  solo  con  Hirado  e Nagasaki.  Le  licenze  alle  navi Giapponesi che commerciano con il Sud-est si fanno più rare.

1616-1622   Le pressioni e le ingerenze dei missionari-mercanti spagnoli e portoghesi si  moltiplicano  causando  reazioni  sempre  più  dure  dello  shogunato. Facendo  leva  sul  contenuto  sociale del messaggio cristiano, i missionari Rafforzano  le proprie posizioni diffondendo la nuova fede tra i contadini poveri delle campagne del Giappone.

1620-1625  Osaka si afferma come principale mercato nazionale per la commercializzazione  del  riso  ricevuto  dall’aristocrazia  come  imposta. Oltre  un   centinaio  di  magazzini  sono  già  sorti  in  città  per  la conservazione del cereale.

1624    Nasce  la  prima  compagnia  di  navigazione  per  il  regolare trasporto di merci di lusso e di massa tra Osaka e Edo.

1625    Proibizione  agli  spagnoli  di  risiedere  in  Giappone.  Quest’ultimi,  che possono ancora commerciare continuano ad introdurre clandestinamente missionari dalle Filippine.

1628     Grave  incidente  navale  tra spagnoli e Giapponesi nel golfo del Siam. Lo shogunato  blocca  tutti  i  traffici  con gli occidentali per quattro anni fino ad ottenere soddisfacimento da Manila

1633-1636  Con  una  serie  di  istituzioni  ai  propri funzionari, il governo shogunale vieta  ai  sudditi  giapponesi di recarsi all’estero, di navigare in alto mare, di  costruire  vascelli  oltre  un  certo  tonnellaggio. Viene istituito (1635) il monopolio  governativo per l’acquisto della seta cinese e stabilisce norme per  la residenza  ed i movimenti  dei forestieri. Inizia il concentramento a Deshima (Nagasaki) degli stabilimenti commerciali degli stranieri.

1635-1642    Vengono completate e definite le norme sulle residenza alternata  dei daimyo. L’espansione demografica di Edo assume ritmi altissimi.

1637-1638     Rivolta di Shimabara ( nell’isola di  Kyushu ). Ad un’insurrezione contadina  si  affiancano  numerosi samurai sbandati, soprattutto “ronin” degli ex daimyo cristiani sconfitti a Sekigahara. La repressione è dura.

1638   Espulsione dei mercanti portoghesi dal territorio giapponese.

1639  Divieto perpetuo alla navi portoghesi di attraccare in Giappone. Ulteriori pesantissime misure contro convertiti e missionari.

1640   Un  vascello  portoghese  con  una  missione  diplomatica  della comunità  mercantile  di  Macao  arriva  a  Nagasaki. Delle  settanta persone a bordo cinquantasette  vengono decapitate e tredici rispedite a Macao. Il vascello distrutto.

1641    Si  completa  il  trasferimento  dello stabilimento commerciale a Deshima. Oltre  agli  olandesi,  il  Giappone  rimane  aperto al commercio dei cinesi (via  Nagasaki )  e  dei  coreani  (via  Tsushima ),  sotto  rigide  regole  di monopolio semipubblico.

1642    La   dinamica   delle  forze  di   produzione   in   agricoltura   comincia   a scardinare  l’ordine  Tokugawa, lo  shogunato vieta ai contadini di cedere la terra cui sono perpetuamente legati.

1646     Un   diplomatico   cinese   visita   il   Giappone  per  ottenere  aiuti  contro l’invasione  mancese. La politica di chiusura e di non intervento all’estero è ribadita dai Tokugawa.

1650    Il  “Codice  dei  cento Articoli” ribadisce ed accentua il carattere elitario e chiuso  della  classe  samurai,  con  rigide  norme di comportamento. Alle grosse difficoltà economiche in cui versa gran parte dei guerrieri di rango inferiore  viene  data  una  veste  etica  che  tende  ad idealizzare frugalità e disciplina.

1651-1652   Scoperti a Edo due complotti anti–shogunali preparati da gruppi di “ronin ”.  Il  problema   della  sistemazione  di  vaste  masse  di  guerrieri disoccupati rimane aperto, bande di “ronin” e di “bravi” continueranno a turbare la vita notturna della capitale sino ad almeno il 1686.

1657   Edo  semidistrutta  da  un incendio. L’assistenza pubblica, attuata tramite l’annona  e  i contributi  finanziari, si dimostra efficiente e la ricostruzione procede con grande rapidità.

1658    Nuova  richiesta  cinese  per  un  intervento  giapponese  contro i manciù. Dopo un lungo dibattito lo shogunato rifiuta di impegnarsi.

1662-1670   Le   funzioni  creditizie  e  finanziarie   dei  banchieri  di  Osaka,  inclusi  i rapporti del mercato finanziario con il governo, sono centralizzate sotto il controllo  di  un  organismo  composto  da  dieci banchieri e nominato dal centro.

1664     Su   modello   di   un’istruzione   shogunale    del  1640   tutti  i   daimyo istituiscono  un  tribunale  per il controllo delle sette religiose dissidenti. I templi  buddisti di villaggio compileranno registri della popolazione, con ogni   possibile   informazione   demografica,   confessionale   e   di comportamento.

1670-1680    Il mercato di Osaka porta a pieno sviluppo una lunga serie di moderni strumenti finanziari, monetari, e creditizi. Diffusione dei mezzi di pagamento cartacei,  delle  cambiali,  delle  contrattazioni  a  termine, dell’emissione obbligazionaria, ecc.

1673        Continua  la  concentrazione  dei  diritti  sulle  terre  sulle  mani  di poche famiglie  dominanti nei villaggi. Lo shogunato rinnova le disposizioni del1643 e cerca di porre altri ostacoli legali al fenomeno.

1658-1688  Limiti  quantitativi  al  commercio internazionale per gli olandesi, i cinesi e i coreani. 

Periodo Genroku   1688-1704  

La prosperità e il potere economico della borghesia mercantile e urbana raggiungono il massimo sviluppo nei primi anni di questo periodo e sono accompagnate da forti tensioni inflazionistiche e da frenetiche attività speculative.

1691    Le  trentaquattro maggiori   corporazioni  mercantili  di  Edo  e  di  Osaka entrano  nella  “compagnia”  che  gestisce  i  traffici  marittimi  tra  le due metropoli. Osaka è ormai il mercato per le merci di tutto il paese ed il suo porto  ha  un   movimento  annuo di  parecchie   centinaia  di  migliaia  di tonnellate.

1695    Il  disordine  finanziario   obbliga  lo shogunato  alla   prima  svalutazione della moneta aurea dopo un secolo di stabilità.

1697   Viene  pubblicato  ed  avrà  vasta   diffusione   il   Nogyo   Zensho,  primo trattato  di agricoltura  e carattere  nettamente scientifico ed indirizzato al profitto dell’azienda. La borsa  del riso di Dojima (a Osaka), formalmente in  funzione   da  alcuni   decenni,   viene  ufficialmente   riconosciuta  dal governo. Vi si stabiliscono le quotazioni valide per tutto il paese.

1703   I  quarantasette  ronin: un gruppo di quarantasette samurai il cui daimyo era  stato  giustiziato  per  ordine  del  governo,  assaltano la dimora di un alto funzionario di Edo e commettono di seguito suicidio collettivamente. L’episodio  sarà   considerato  un  punto   di riferimento classico per i samurai anti – Tokugawa del 1868 ed in genere per il   militarismo giapponese e per l’educazione delle nuove generazioni  dopo la restaurazione.

1705   La  crisi  latente tra borghesia urbana e aristocrazia precipita: confisca dei beni  degli  Yodoya,  una  delle  case  commerciali  più  ricche e potenti di Osaka. Molti mercanti deviano i propri investimenti verso l’agricoltura.

1711-1715  Continua  la serie  di “operazioni” governative sulla moneta. L’inflazione è finalmente bloccata, ma il  prezzo del riso minaccia  di scendere troppo, riducendo le rendite aristocratiche e le entrate shogunali e dei daimyo.

1715   Culmine dell’espansione demografica delle tre “metropoli ” Osaka, Kyoto,  Edo.  La popolazione  complessiva dei  tre centri si aggira sui due milioni di abitanti di cui oltre la metà a Edo.

1720   Parzialmente  rimosso il divieto di importare i libri concernenti le scienze occidentali.

1730  Ultimi tentativi del governo di scalzare le posizioni della borghesia urbana con  interventi  diretti sul mercato finanziario e sulle borse merci. La  produzione  cerealicola  comincia  a  stagnare  e  con  essa  si   attenua fortemente   l’incremento   demografico   del   paese. I grossi proprietari terrieri indirizzano gli investimenti verso le produzioni tessili, il tabacco, l’indaco, lo zucchero e così via per sostituire le importazioni crollate dopo il 1715,  ma soprattutto per soddisfare  le  richieste  delle nuove famiglie benestanti nelle campagne. 

1730-1740     Le corporazioni e le associazioni  mercantili vengono gradualmente riconosciute ed ufficializzate nei loro privilegi.  L’accordo di fatto fra borghesia  urbana  ed  aristocratica porta ad istituzionalizzare i “prestiti volontari” dei mercanti al governo che compensano in parte la rigidità delle entrate shogunali di origine agricola.

1740-1760  Le  condizioni  di  vita  delle masse contadine si aggravano sempre di più di  fronte  all’ampliarsi  ed  all’irrobustirsi  delle potenti famiglie di agrari nei villaggi. Sollevazioni ed insurrezioni locali sempre più frequenti.

1742   Elaborazione  formale  di  un  insieme di norme penali ed amministrative che  si  affiancano  al codice dei samurai, migliorando il sistema giuridico feudale.

1742-1757   Avventurieri   e   cacciatori   di  pellicce  russi  scendono  dalla  Kamcatka lungo le Curili. Primi contatti e scontri con i Giapponesi.

1745   Primo vocabolario olandese - giapponese compilato e pubblicato in Giappone.

1751   La morte di Yoshimune Tokugawa (shogun dal 1716 al 1744), la direzione effettiva  dello shogunato comincia ad uscire dalle mani della famiglia Tokugawa.   Contemporaneamente la capacità di coesione del sistema politico feudale presenta le prime crepe.

1764    Grossa insurrezione nel Kanto con la partecipazione di decine di migliaia di contadini.

1770-1780     Prosegue l’irrigidimento monopolistico delle corporazioni urbane. Lo shogunato  si  impegna direttamente in attività commerciali  e produttive e  lo  stesso  accade  in  molti  han.  Le  finanze di buona parte dei daimyo sono  costantemente  sull’orlo della bancarotta e le amministrazioni locali si  mantengono   in   piedi   con  crediti   privati  ed   interventi  autoritari. Sorgono  sempre  più  numerose  la  manifatture  rurali,  ormai  in piena e diretta  concorrenza  con  le corporazioni urbane appoggiate dal governo. Lo  sfruttamento  del  lavoro  e  della  terra  si  intensifica, consentendo di mantenere  elevate  produttività  e  accumulazione  a  spese   delle  masse contadine.  Per  tutto  il  Seicento  il  tasso  di  crescita della popolazione è  bassissimo.

1772   I traffici marittimi costieri hanno ormai raggiunto dimensioni molto rilevanti. Le   due   maggiori   compagnie   di   navigazione   si   fondono, costituendo  una  flotta  di  oltre 260 battelli. Sorgono ovunque armatori e cooperative private di trasporto.

1775-1780  Gravi  preoccupazioni  dello  shogunato per le continue provocazioni dei russi ai confini settentrionali.

1787   Alcuni  anni  di  cattivi  raccolti  e il susseguirsi di calamità naturali fanno crollare  il  precario  equilibrio  di sottoalimentazione e sfruttamento delle campagne:  il  paese  è colpito  da una grossa carestia e da estesi disordini rurali. La  popolazione  di Edo insorge in massa per la prima volta dando la  caccia   agli   speculatori   e   saccheggiando   depositi  e botteghe. Le istituzioni annonarie, asservite agli interessi dei mercanti, risultano ben poco efficaci.

1794   Primo contatto ufficiale tra un inviato di Caterina II e lo shogunato, i Giapponesi si dimostrano disponibili a maggiori aperture ma i russi non sanno approfittare dell’opportunità.

1798    Scioglimento delle compagnie olandese delle Indie Orientali. Per tutto il periodo  napoleonico i contatti commerciali con l’Occidente  tramite Nagasaki sono quasi inesistenti.

Periodo Bunka Bunsei    1804 – 1829   

1804     Arrivo a Nagasaki di N. P. Rezanov.

1800-1810    Le manifatture rurali crescono di numero ed assumono a  volte caratteristiche   semi-industriali. Si estende sempre più l’affitto al coltivatore e l’uso di salariati e braccianti.  Le grandi famiglie di agrari sono allo stesso tempo banchieri, usurai, mercanti e   imprenditori. Riprende   gradualmente   l’espansione   della   cerealicoltura  e  con   essa l’espansione demografica.

1808-1813    Tentativi armati inglesi per ottenere il consenso di commerciare con il Giappone.

1818-1826    Inizia una nuova fase di crisi monetaria.

1825   Le provocazioni inglesi raggiungono una tale intensità da obbligare il governo ad  emettere  il  drastico  ordine  di  sparare   a   vista   alle   navi straniere.

1837    Nuova grande carestia. Il disordine amministrativo ne aggrava e moltiplica gli  effetti. Osaka, che sta perdendo il ruolo di mercato unico per  i traffici di tutto il paese, è   colpita   in   modo   gravissimo:   la popolazione  insorge  e  la rivolta si fonde con un moto anti-Tokugawa di studenti, funzionari e intellettuali finanziato dagli agrari.

1837-1840      Gli Han di Choshu e di Satsuma riorganizzano le proprie finanze e si portano decisamente sulla strada delle modernizzazione.

1839-1842      Prima guerra dell’oppio. L’aggressione inglese alla Cina è seguita con apprensione in Giappone, la cui posizione di isolamento diviene sempre più difficile.   Molte dirigenze locali e parecchi funzionari governativi dissentono ormai apertamente   sulla  politica internazionale. Primi tentativi  di  armarsi modernamente di alcuni han del    Giappone  meridionale.

1840-1843     Riforme abortite dal governo Tokugawa. Vengono abolite le corporazioni e rispediti i  contadini nelle campagne. Il disordine monetario si acuisce e l’inflazione  si  fa  galoppante. Le strutture economiche  feudali  sono in piena crisi. Quasi tutta la  produzione  di beni manifatturati viene dalle campagne e le corporazioni artigianali sono prossime al fallimento. Le maggiori città (Edo, Osaka, Kyoto) perdono rapidamente di popolazione.

1840-1850     Si moltiplicano le sperimentazioni scientifiche ed industriali derivate dai progressi occidentali. Autorità provinciale e singoli funzionari incoraggiano i tentativi. Sorgono i primi rudimenti impianti moderni con l’appoggio del capitale mercantile rurale.

1850    La  posizione  dello Shogunato è sempre più debole e contestata. Cresce il peso  della fazione favorevole ad un rafforzamento e da un rinnovamento della funzione politica dell’Imperatore.

1853    L’ammiraglio americano Perry si presenta davanti a Edo con quattro navi da  guerra  chiedendo l’apertura diplomatica e commerciale del paese, tensioni e disorientamento nel   governo. Rompendo una tradizione bisecolare lo shogunato “chiede consiglio” sulla strategia della propria  politica internazionale ai daimyo e si consulta con l’imperatore.

1854    Trattato di Kanagawa. Due porti vengono aperti per l’approvvigionamento delle navi Usa e viene stabilito il primo consolato straniero. Inglesi e russi ottengono trattati analoghi.

1857-1858       Seconda guerra dell’oppio contro la Cina. Aumenta la pressione delle potenze   coloniali affinché il Giappone accetti di concludere trattati commerciali. Primi accordi parziali con olandesi e russi.

1858   Sotto la minaccia delle flotte occidentali vengono firmati i tracciati commerciali di  Ansei che aprono numerosi porti e liberalizzano gli scambi. Aumentano le tensioni interne   tra le corte imperiale e lo shogunato e tra quest’ultimo e i daimyo. Molti samurai spingono per una rigida politica xenofoba. Si moltiplicano le iniziative per il riarmo e per la costruzione di industrie strategiche.

1860-1861   Inizia il periodo di crisi finale dello shogunato. Il consigliere anziano dei Tokugawa  viene  assassinato  da un gruppo di giovani samurai. Attacchi armati  contro  gli  occidentali  stabiliti  in  Giappone.  L’inflazione va alle stelle.

1862   Gli han di Satsuma  e  Choshu,  pur  ancora  divisi  tra  loro,  si pongono decisamente  alla testa della fronda anti – Tokugawa che fa perno sulla corte imperiale di Kyoto. In   questa  fase la  linea dei dissidenti è profondamente xenofoba e sciovinista.

1863   L’uccisione di alcuni membri della comunità occidentale è il pretesto per una  nuova  prova di forza delle navi da guerra occidentali nel Satsuma. La reazione della guardia  costiera “giustifica ” il bombardamento di Kagoshima ed il massacro di buona parte della popolazione civile.

1863-1864  Primi scontri tra i Daimyo per affermare la propria influenza su Kyoto.

1864   Lo shogunato dopo nuovi fatti di forza è costretto a concedere riparazioni e concessioni modellati su quelli imposti alla Cina.

1865-1866  Si consolidano le alleanze anti-Tokugawa. Satsuma e Choshu, sotto l’influenza britannica si armano modernamente. I francesi appoggiano lo shogunato.

1866   Tentativo  shogunale   di  sottomettere  il Choshu. Le forze dei Tokugawa sono  battute. Molti daimyo si mantengono neutrali e i disordini anti-Tokugawa aumentano   nelle campagne. Il capitale degli operatori economici è da tempo schierato contro lo shogunato.

1867-1868  La corte imperiale accetta di capeggiare l’insurrezione militare contro i Tokugawa. Quattro daimyo tozama forniscono l’appoggio decisivo: Satsuma, Choshu, Tosa e Hizen.

1867   Sale al trono l’imperatore Mutsuhito (Meiji).

1868   L’imperatore  assume  pieni  poteri.  L’anno successivo cessa ogni residua resistenza dei seguaci Tokugawa.

Periodo Meiji 1868 - 1881

Cronologia schematica

1868-1873    Riorganizzazione  amministrativa  e  politica  delle strutture del governo. Introduzione del servizio militare per tutte le classi. (1872)

1869   Restituzione  dei  domini  da  parte  dei  daimyo  del  Satsuma,  Choshu e Hizen che vengono nominati governatori dei loro ex feudi.

1868-1945  Vengono aboliti i restanti feudali (han) sostituiti da prefetture.  Ai daimyo  viene  assegnata  una  rendita.  Ai  samurai gli antichi stipendi in riso  sono  trasformati  in  miserabili  rendite  in  titoli  di  stato (nel 1876). Prime manifestazioni di una linea politica tendente a scaricare le  tensioni sociali  interne  sul  piano   imperialista  con  la  proposta  invasione della Corea. Riconoscimento ufficiale della piena proprietà disponibile della terra.

1872-1873  Riforma dell’imposizione fondiaria:  in moneta non più in natura e revisione  globale dei catasti. Le nuove norme facilitano enormemente gli agrari; negli anni successivi  si  rafforza il processo di concentrazione di terre  e  la  piccola  proprietà   cede   sempre   di   più all’affitto. Violenti disordini per molti anni.

1873   Primo censimento moderno. La popolazione ammonta ad oltre 35 milioni di abitanti. Adozione del calendario gregoriano.

1875   Le  manifatture rurali sono ormai piccole e medie industrie. L’espansione della  domanda interna ed esterna è affrontata con l’intensificazione dei reinvestimenti e  l’aumento del sfruttamento del lavoro. Accordo con la Russia per lo scambio della penisola di Sakhalin con le isole Kurili.

1875-1880  L’intervento pubblico nell’economia raggiunge il massimo. Lo stato finanzia e  mantiene progetti pilota, industrie moderne, e produzioni strategiche oltre a ferrovie ponti e scuole. Sul totale degli investimenti la parte maggiore  è data al settore primario, cui rimangono tutte le imprese che generano profitti.  La massa  dei capitali e delle imposte viene sempre dall’agricoltura.

1876   Abolito il diritto a portare armi per i samurai.

1877  I Samurai dell’ex  feudo di Satsuma insorgono contro i vari provvedimenti  che  praticamente cancellano il peso politico autonomo della loro classe. La rivolta viene soffocata con notevoli difficoltà ma con durezza e decisione da parte del nuovo esercito di coscritti.

1879   Annessione delle isole Ryukyu che diventano la prefettura di Okinawa.

1881  Masayoshi Matsukata alle finanze. L’inflazione viene bloccata con una rigida  politica  di austerità  e di repressione. Le imprese pubbliche vengono svendute a condizioni di eccezionale favore ai capitalisti privati. Nuove pressioni fiscali sui consumi di massa.

1885-1187  Equilibrio nella bilancia dei pagamenti e consolidamento delle strutture finanziari interne e dei rapporti con l’estero. Le produzioni tessili delle industrie  rurali  sostituiscono gradualmente le importazioni più gravose. Espansione rapida della struttura industriale.

1889  E’ promulgata la Costituzione, modellata sulle più conservatrici e retrive Costituzioni  europee.  Alle  elezioni  per  la  Camera bassa avrà diritto di voto poco più dell’1% della popolazione.

1894   Aggressione  della  Cina, il  potenziale  industriale del Giappone è tale da consentire   all’esercito ed alla marina una facile  vittoria.  La  Cina è costretta a cedere Formosa e a pagare pesantissime riparazioni in oro. Il modello  di  sviluppo  imperialista  del  paese  s’impone definitivamente: bassissimi salari, rastrellamento delle risorse rurali, sbocchi esteri e non interni per la produzione crescente, altissime spese militari.

1902   Firma dell’alleanza anglo-giapponese.

1905   Distruzione della flotta russa nella battaglia di Tsushima e trattato russo-giapponese.  Accordo di protettorato sulla Corea che nel 1910 culmina nell’annessione della stessa.

1912   Morte dell’imperatore Meiji e successione del figlio Yoshihito.

Periodo Meiji

La trasformazione del Giappone in uno Stato moderno: l’era Meiji (1868-1912). Alcune istituzioni liberali, concentrazione di capitali, banche, elettrificazione, industria pesante. L’inizio dell’era Meiji fu contrassegnato da due avvenimenti importanti: 1. il trasferimento dell’imperatore nell’antica capitale shogunale di Yedo ribattezzata in quel occasione Tokyo (“capitale dell’est” per distinguerla da Kyoto, l’antica capitale imperiale). 2. L’emanazione di un rescritto imperiale (6 aprile 1868) che preannunciava l’abolizione del feudalesimo, la modernizzazione economica e amministrativa del paese e la creazione di assemblee consultive destinate a rappresentare la pubblica opinione. Nella realtà, la modernizzazione economica del Giappone, incredibilmente rapida, provocò il sacrificio inevitabile delle istituzioni liberali preannunciate con questo rescritto. Fu un gruppo relativamente ristretto di uomini energici – giovani samurai, nobili della corte di Kyoto, ex funzionari shogunali- già esperti nell’esercizio del potere e penetrati nel sentimento della grandezza nazionale, a prendere in  mano i destini del Giappone dopo il 1868, esercitando sullo svolgersi degli eventi un’influenza certamente molto maggiore di quella dello stesso imperatore Mutsuhito (Meiji). Tra il 1869 e il 1878 i riformatori Kido, Okudo, Goto e Iwakura abolirono due istituzioni caratteristiche del Giappone feudale: il governo provinciale dei daimyo e la suddivisione della società in classi rigidamente distinte. Le prime vittime di questi provvedimenti furono i samurai, privati dei loro, sia pur ridotti, mezzi di sostentamento. Nel febbraio 1877 il malcontento dei samurai scoppiò nella rivolta di Satsuma, guidata da Saigo Takamori, un riformatore “pentito”. Occorsero otto mesi di lotta per domare la rivolta, ma alla fine la vittoria del nuovo esercito nazionale reclutato per mezzo della coscrizione ebbe un enorme effetto in tutto il Giappone fornendo la prova della totale supremazia del governo centrale. In politica interna il Giappone parve seguire l’esempio dell’occidente dandosi una costituzione (11 febbraio 1889) ed eleggendo l’anno seguente una dieta; ma l’adozione di un sistema parlamentare fu lunghi dal produrre istituzioni veramente liberali e lo Stato giapponese restò una monarchia assoluta, appoggiata a un’alta burocrazia i cui quadri erano per lo più costituiti da ex samurai acquisiti ai programmi di riforma. La modernizzazione economica fu invece straordinariamente rapida; in dieci anni (1870-1880) le associazioni di mercanti e banchieri note con il nome di zaibatsu realizzarono la concentrazione del capitale, procedettero all’elettrificazione dell’arcipelago e lo dotarono di una rete ferroviaria, mentre venivano edificate le grandi industrie metallurgiche, tessili e minerarie. Occorre aggiungere che scopo principale della creazione di queste industrie era quello di fornire al più presto all’esercito e alla marina giapponese i mezzi per resistere a qualsiasi aggressione anche occidentale; i beni di consumo correnti continuarono invece a essere prodotti con i sistemi artigianali tradizionali. In politica estera il primo obiettivo dei capi dell’era Meiji fu quello di ottenere l’uguaglianza sul piano diplomatico con gli stranieri e l’abolizione dei trattati firmati dai Tokugawa dopo il 1853. ottenuto il riconoscimento de facto della parità con le potenze occidentali, il Giappone intraprese la sua espansione territoriale a spese dei paesi sottosviluppati dell’Asia orientale; gli intrighi giapponesi in Corea provocarono nel 1894 una guerra con la Cina, che dimostrò in modo impressionante la superiorità dell’esercito e della marina nipponica. Dopo una serie di rapide vittorie, con il trattato di Shimonoseki (1895) il Giappone ottenne dalla Cina l’isola di Formosa, le Pescadores e l’affitto della penisola del Liao-tung. L’intervento delle potenze europee (esclusa l’Inghilterra) impedì al Giappone di assicurarsi quest’ultima concessione a beneficio della Russia. Più tardi il Giappone intervenne a fianco degli Occidentali nella guerra cosiddetta dei boxer (1900) e concluse nel 1902 un trattato di alleanza con l’Inghilterra che gli assicurò libertà d’azione in Manciuria. Nel 1904 il governo nipponico, preoccupato dell’espansione russa in Asia (Corea e Manciuria), provocò lo scoppio della guerra russo - giapponese, nella quale, in diciotto mesi di lotta, la Russia, dopo gravi scacchi in Manciuria (Mukden), fu costretta a capitolare a Port Arthur, mentre poco più tardi a Tsushima la sua flotta venne annientata dell’ammiraglio Togo; di conseguenza il governo zarista dovette firmare il trattato di Portsmouth, negli Stati Uniti (settembre 1905). Il Giappone ottenne il protettorato su Manciuria e Corea (quest’ultimo paese fu posto sotto il protettorato nel 1907 e annesso all’impero giapponese nel 1910).

Periodo Taisho e Showa.

Alla fine del periodo Yayoi il Giappone è diviso in decine di piccoli stati indipendenti, ma durante il IV secolo d.C. uno di essi, inizialmente situato in una regione nello Honshu centrale (quella di Yamato) inizia la creazione di uno stato unitario e fonda una dinastia che, secondo tradizione, prosegue ininterrotta fino ai giorni nostri grazie alla discendenza della famiglia imperiale.

Cronologia schematica

Periodo Taisho e Showa  1912 – 1926  

1912    Trasformazione politica denominata “Taisho” che culmina nella nomina a primo ministro dell’ammiraglio Yamamoto Gombei.

1914     Dichiarazione di guerra alla Germania per  impadronirsi dei possedimenti tedeschi in Asia.

1915    Presentazione alla Cina delle “Ventun Domande”.

1920   Trattato  di  pace  con  la  Germania  e  creazione del mandato giapponese sulle ex isole tedesche del nord Pacifico.

1921    Hirohito principe reggente.

1923   Terremoto nel Kanto. Più di 100.000 i morti.

1926    Morte dell’imperatore Taisho e nomina di Hirohito imperatore.

1945  Lo Shinto viene abolito. Totale libertà di credo religioso. Generale corruzione e   disorganizzazione tra le religioni più antiche con una  graduale  ripresa  e  riorganizzazione  L’attività più cospicua è data dalle Nuove Religioni.

1989   Muore l’imperatore Hirohito e gli succede il figlio Akihito.

L’espansione giapponese.

Nel 1912, alla morte di Mutsuhito, l’era Meiji ufficialmente era chiusa, ma non certo quella dell’espansione nipponica che continuò anche con il successivo imperatore Yoshihiyo (1912 – 1926), il cui regno fu detto “era Taiho”. Quando nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale, il governo di Tokyo decise di schierarsi a fianco degli Alleati con l’obbiettivo immediato di impadronirsi dei possedimenti tedeschi in Cina e nel Pacifico. Il 7 novembre 1914 fucilieri di marina giapponesi penetrarono nella baia navale di Tsigtao dopo un assedio durato due mesi, mentre le forze navali nipponiche si erano impadronite già in ottobre delle isole tedesche del Pacifico a nord dell’equatore: le operazioni militari ma, approfittando del momento favorevole (l’attenzione degli Occidentali era concentrata sul fronte europeo), aprì un’offensiva diplomatica contro la Cina: il 18 gennaio 1915 il ministro giapponese a Pechino consegnò a Yuan  Shih-k’ai una lunga lista di richieste, note con il nome di “ventun domande”, il cui accoglimento avrebbe posto lo Stato cinese in una posizione di vassallaggio. Alla conferenza di Versailles (1919 la politica del Giappone mirò a ottenere conferma dei suoi diritti in Cina sullo Shan-tung e sugli ex possedimenti tedeschi del Pacifico; d’altra parte la guerra aveva impresso uno sviluppo senza precedenti all’industria e al commercio giapponesi: nel 1919 il Giappone era una delle cinque grandi potenze mondiali. Sul piano della politica interna, la conseguenza immediata dello sviluppo economico e  territoriale del Giappone fu, con la costituzione del governo Hara (1918), una decisa sterzat5a in senso liberale: alla conferenza di Washinton del 1922 i giapponesi acconsentirono a ritirare le truppe dallo Shan-tung e dalla Siberia (dove erano intervenuti in funzione antibolscevica nel 1918) e a ridurre i loro armamenti navali. Ma la politica conciliante dei liberali aveva suscitato l’ostilità di alcuni membri conservatori del Consiglio imperiale che insistevano perché il Giappone continuasse la sua politica di espansione territoriale sul continente cinese. Questi elementi aggressivi ed estremisti avevano un peso decisivo, e imponevano facilmente la loro volontà all’imperatore stesso che, dal 1926, era il giovane Hirohito, succeduto sul trono a Yoshihito dopo cinque anni di reggenza, dal 1921 (l’era di Hirohito è detta “Showa Tenno”. Mentre si susseguiva una serie di governi deboli e di effimera durata (Kato, 1922 e 1924; Tanaka, 1927-1929; Hamaguchi, 1929-1931), nel 1931 un raggruppamento di estrema destra, la cosiddetta “fazione della Manciuria”, provocò nella regione della ferrovia sudmancese (di proprietà del Giappone) una serie di incidenti atti a giustificare un intervento militare del governo di Tokyo. Nel marzo 1932 la Manciuria fu proclamata Stato indipendente con il nome Man-chu-kuo: in realtà, essa era diventata una colonia giapponese sottoposta all’esclusivo controllo dell’esercito, mentre i gruppi finanziari (zaibatsu) coglievano l’occasione loro offerta di sfruttare le possibilità economiche di questo territorio popolato da 26 milioni di abitanti. A partire dal 1932 i sostenitori dell’espansione militare inaugurarono, con l’assassinio del primo ministro Inukai (maggio 1932), una serie di attentati contro le personalità giuridiche troppo liberali, usando tutta la loro influenza sul governo di Tokyo per costringerlo a impegnarsi a fondo in Cina, dove già si era avuto un primo intervento militare a Shanghai (gennaio – febbraio 1932), con il pretesto del boicottaggio dei prodotti giapponesi adottato dopo l’occupazione della Manciuria. Nel febbraio 1936 si verificarono un colpo di Stato e un nuovo putsch militare, al quale sfuggì miracolosamente il primo ministro Osaka (1934-1936), mentre il precedente primo ministro Saito (1932-1934) fu ucciso. L’intervento massiccio in Cina, sostenuto dal nuovo primo ministro Hirota (1936-1937), si attuò nel luglio 1937, allorché il Giappone decise di affrontare una guerra aperta con la vicina repubblica dopo cinque anni di ostilità di fatto; questa nuova aggressione provocò una grave tensione tra Tokyo e Washington. A Hirota era nel frattempo (dal gennaio 1937) succeduto il principe Konoye, durante il governo del quale si ebbero periodi di distensione e di irrigidimento. Ma l’inizio della seconda guerra mondiale doveva aprire ai Giapponesi prospettive più ampie. L’adesione del Giappone al patto tripartito (1940), decisa dopo molte esitazioni da Konoye, e la sua richiesta di basi militari in Indocina (1940-1941), non potevano non preludere, presto o tardi, a un’entrata nel conflitto a fianco della Germania e dell’Italia: in questa prospettiva il ministro degli esteri Matsuoka s’illuse di potere assicurare la neutralità dell’URSS firmando un trattato con il ministro sovietico Molotov. Pure, gli alti e bassi della politica giapponese continuarono, insieme con le trattative con gli Stati Uniti. Quando però queste ultime parvero rivelarsi infruttuose, il primo ministro Konoye si dimise e gli succedette (ottobre 1941) il generale Tojo, rappresentante del partito della guerra e fautore della “maniera forte”. Il 7 dicembre 1941, senza dichiarazione di guerra, le forze aeree della marina giapponese attaccarono proditoriamente la base americana di Pearl Harbor, dopo di che la marina giapponese si assicurò il possesso dell’isola di Guam, di Wake e dell’arcipelago delle Aleutine, mentre venivano effettuati sbarchi a Hong-Kong, nelle Filippine e nella penisola di Malacca. In meno di quattro mesi il Giappone si era assicurato un impero coloniale di 8 milioni di km2 con 450 milioni di abitanti e i suoi dirigenti potevano pensare che non fosse lontano il giorno in cui il loro sogno di costituire una “sfera della comune prosperità della Grande Asia orientale” sarebbe diventato una realtà. La solidità delle conquiste nipponiche dipendeva, tuttavia, dal dominio dei mari, essendo le forze giapponesi disperse su teatri di operazione lontani dall’arcipelago e uniti tra loro soltanto dal mare. Così, mentre tutte le Indie Olandesi passavano sotto il controllo di Tokyo, e la stessa Australia pareva minacciata, insieme con l’India (una parte della Nuova Guinea e della Birmania erano infatti state occupate), la battaglia navale del mar dei Coralli (4-8 maggio 1942) inflisse un primo duro colpo alla flotta nipponica e cominciò a far pendere la bilancia a favore degli Alleati: questi ultimi nell’estate del 1943 iniziarono un’offensiva su vasta scala, che lì porto gradualmente a riconquistare il territorio perduto. Dopo la conquista americana di Saipan (1944), il primo ministro Tojo diede le dimissioni e gli succedette il generale Koiso (a luglio), ma il corso del conflitto non mutò. All’inizio del 1945 la conquista delle isole di Iwo Jima e di Okinawa assicurò all’aviazione americana basi di operazioni in prossimità dell’arcipelago giapponese, mentre un’offensiva inglese partendo da basi indiane liberava la Birmania. Nell’aprile 1945, allorché ogni speranza in un esito favorevole del conflitto pareva perduta, a capo del governo fu posto l’anziano ammiraglio Suzuki, considerato più moderato dei predecessori. Il bombardamento atomico di Hiroshima e di Nagasaki (agosto 1945) evitò agli Alleati di dover sbarcare sul territorio metropolitano che l’esercito giapponese sembrava deciso a difendere fino all’ultimo; in quegli stessi giorni l’URSS entrò in guerra, costringendo le forze nipponiche della Manciuria a capitolare. Il 14 agosto 1945 ebbe luogo a Tokyo una riunione del gabinetto con l’intervento personale dell’imperatore, nella quale fu decisa la cessione delle ostilità. Come condizione, accettata dagli Alleati, fu posto che il regime imperiale dovesse continuare a sussistere, e che Hirohito potesse rimanere sul trono. Le perdite giapponesi ammontavano a questa data a circa 1.800.000 uomini e il 40% delle sue città era raso al suolo da terribili bombardamenti aerei: l’aviazione e la flotta (giunta a essere una delle più potenti del mondo) non esitavano quasi più.

L’occupazione militare americana.

Nella prima fase dell’occupazione americana, durata fino al 1948, il Giappone, che aveva perduto tutti i territori non metropolitani e l’autonomia politica interna, dovette adottare una nuova costituzione che trasformava lo Stato in una monarchia costituzionale, sotto il controllo di un parlamento di tipo britannico; l’imperatore stesso rinunciò alle proprie prerogative divine (1° gennaio 1946). Furono attuate, durante i primi due ministeri Yoshida (1946-1947), importanti riforme democratiche: una riforma agraria, una revisione del sistema giudiziario, la ricostituzione dei sindaci vietati durante la guerra e una vasta campagna di rieducazione mirata a diffondere tra le masse il concetto di democrazia. Le elezioni del 1947 portarono al governo un socialista, Katayama Tetsu; dopo questo momento la situazione politica divenne estremamente instabile e i governi si susseguirono con una certa frequenza; il conflitto coreano (1950-1951) esercitò una grande influenza sull’economia del Giappone, procurando commesse alle sue industrie fino ad allora relativamente inattive (le esportazioni nipponiche, che avevano raggiunto il massimo nel 1942, erano radicalmente diminuite dopo la capitolazione).

La ripresa economica del dopoguerra.

Il trattato di San Francisco (8 settembre 1951) firmato con gli Alleati (non vi parteciparono i Sovietici, che attesero fino ad ottobre 1956 a mettere fine allo stato di guerra, e i Cinesi) entrò in vigore il 28 aprile 1952 restituendo al Giappone la sua sovranità e consentendogli di rimettere in piedi una forza militare di polizia. Le elezioni legislative dell’ottobre si svolsero in un’atmosfera di nazionalismo, portando in parlamento più di 200 deputati dagli Americani. L’8 marzo 1954 fu firmato a Tokyo un accordo nippo - americano di assistenza e di difesa reciproche. I governi liberali e democratici che si succedettero (Yoshida, 1948-1954; Hatoyama, 1954-1956; Ishibashi, 1956-1957; Kishi, 1957-1960; Ikeda, 1960-1964; Sato, dopo il 1964)dovettero affrontare gravi problemi: economia in espansione, ma ostacolata dalla mancanza di spazio e dal rapido aumento della popolazione, ascesa del socialismo (elezioni senatoriali del giugno 1959) e dell’antiamericanismo (manifestazioni del novembre 1959 per impedire la firma di un trattato di sicurezza con gli Stati Uniti, che fu pio firmato nel gennaio 1960); democratizzazione dei costumi, di cui le manifestazioni più sintomatiche furono il matrimonio del principe ereditario Akihito con la figlia di un commerciante (aprile del 1959) e quello della figlia dell’imperatore Hirohito con un impiegato di banca (marzo del 1960). Con l’avvento del governo Sato (novembre 1964), il Giappone riprese una parte più attiva nella politica internazionale. Nel giugno 1965 ristabilì normali relazioni diplomatiche con la Corea del Sud e assunse una funzione di mediazione tra Indonesia e Malaysia sulla questione del Borneo. Nelle elezioni politiche del governo 1967 il partito liberaldemocratico conversò la maggioranza assoluta. In queste elezioni si presentò un nuovo partito, il Komeito, emanazione della setta religiosa Soka Gakkai, di tendenze nazionalistiche. I socialisti, che rappresentavano il maggior partito d’opposizione in parlamento, si assicurano il successo nelle elezioni amministrative dello stesso anno. L’opposizione di sinistra sfruttò in questo periodo l’antiamericanismo radicato nell’opinione pubblica e chiese una linea di maggior indipendenza dagli Stati Uniti. Le manifestazioni di piazza contro il viaggio di Sato negli Stati Uniti, la presenza della portaerei Enterprise nel porto di Sasebo e l’uso dell’isola di Okinawa (sfruttata come base per le operazioni aeree in Vietman dagli americani e restituita al Giappone solo nel 1972) furono continue. In queste manifestazioni si distinse la sinistra studentesca del movimento Zengakuren. L’apertura del presidente americano Nixon  alla Cina popolare disorientò la politica estera giapponese. Il governo di Tokyo, colto di sorpresa, cercò di adeguarsi ai nuovi avvenimenti e avviò rapporti di normalizzazione con la Cina popolare (febbraio 1972). Sato, però aveva legato il suo nome ad una politica ormai superata e lo stesso anno fu costretto a dimettersi. Gli succedette Kakui Tanaka, che con una politica estera dinamica portò il paese ad occupare gli spazi lasciati liberi dal disimpegno americano nel Sud-Est asiatico. Nello stesso tempo Tanaka con un viaggio a Pechino (settembre 1972) normalizzò i rapporti diplomatici con la Cina popolare e avviò trattative per un gigantesco piano d’industrializzazione della Siberia con l’URSS. In politica interna Tanaka favorì l’espansione della spesa pubblica allo scopo di aumentare il benessere collettivo. Nelle elezioni politiche del dicembre 1972 il partito liberaldemocratico subì una flessione, ma conservò la maggioranza assoluta. La crisi economica mondiale ebbe conseguenze sul miracolo economico giapponese (il paese dipendeva, infatti, totalmente dall’estero, e in particolar modo dai paesi arabi, per le risorse energetiche) e la popolarità del governo Tanaka subì un crollo, che si evidenziò nella nuova flessione fatta registrare dal partito liberaldemocratico nelle elezioni per il rinnovo parziale della camera alta (luglio 1974). Dopo aver cercato invano di ridare vigore al suo governo con un rimpasto, nel novembre successivo Tanaka fu costretto a dimettersi. Gli succedette Takeo Miki, già vicepresidente del consiglio e ministro delle finanze. Miki si presentò all’opinione pubblica nelle vesti del moralizzatore, ma evitò di promuovere inchieste rigorose nei confronti del predecessore, accusato di indebito arricchimento, per non rompere il delicato equilibrio tra le correnti del partito. Nel luglio 1976 esplose, però, lo scandalo “dell’affare Lockheed” e Tanaka, essendo coinvolto, venne arrestato. Miki cercò allora di rafforzare la propria posizione in seno al partito, obbligando le correnti ad avallare la sua nuova campagna di “pulizia”, e tentò di utilizzare questa per liberarsi degli avversari. Tanaka, liberato poco dopo, uscì dal partito, ma continuò a guidare la sua corrente, alleatosi con Masayoshi Ohira, costrinse Miki al compromesso. Le elezioni politiche del dicembre 1976 fecero registrare una grave sconfitta del partito liberaldemocratico, che conservò a stento la maggioranza assoluta. Miki, divenuto capo espiatorio della situazione, fu sostituito da Fukuda alla direzione del partito e del governo. Fukuda trattò l’economia con lo stesso rigore che il suo predecessore aveva tentato di usare nelle istituzioni. I risultati positivi rafforzarono in breve la posizione del governo. Nel dicembre 1977 Fukuda attuò un rimpasto, assegnando la direzione della politica estera a Sonoda. Questi riuscì a sbloccare le trattative con la Cina popolare, ferme dal 1975 in quanto il governo di Pechino voleva inserire nel testo del trattato di pace relativo alla seconda guerra mondiale, non ancora firmato dai due paesi, una clausola antiegemonica, tesa chiaramente a contrastare la politica sovietica nel Pacifico. Sonoda, a costo di peggiorare i rapporti con l’URSS, il 12 agosto 1978 firmò a Pechino il trattato di pace, amicizia e cooperazione tra la Cina e il Giappone. Peggiorarono, come previsto, i rapporti con l’URSS, ma nessuna delle due parti mirò ad una rottura. Sul piano interno il governo Fukuda dovette fronteggiare l’opposizione dei movimenti ecologisti, che contestavano tra l’altro il nuovo aeroporto di Narita, presso Tokyo. Maggiori preoccupazioni vennero al governo dai militari, che rivendicavano, per bocca del generale Kurisu Hiroomi, il diritto a intervenire negli affari dello Stato. Superato da Ohira in una consultazione interna al partito liberaldemocratico (novembre 1978),  Fukuda si dimise sia da presidente del partito che da primo ministro, cariche assunte subito da Ohira. Con regolarità biennale, aveva luogo ancora una volta il cambio nella direzione del partito liberaldemocratico e del governo. Ohira mirò al rafforzamento del partito, che riportò una grossa affermazione nelle elezioni amministrative del 1979, ma le elezioni politiche anticipate dell’ottobre dello stesso anno fecero registrare il minimo storico per i liberaldemocratici. Il risultato acutizzò gli scontri tra le correnti e il dibattito sfociò anche in parlamento, ma Fukuda non riuscì ad impedire che Ohira formasse il nuovo governo. I contrasti non ebbero termine e nel maggio 1980, grazie all’astensione della corrente di Miki, la camera bassa votò una mozione critica verso il governo. Ohira si dimise, ma sciolse la camera bassa e convocò elezioni anticipate. L’infarto lo stroncò l’11 giugno successivo. Suo malgrado, rispettò così anch’egli l’ormai tradizionale scadenza biennale. Le elezioni del 22 giugno sancirono il trionfo del partito liberaldemocratico, che affidò la direzione del governo, al fine di evitare i continui contrasti tra le correnti, non ad un leader di queste, ma ad un uomo di compromesso, abile mediatore ed esperto in campo economico. Nel luglio 1980 Zenko Suzuki divenne primo ministro e contemporaneamente presidente del partito liberaldemocratico. Suzuki si preoccupò soprattutto di favorire l’espansione economica del paese e nel 1981 iniziò i suoi viaggi all’estero visitando dapprima i paesi del Sud-Est asiatico e poi gli Stati Uniti. Fu quindi in Europa occidentale e nel luglio dello stesso anno al vertice dei sette paesi più industrializzati a economia di mercato, svoltasi a Ottawa. Qui evitò che si addensassero eccessivamente le accuse dei partenes commerciali del Giappone. Gli attacchi delle correnti, in particolare di quella di Tanaka, costrinsero Suzuki alle dimissioni nell’ottobre 1982. gli succedette il leader della destra del partito, Yasuhiro Nakasone. Questi, nel gennaio 1983, compì un viaggio a Washington al fine di rilasciare l’intesa con gli Stati Uniti. Egli operò inoltre l’avvicinamento del Giappone alla NATO e prospettò il riarmo del paese. Nell’ottobre 1983 Tanaka venne condannato al processo per lo scandalo Lochheed e non volendo rinunciare al mandato parlamentare, provocò la crisi politica. Nakasone dovette sciogliere anticipatamente le camere e indire le elezioni. Queste sancirono la sconfitta del partito liberaldemocratico, che per la prima volta, dopo 35 anni, predette la maggioranza assoluta e fu costretto a formare un governo di coalizione con il Nuovo club liberale. Nel marzo 1984 Nakasone compì una visita ufficiale a Pechino e nello stesso tempo confermò i buoni rapporti con Mosca. Obbiettivi del governo erano quelli di differenziare le fonti energetiche e trovare sbocchi per i prodotti e per il capitali giapponesi. Nel maggio successivo un accordo nippo-americano portò all’internazionalizzazione dello yen, all’apertura del mercato finanziario giapponese ai capitali stranieri e al conseguente riconoscimento della rilevanza internazionale del Giappone nel campo finanziario. All’inizio del 1985, nel corso di un incontro tra Regan e Nakasone, fu raggiunto un accordo per l’apertura del mercato interno giapponese all’industria americana. Nakasone confermò l’avvicinamento alla NATO e l’aumento delle spese militari (l’aumento del bilancio della difesa al di sopra della soglia prevista dalla costituzione era stato il primo provvedimento del governo di coalizione) e aderì al programma americano di ricerche sulle “armi spaziali”. L’esposizione internazionale della scienza e della tecnica 1985, svoltasi a Tsukuba, un’impressionante “tecnopoli” presso Tokyo, sottolineò il ruolo d’avanguardia nello sviluppo tecnologico mondiale conquistato dal Giappone. Nel settembre 1985, però, lo stesso partito liberaldemocratico bloccò il progetto di Nakasone di aumentare le spese militari. Dopo il vertice delle sette maggiori potenze industriali del mondo capitalistico, tenutosi a Tokyo nel maggio 1986, nel corso del quale venne condannato il terrorismo internazionale, Nakasone sciolse la camera bassa e indisse elezioni anticipate. Queste, tenutesi nel luglio successivo, sancirono la vittoria del partito liberaldemocratico, nel quale poco dopo decideva di rientrare il Nuovo club liberale, che ne era uscito nel 1976. Nakasone formò un governo monocolore e fece approvare il suo progetto di aumento delle spese militari (dicembre 1986). Nell’estate 1987, su incarico del partito, Nakasone stesso designò Tekeshita quale suo successore. Tekeshita nel gennaio 1988 si recò a Washington, dove si impegnò a sostenere il dollaro. Nell’aprile successivo visitò le maggiori capitali dell’Europa occidentale.

Periodo contemporaneo Heisei.

Verso la fine del 1988 esplose lo scandalo Recruit, che coinvolse tutti i componenti del governo, ex ministri, uomini politici e giornalisti. Gli stessi Nakasone e Takeshota furono coinvolti nello scandalo. Il primo ministro, che inizialmente aveva respinto le accuse, nell’aprile 1989 ammise di aver ricevuto un’ingente somma dalla Recruit, dimettendosi poco dopo, sostituito da Sosuke uno. Quest’ultimo lasciò l’incarico dopo le elezioni del luglio, nelle quali si verificò un grave rovescio dei liberaldemocratici – dopo trentacinque anni di dominio assoluto – e il successo della socialista Takako Doi. Gli succedette Toshiki Kaifu, rinominato anche dopo le elezioni del febbraio 1990 che confermarono la maggioranza assoluta per il partito liberaldemocratico malgrado il forte progresso socialista. Nel gennaio 1989, dopo una lunga agonia, era inoltre scomparso l’imperatore Hirohito; gli è succeduto il figlio Akihito, che già svolgeva le funzioni di reggente. Le amministrative del 1991 registrarono nuovamente il successo dei liberaldemocratici, ma giochi interni al partito portarono alla sostituzione del primo ministro con Kiichi Miyazawa. Nuovi scandali colpirono il PLD nel 1993 costringendo alle dimissioni il governo e a consultazioni anticipate; nonostante la conquista della maggioranza relativa il PLD fu costretto per la prima volta all’opposizione e alla guida di una coalizione di sette partiti fu nominato primo ministro Morihito Hosokawa, del Partito della rinascita. Un successivo accordo del premier con l’opposizione, il PLD, portò al varo di un progetto di riforme atto a risanare la vita politica del paese attraverso nuove norme elettorali e un controllo sul finanziamento ai partiti. Ma proprio accuse di corruzione indussero Hosokawa a dimettersi bloccando le riforme; il nuovo governo guidato da Tsutomu Hata, del Partito del rinnovamento, ebbe vita breve per la fiducia votata dallo stesso PLD e dai socialisti, protagonisti della nuova coalizione governativa che si impegnava di portare a termine le riforme, con a capo Tomiichi Murayama, presidente dei socialisti. Nel 1996 uno scandalo finanziario coinvolgeva ben 17 delle 21 banche principali e trascinava con se il primo ministro; lo sostituiva Ryutaro Hashimoto, presidente del PLD, confermato anche dopo le consultazioni del 1996, in cui il PLD ha però ottenuto solo la maggioranza relativa. Dopo due anni di crisi economica segnata dalla necessità di riformare il sistema bancario e finanziario, nel luglio 1998 il voto alla camera alta ha severamente giudicato l’operato del governo con la sconfitta dei liberaldemocratici. Hashimoto si è dimesso sia come primo ministro sia dalla presidenza del PLD sostituito in entrambe le cariche da Keizo Obuchi.

 

 

 

 

 

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