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La Gazzetta del
Delta |
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Cronologia
Giapponese. Civiltà
neolitica, paleolitico, Jòmon, Yayoi. La
preistoria del Giappone è ancora in gran parte avvolta nel mistero.
Sembra assodato che in età preistorica l’arcipelago giapponese sia
stato la metà di successive migrazioni o “invasioni” provenienti
da varie direzioni, i cui tempi e le cui modalità restano però in
gran parte sconosciute. Si può quindi dire che l’origine
dell’attuale popolo giapponese sia ancora poco chiara. In
questo articolo: Cronologia schematica,
Periodo
paleolitico,
Periodo Jomon,
Periodo Yayoi. Cronologia
schematica: 150000
a.C.
Prime tracce di una cultura preceramica. 7000-250
a.C.
Cultura ceramica Jomon. Nomadismo
e caccia
sulle coste prima e poi sempre più verso l’interno. 660
a.C.
Secondo il Kojiki mitica data dell’ascesa al trono di Jimmu,
il primo “imperatore”. 250
a.C.–300 d.C.
Introduzione della cultura Yayoi, presumibilmente dalla
Corea più
progredita culturalmente. Introduzione dell’agricoltura
residente (coltivazione
del riso).
Nel Nord del Giappone permane la cultura Jomon. 300 circa
Primi
tumuli
Kofun
situati
nel
centro
del Giappone
e
non
nel fanno supporre questa cultura indigena. I tumuli Kofun
(trombe a tumulo) si caratterizzavano per un arredo funebre
“militare” ed al perimetro venivano poste delle statuette chiamate
haniwa. Fino al VI sec.
Tradizione Giapponese indigena; feste agricole; culto dei
morti; genealogia
divina
della
casa
imperiale.
Il clan
come
unità religiosa. Periodo
Paleolitico (fino a Circa il 10.000 a.C.) Secondo
leggende tradizionali, l’Impero giapponese sarebbe stato fondato nel
660 a.C. dall’imperatore Jimmu Tenno, discendente dalla dea
Amaterasu. Gli archeologi non hanno finora scoperto alcuna traccia
evidente dell’esistenza di una civiltà paleolitica
nell’arcipelago, ma sono generalmente d’accordo nel riconoscere
due culture neolitiche Jomon e Yayoi. In base ai reperti archeologici
si sa che il Giappone era abitato già dal 30.000 a.C. (forse
addirittura dal 50.000 a.C.) da popolazioni paleolitiche,
probabilmente arrivate dal continente asiatico. Fino circa al 12.000
a.C. l’arcipelago giapponese era unito al continente da due lingue
di terra, poi sommerse dal generale innalzamento del livello del mare
al termine del periodo glaciale. Queste popolazioni praticavano la
caccia e raccoglievano vegetali e molluschi, costruivano utensili di
pietra ma non conoscevano la ceramica. Uno dei popoli che hanno
abilitato il Giappone fin dai tempi più antichi è quello degli Ainu.
Si tratta di una popolazione che non ha nulla in comune con le
popolazioni asiatiche circostanti, sia dal punto di vista somatico
(pelle bianca, occhi non a mandorla, folte barbe) che da quello
linguistico e culturale e sembra piuttosto collegabile alle
popolazioni caucasiche. Probabilmente verso il 10.000 a.C. gli Ainu
occupavano parte dell’arcipelago giapponese, coabitando con le altre
popolazioni presenti, ma sono stati progressivamente spinti verso nord
dalla pressione dei popoli arrivati successivamente. Attualmente gli
Ainu sono ridotti a poche migliaia di persone che vivono in alcune
zone dello Hokkaido. Periodo
Jòmon (circa dal 10.000 a.C. al 300 a.C.) A
partire dal 10.000 a.C. si hanno tracce di un’altra civiltà: quella
Jòmon. Come gli scavi hanno evidenziato, si trattava di popolazioni
semi-staziali che vivevano in capanne seminterrate dal tetto di
paglia; erano prevalentemente cacciatori, pescatori e raccoglitori di
vegetali e molluschi e possedevano forse una rudimentale forma
d’agricoltura. Non conoscevano i metalli ma lavoravano la pietra (in
particolare l’ossidiana) e producevano vasi di terracotta dai
caratteristici disegni ottenuti premendo corde sull’argilla ancora
cruda (in giapponese Jòmon significa appunto “disegno a forma di
corda”). Un altro manufatto caratteristico di questa cultura sono i dògù, statuette di terracotta che riproducono figure umane
stranamente stilizzate e la cui funzione non è ancora chiara.
Probabilmente la nascita della cultura Jòmon è legata all’arrivo
in Giappone di nuove popolazioni dal continente asiatico. E’ anche
possibile quindi che il passaggio tra cultura paleolitica e cultura Jòmon
sia avvenuta all’interno di una stessa popolazione, forse sotto lo
stimolo dell’immigrazione di un piccolo numero di uomini che
potrebbero aver introdotto tecniche più avanzate. Comunque sembra che
a partire dal periodo Jòmon il Giappone fosse abitato anche da
popolazioni di tipo asiatico, cioè da cultura Jòmon non sarebbe
stata prodotta dagli Ainu. Periodo
Yayio (circa dal 300 a.C. al 300 d.C.) Attorno
al 300 a.C. compare una civiltà più evoluta di quella Jòmon, che si
affianca ad essa. Il nome di Yayio deriva dalla zona di Tokyo (
Yoyoichò)in cui è stato trovato il primo insediamento. Tale civiltà
compare inizialmente nel Kyushu e si diffonde progressivamente verso
le regioni più orientali e settentrionali. Anche in questo caso non
si conosce la provenienza dei nuovi arrivati, anche se il fatto che il
loro centro di irradiazione sia il Kyushu suggerisce fortemente
influssi coreani; essi conoscevano l’agricoltura (in particolare la
coltivazione sommersa del riso), la ceramica, la tessitura e, a
partire dal I secolo d.C., la lavorazione del bronzo e del ferro.
Abitavano in villaggi di 20 – 30 capanne seminterrate di notevoli
dimensioni (solitamente 6 x 8 m.) ricoperte da un tetto di paglia
sorretto da travi; sono stati però anche trovati nuclei di abitazioni
di struttura più leggera e al livello del suolo, che ricordano le
capanne polinesiane e testimoniano forse flussi migratori dal sud. Nel
campo dei manufatti sono stati rinvenuti vasi e stoviglie (di fattura
diversa ed in genere più raffinata della terracotta Jòmon), attrezzi
di pietra, legno e ferro. Il bronzo era utilizzato soprattutto per
oggetti legati a pratiche religiose o cerimoniali; tra questi sono
notevoli i dotaku, specie
di campane di bronzo la cui funzione non è del tutto chiara. Mentre
la società doveva essere egualitaria o quasi, gli insediamenti Yayoi
mostrano gli inizi di una struttura sociale più complessa e
gerarchica. Infatti, la struttura dei villaggi e la differenziazione
della ricchezza dei corredi funebri (ritrovati in caratteristiche
tombe a giara ricoperte da lastre di pietra) rispecchiano la gerarchia
sociale. Sono stati anche rinvenuti magazzini soprelevati adibiti alla
conservazione del riso e depositi di armi che fanno pensare alla
nascita di bande armate o piccoli eserciti per la difesa del villaggio
o l’espansione dell’influenza del gruppo a villaggi vicini. A poco
a poco sono quindi nati clan tribali estesi (uji)
legati da una comune origine e dalla venerazione di comuni antenati;
alcuni di questi si sono ingranditi, soggiogando o facendosi alleati
altri clan, fino ad assumere le caratteristiche di piccoli stati.
Alcuni di questi erano sicuramente in contatto con la Cina e la Corea
fin dal periodo Yayoi, come documentano i reperti archeologici e
alcuni passi delle cronache cinesi. Ad esempio secondo una cronaca
cinese del II secolo d.C. nella “terra dei Wa” (come i cinesi di
allora chiamavano il Giappone) esistevano circa un centinaio di stati,
di cui alcuni erano tributari della Cina. Inoltre, la “Cronaca dei
Wei” (Wei Zhi, compilata verso la metà del III secolo d.C.)
riferisce di un regno di Yamatai, comandato dalla regina e
sacerdotessa Himiko, che unificò una trentina di stati; non è però
chiaro se Yamatai sia da identificare con gli albori del successivo
stato Yamato (nell’attuale regione di Kyoto, Osaka e Nara) oppure
uno stato diverso (secondo alcuni, situato nel Kyushu). Periodi
Yamato - Kofun e Asuka. Alla fine del periodo Yayoi il
Giappone è diviso in decine di piccoli stati indipendenti, ma durante
il IV secolo d.C. uno di essi, inizialmente situato in una regione
nello Honshu centrale (quella di Yamato) inizia la creazione di uno
stato unitario e fonda una dinastia che, secondo tradizione, prosegue
ininterrotta fino ai giorni nostri grazie alla discendenza
della famiglia imperiale. In
questo articolo: Cronologia schematica,
Periodo Yamato-Kofun,
Periodo Asuka, introduzione del Buddishismo,
Riforme Taika, l’introduzione del modello amministrativo
cinese,
Guerre
di Corea. Cronologia schematica: 350–645
Periodo Yamato–Asuka I
gruppi uji si riuniscono sotto la sovranità Yamato privilegiato dalla discendenza
di Amaterasu. Politica
dei matrimoni. Espansione
in Corea. Graduatoria
nobiliare. Influssi
da continente tra il V e il VI secolo. Nel
corso del
VI secolo
le alleanze uji
traballano (perdita della corea). Prime
riflessioni sulla necessità
di un
diverso ordinamento dello stato. 552
o 538
Introduzione
del Buddhismo dalla Cora. 587
Vittoria
dei Soga
sui Monobe
e sui
Nakatomi. I Soga
fecero dei Buddhismo una religione di stato. 593
– 622 Reggenza di
Shotoku Taishi.
( Concetto di
stato centralizzato sul
modello cinese ).
Rivendicato il titolo di imperatore e figlio del cielo. 604
Promulgato
il codice dei 17 articoli di ispirazione
confuciano - buddista. 607
Prima
ambasciata in Cina. 645
Colpo
di stato Taika e riforme dell’era Taika. 645
– 710
Importazione di tradizioni straniere: buddhismo, confucianesimo
taoismo religioso;
lo Shinto si organizza traendo origine da tradizioni indigine; prime
interazioni di
queste tradizioni.
( Shinto primitivo e popolare). 702
Promulgazione
del codice Taiho. Periodo Yamato o Kofun Alla
fine del periodo Yayoi il Giappone e diviso in decine di piccoli stati
indipendenti, ma durante il IV secolo d.C. il clan uji Yamato dell’Honshu
centrale da origine ad una dinastia (quella di yamato) e da uno stato
unitario che unificherà il Giappone. I dettagli di questo processo di
unificazione sono in gran parte ignoti per l’assenza di documenti
diretti. Il primo documento scritto riguardo a questi eventi che sia
giunto in nostro possesso è il Kojiki, un’opera storica del 712
(cioè posteriore di tre secoli agli avvenimenti in questione). In
esso si riferisce di campagne militari e spedizioni punitive
intraprese dagli imperatori Yamato, ma le descrizioni sono
generalmente molto sommarie ed intrecciate di mitologia per cui è
difficile farsi un’idea precisa degli eventi storici a cui esse si
riferiscono. In esso si allude anche ad una “donazione di
territori” effettuata da parte di quello che doveva essere il clan
più potente oltre a quello di yamato: quello di Izumo. Anche in
questo caso non è facile capire se la narrazione del Kojiki si
riferisca ad un’alleanza o non nasconda piuttosto una conquista
militare. In questo periodo l’agricoltura, la metallurgia e la
tecnica di fabbricazione delle ceramiche e dei tessuti hanno un
notevole processo. Ciò è sicuramente legato allo sviluppo di una
struttura sociale organizzata, in cui ad esempio artigiani erano
suddivisi in corporazioni specializzate (chiamate be) in cui le
diverse tecniche venivano conservate e tramandate per via ereditaria.
Dal punto di vista archeologico i reperti più importanti di
quest’epoca sono i kofun, tombe a tumulo che si trovano a migliaia
in tutto lo Honshu e nella parte settentrionale del Kyushu. I konfun
sono costruiti da una camera funeraria in pietra ricoperta da un
tumulo di terra ricoperta (collina artificiale) di forma rotonda,
quadrata o dalla caratteristica sagoma a “buco di serratura”. I più
grandi di essi risalgono al IV – V secolo e sono situati nella
regione di Yamato
(attorno a Kyoto, Osaka e Nara); per le loro dimensioni sono da
annoverare tra i monumenti più importanti del mondo. Il più grande
kofun è quello conosciuto come tomba dell’imperatore Nintoku,
inizio del V secolo: la collina funeraria, alta 35 m. e lunga 500,
copre un’estensione di 32 ettari ed è circondata da un triplice
fossato. L’esistenza dei kofun testimonia l’elevato grado
d’organizzazione che lo stato di Yamato doveva aver raggiunto
all’epoca; inoltre il gran numero d’oggetti che sono stati trovati
come parte dei corredi funerari costituisce un importante documento
sul modo di vivere e sulla produzione artistica del tempo. In
particolare sono molto importanti da questo punto di vista gli haniwa,
oggetti di terracotta che sono stati trovati a migliaia nelle
immediate vicinanze dei kofun e la cui funzione non è chiara. Gli
haniwa più antichi sono semplici cilindri di terracotta, ma in epoca
posteriore assumono la forma di piccole statue che ritraggono
personaggi (guerrieri, sarcedotesse), animali di vario tipo ed oggetti
dell’epoca (abitazioni, imbarcazioni, ecc.). Durante il periodo
Yamato sono stati molto importanti i contatti con la Corea ed in
particolare con i regni di Paekche in Corea (stato alleato e
tributario di Yamato) sono stati uno dei canali preferenziali per
l’importazione in Giappone della cultura di altri paesi asiatici e d
in particolare della Cina. Periodo
Asuka, l’introduzione del Buddhismo Il
periodo Asuka è caratterizzato dall’assimilazione del buddhismo e
dalla cultura cinese (lettere, arti, musica) e dall’adozione
sistematica del modello di Stato e dell’ordinamento legislativo
della Cina. Il periodo prende il nome dalla valle di Asuka (poco a
nord dell’attuale città di Nara) in cui venivano costruiti i
palazzi imperiali; infatti, in questo periodo la residenza imperiale
veniva abbandonata e ricostruita alla morte di ogni imperatore a causa
della credenza shintoista secondo la quale un luogo è reso impuro
dalla morte di chi vi abita. Secondo il Nihon Shoki il buddhismo fu
introdotto ufficialmente in Giappone nel 552 quando Sangmyong, re di
Paekche, inviò un’ambasceria all’imperatore Yamato per chiedere
aiuto militare contro i regni di Shilla e Koguryo; l’ambasceria era
accompagnata da alcuni doni tra cui una statua del Buddha e le copie
di alcuni sutra e da una lettera che magnificava le “innumerevoli
benedizioni e fortune “arrecate da questa nuova dottrina giunta
dall’India. Oltre che a motivi di ordine religioso, l’introduzione
del buddhismo in Giappone fu certamente legata ad un tentativo di
rafforzare il potere imperiale nei confronti delle famiglie che
detenevano ereditariamente le cariche di dignitari di corte e che
condizionavano fortemente le decisioni dell’imperatore. Tali
posizioni erano giustificate ideologicamente sulla base dello
shintoismo in quanto le cariche più importanti (Omi) erano privilegio
delle famiglie che erano ritenute discendere in via collaterale da
Amaterasu (e che quindi erano mitologicamente imparentate con la
casata imperiale) mentre le cariche minori (Muraji) erano detenute
dalle famiglie discendenti da kami meno importanti. Perciò il
buddhismo fu lungamente avversato dai clan Muraji come i Nakatomi
(incaricati del culto shintoista) e i Mononobe (responsabili militari)
che temevano che la sua adozione avrebbe diminuito il proprio peso
politico, mentre fu appoggiato dai clan Omi e soprattutto dai Soga,
che speravano di accrescere in tal modo la propria influenza
sull’imperatore. La lotta tra le due fazioni durò circa 50 anni e
sfociò in una sanguinosa guerra civile: finalmente nel 587 i Soga
sconfissero definitivamente i Mononobe (battaglia del monte Shigi) e
conquistarono il potere; Soga no Umako fece uccidere l’imperatore
regnante e fece salire al trono sua nipote Suiko, assumendo egli
stesso la carica di primo ministro. L’importante carica di reggente
dell’Imperatrice Suiko fu affidata al nipote di lei, principe
Umayado, soprannominato Shotoku Taishi (Principe Santo e Virtuoso)
(572-622): fervente buddista, egli diede un forte impulso alla
diffusione della nuova religione. In questo periodo il buddhismo fu un
fenomeno piuttosto elitario e si diffuse soprattutto nella corte
imperiale e tra la nobiltà. Esso non sostituì affatto il culto
tradizionale dei kami (shinto[“via” dei kami] o shintoismo) ma si
affiancò ad esso: i kami continuarono ad essere venerati assieme alle
divinità buddiste (spesso nello stesso tempio) e si sviluppò una
forma di sincretismo religioso tipicamente giapponese che in seguito
ricevette anche giustificazioni teoriche (di solito interpretando i
kami come “manifestazioni locali” o nazionali delle divinità
buddiste “universali”). Periodo Asaka, le grandi riforme Taika A
shotoku Taishi è anche dovuto l’inizio di un processo di
modernizzazione dello stato giapponese in gran parte basato
sull’introduzione del sistema giuridico ed amministrativo cinese,
processo che durerà circa un secolo e si compirà tra notevoli
difficoltà e resistenze. Il primo passo in questo senso fu
l’adozione del complesso sistema burocratico cinese basato su 12
gradi funzionari (603), seguita nel 604 da una Costituzione in 17
articoli che regola i compiti ed i doveri di tali funzionari ed i loro
rapporti con il governo centrale. La Costituzione si apre con una
professione di fede buddhista ma in realtà
piuttosto da uno spirito confuciano che basa il benessere della
nazione sull’armonia tra le diverse componenti. Al fine di rendere
stabili i rapporti con la Cina Shotoku Taishi iniziò la consuetudine
di inviare regolarmente ambascerie ufficiali presso la corte Sui (3-4
ambascerie nel periodo 606-614) e dei Tang (19 ambascerie nel periodo
630-838); tali ambascerie avevano principalmente scopi diplomatici e
commerciali ma contribuirono anche grandemente alla diffusione della
cultura cinese in Giappone in quanto spesso comprendevano anche
persone che si fermavano in Cina per studiare il sistema legislativo,
le tecniche produttive ed artistiche, letteratura, la religione e
filosofia, il sistema di scrittura e l’arte (inclusa la musica)
ritornando in patria con le ambascerie successive. Queste persone
costituirono di fatto una èlite di intellettuali che erano favorevoli
alla politica di riforme e di centralizzazione iniziata da Shotoku
Taishi. La politica riformatrice di Shotoku Taishi era appoggiata
anche dal Umako, capo del clan dei Soga; però dopo la morte di questi
(626) i Soga cambiarono indirizzo, cercando di riporre la propria
influenza ai danni dell’autorità imperiale. Nel 643 Soga no Iruka
fece addirittura assassinare il principe Yamashiro (figlio di Shotoku
Taishi). Il strapotere di
Soga suscitò però la reazione della famiglia imperiale: nel 645 il
principe imperiale Naka no Oe si alleò con Kamatari, capo del clan
dei Nakatomi avverso ai Soga, ed operò un colpo di stato, uccidendo
Soga no Iruka e facendo salire al trono l’imperatore Kotoku. Ciò
pose fine al potere dei Soga e pose le basi dell’ascesa della
famiglia Nakatomi (il cui nome fu cambiato in Fujiwara, dal nome del
possedimento, nei pressi di Nara, concesso a Nakatomi
dall’imperatore Tenji nel 669). Il nuovo periodo inaugurato
dall’imperatore Kotoku fu battezzato Taika (Grande Cambiamento) e fu
segnato da una serie di riforme (riforme Taika, 646) che operarono
un’ulteriore burocratizzazione centralizzazione dello Stato. Da un
punto di vista politico e amministrativo vennero aboliti gli
uji (domini delle famigli nobili) e sostituiti con i kuni
(province amministrate da funzionari statali). Tutte le terre furono
dichiarate di proprietà dell’imperatore: esse venivano date in
concessione per un tempo limitato alle famiglie di contadini, operando
una ridistribuzione sulla base del numero di componenti dei nuclei
familiari dopo un periodo di 6 anni (che successivamente fu portato a
12 anni). In cambio i contadini dovevano corrispondere ai funzionari
imperiali una tassa in natura sul raccolto (solitamente in riso: la moneta ebbe
scarsissima diffusione nel Giappone antico) e prestare la propria
opera per corvèe per la realizzazione di opere pubbliche e per il
servizio militare obbligatoria. La nobiltà terriera, privata delle
terre, fu generalmente inserita nel nuovo sistema acquisendo il rango
di funzionario imperiale. A seguito di queste riforme l’imperatore
si trovò a disporre di un notevole potere economico e militare
(l’esercito imperiale fu particolarmente forte durante il regno
dell’imperatore Tenmu, 673-686). Le riforme Taika furono
definitivamente confermate dal codice Taiho Ritsu-Ryo (703), che
sancisce l’autorità dell’imperatore, le funzioni del Consiglio di
Stato e dei Ministri che da esso dipendono e comprende anche un codice
amministrativo e penale. Il codice Taiho divise il territorio
nazionale in 66 kuni (province), a loro volta divise in gun
(distretti) e gruppi di villaggi. Questa triplice serie di riforme
(Costituzione in 17 articoli, riforme Taika e codice Taiko Ritsu-Ryo)
sancisce la nascita di uno stato moderno e unitario in cui capi dei
diversi territori (kuni) perdono ogni potere politico autonomo
diventando funzionari dell’imperatore e la vecchia nobiltà terriera
si trasforma in nobiltà di corte (kuge). In questo periodo si delinea
chiaramente la separazione tra sovranità nominale, attribuita
all’imperatore, e potere politico effettivo, esercitato da primi
ministri o reggenti e in seguito (in periodo medievale) dallo shogun:
questa sarà una caratteristica costante del sistema politico
giapponese almeno fino alla Restaurazione Meiji (1868). Il sistema
amministrativo adottato ricalca in gran parte modelli cinesi ma
conserva un elemento tipicamente giapponese nell’attribuire molta
importanza al principio di ereditarietà. Infatti, in Cina il
reclutamento dei funzionari avveniva tramite un concorso per esame
mentre in Gippone le cariche pubbliche rimasero privilegio dei membri
delle famiglie aristocratiche (l’accesso all’Università che
poteva preparare i funzionari statali era riservata ai membri delle
famiglie nobili). L’autorità stessa dell’imperatore era basata
sulla sua discendenza da Amaterasu ed era quindi inalienabile, mentre
in Cina il “mandato celeste” affidato alla dinastia imperiale
poteva essere revocato se questa si dimostrava indegna del proprio
compito nei riguardi della nazione; tale principio confuciano, che in
pratica legittimava la ribellione del popolo ad un imperatore
ingiusto, non fu mai accettato in Giappone. Per quanto riguarda la
successione imperiale, la regola adottata in Giappone prendeva che
l’imperatore scegliesse il proprio successore all’interno della
famiglia imperiale ma non imponeva che esso fosse il figlio
primogenito (poteva essere anche un figlio minore, un fratello o un
nipote); poiché in pratica in tale scelta l’imperatore doveva
tenere conto anche delle pressioni delle famiglie nobili più
influenti, tale scelta è stata spesso la causa di accese lotte. Periodo Asuka, la guerra di Corea Durante
il periodo Asuka il Giappone intervenne militarmente in Corea per
proteggere lo stato Paekche contro l’aggressione di Shilla (alleato
con la Cina Tang). La spedizione si concluse però con una disfatta
totale: nel 663 la flotta giapponese fu sconfitta nella battaglia
navale di Hakusukinoe: il Giappone perse 170 navi e 27.000 uomini e si
ritirò definitivamente dalla Corea rinunciando per molti secoli ad
ogni mira espansionistica verso il continente. In seguito a questa
sconfitta ed alla conquista dello stato di Paekche da parte di Shilla
si verificò un intenso flusso immigratorio di esuli coreani che
introdurranno in Giappone molti elementi della cultura continentale.
Periodo
Nara 710- 784. Cronologia schematica 708
– 712 Costruzione
della capitale Nara (Heijiokyo). 710
– 784 Sei
scuole filosofiche di buddhismo; interazione di queste tradizioni. 752
Consacrazione del “grande Buddha” Daibutsu nel tempio
Todaiji a Nara, tuttora
l’antica costruzione in legno del mondo in essere. 781
– 806 Periodo
di
regno
dell’imperatore
Kammu: richiamato
in
vita
il
codice Taiho. Periodo Nara 710-794 Una
volta saldamente installato al potere, il clan “imperiale” fu
costretto a cercare al di fuori i principi politici e morali che
giustificassero la sua preponderanza politica e le istituzioni che gli
consentissero di instaurare nell’arcipelago un’embrionale
amministrazione. A tale duplice scopo si attinse ai classici
confuciani e ai sutra (libri canonici) buddisti; nello stesso tempo
furono prese a modello le istituzioni cinesi. Durante sei secoli,
periodo in cui veniva introdotto il buddhismo, si compì
nell’arcipelago una rivoluzione culturale, politica ed economica,
che inserì il Giappone nella sfera di influenza cinese. Il capo del
clan alleati al clan imperiale si convertì al buddhismo e assume il
titolo cinese di imperatore (tenno): l’antica aristocrazia dei clan
alleati al clan imperiale non rinnegò la sua origine “divina”, ma
rafforzò il suo potere sacrale attraverso i concetti di realtà e
responsabilità derivati dal confucianesimo cinese. L’epoca di Nara,
così chiamata dal nome della prima capitale fissa, Nara (costruita
nel 710), fu caratterizzata dall’assimilazione della cultura cinese
(introduzione della scrittura ideografica, redazione di cronache
nazionali (Nihongi) e di un codice di leggi (Taiho), riforma agraria).
Durante il periodo Nara il buddhismo ha una grande diffusione negli
ambienti aristocratici e nella corte imperiale ed acquista anche una
straordinaria influenza politica. Da un punto di vista politico ed
amministrativo viene continuata la linea di imitazione del modello
cinese iniziata dalle grandi riforme del periodo Asuka, anche se
questa comincia a mostrare i segni della crisi che si svilupperà
pienamente durante il successivo periodo Heian. La cerimonia di
apertura degli occhi del Grande Bubbha del Todaiji (752). Il moso biwa. La
prima capitale stabile. Il
grande sviluppo della burocrazia statale che era avvenuto durante il
periodo Asuka a seguito dell’adozione di un’organizzazione
amministrativa basata sul modello cinese rendeva ormai impossibile
continuare la pratica tradizionale di ricostruzione il palazzo
imperiale alla morte do ogni imperatore. Perciò già alla fine del
periodo Asuka era stata creata la prima capitale stabile (Fujiwara-kyo),
che era stata utilizzata nel periodo 694 – 710. Proseguendo in
questa direzione all’inizio dell’VII secolo fu deciso di costruire
una nuova grande capitale che rispondesse alle esigenze della corte e
che nello stesso tempo con la sua ricchezza ed estensione fosse segno
visibile del potere imperiale. La nuova città, battezzata Heijo-kyo
(in seguito assumerà in nome di Nara), fu progettata sul modello
della capitale della Cina Tang, Chang’an (attuale Xian), che era una
delle città più fiorenti, cosmopolite e ricche del mondo di allora
(contando circa due milioni di abitanti). Mappa della città di Nara nell’VIII secolo. Similmente
a Chang’an, Nara fu costruita sulla base di una pianta rettangolare,
solcata da un reticolo di strade ortogonali in direzione nord-sud ed
est-ovest che la dividevano in isolati di dimensioni uniformi. Il
palazzo imperiale si trovava al centro della zona settentrionale in
modo che il suo ingresso principale fosse rivolto a sud (direzione
considerata propizia secondo la geomanzia cinese). I quartieri
immediatamente a sud del palazzo imperiale erano occupati dalle
residenze dalla nobiltà di corte: ancora più a sud si trovavano le
zone più popolari, abitate da artigiani e mercanti. La città divenne
residenza imperiale a partire dal 710 ed ebbe un rapido sviluppo
(verso la metà dell’VIII secolo contava circa 200.000 abitanti). Lo sviluppo del buddhismo. Durante
il periodo Nara la corte imperiale non solo appoggio il buddhismo
ma arrivò a considerarlo quasi una religione di Stato (pur non
abbandonando lo shintoismo) e ben presto Nara si popolò di una
cinquantina di templi buddisti, appartenenti alle cosiddette “sei
sette di Nara”: joijitsu, Sanron, Hosso, Kusha, Kegon e Ritsu. In
particolare la setta Kegon ebbe un forte sostegno dalla corte
imperiale. Il maggior impulso alla diffusione del buddhismo fu dato
dall’Imperatore Shomu (che regnò dal 724 al 749) che fece costruire
in ogni provincia del Giappone un “tempio provinciale” (kokubunji)
ed un “convento provinciale di monache” (kokubunniji): come tempio
principale di questa rete egli fece edificare a Nara il Todaiji
(Grande Tempio Orientale), dove venivano istruiti ed ordinati tutti i
monaci che poi sarebbero stati destinati agli altri templi
provinciali. La statua del Grande Buddha (sopra) e la scala che ospita (sotto)Todaiji di Nara La
costruzione del Todaiji (terminata nel 752) fu un’impresa ciclopica:
la sala principale de tempio (Daibutsuden) conteneva una statua di
bronzo del Buddha Vairochana (il Buddha Signore dell’Universo) alta
18 m. e del peso di 450 tonnellate. La sala stessa (alta 48 metri) è
il più grande edificio in legno mai costruito (la sala e la statua
attualmente esistenti sono state ricostruite in poca successiva su
scala minore, dopo che gli originali sono stati distrutti da un
incendio). In breve il potere politico del clero buddista divenne così
forte da suscitare le preoccupazioni delle famiglie nobili (e in
particolare dalla famiglia Fujiwara) che temevano di veder indebolita
la propria influenza sull’imperatore. Significativo contrasto fu
l’episodio del monaco Dokyo che riuscì ad entrare nelle grazie
dell’ex-imperatrice Koken (che aveva regnato dal 749 al 758). Dokyo
si fece nominare Primo Ministro, poi Hoo ( titolo che designava gli
ex-imperatori ritirati in convento) e si preparava a succedere a
Shotoku sul trono imperiale, la morte dell’Imperatrice pose fine
alle sue ambizioni ed egli fu mandato in esilio (770). Da quel momento
gli imperatori e la corte cercarono (pur senza troppo successo) di
ridimensionare il potere politico dei monasteri buddisti. Periodo
Heian. Cronologia
schematica 794
– 1185
Periodo Heian: vengono
fondate le sette buddiste di Shingon e Tendai che
domineranno il periodo
Heian. Lo
shinto accresce
la propria
organizzazione. 805
Introduzione della scuola Tendai. 806
Introduzione della scuola Shingon. 838
Dodicesima e ultima ambasceria in Cina. 866
– 1160 Periodo
Fujiwara 995
– 1027 Posizione di supremazia di Fujiwara-no Michinaga. 1002
– 1019 Redazione
della storia del principe Genji. (Genji monogatori). Di Murasaki
Shikibu. 1086
– 1129 Shirakawa
introduce il
costume dell’esercito
del potere attraverso gli ex-imperatori (insei). 1159
– 1160 Conflitto
Hogen: Taira-no-Kiyomori ha il sopravento con le armi. 1175
Fondazione
della setta della Terra Pura (Iodo) a opera di Honen Shonin (1133 -
1212). 1180
– 1185 Guerra tra i Minamoto e i Taira (guerra genpei). Periodo
Heian (794 – 1185). Nel
794 con il trasferimento della capitale a kyoto si aprì la cosiddetta
“epoca Heian” (antico nome di Kyoto) che durò fino al 1185.
Questo periodo fu contrassegnato dalla graduale perdita di influenza
del clan Fujiwara, i cui capi avevano esercitato dall’866 all’882
funzioni di reggenti; sul piano religioso si assistette alla
trasformazione del buddhismo che si “giapponesizzò” e compenetrò
sempre più la vita nazionale. D’altra parte una nuova aristocrazia
terriera tese a riunire nelle sue mani le terre che le leggi del VII e
dell’VIII sec. Modellate su quelle cinesi avevano distribuito tra
numerosi piccoli coltivatori. La nuova classe aristocratica
beneficiava di numerose esenzioni fiscali e aveva un carattere
militare ben marcato: i suoi membri guerreggiavano continuamente tra
loro e con gli Ainu, che abitavano nella parte settentrionale di
Honshu. Verso il 1150 non restavano in lizza che due grandi famiglie,
i Taira e i Minamoto. I Taira divennero abbastanza potenti da
estromettere i Fujiwara, dopo di che si scontrarono con i Minamoto,
dando inizio a un periodo si aspre lotte che costituì l’età aurea
della cavalleria giapponese: la battaglia navale di Dan-noura (1185)
consacrò il trionfo della casata dei Minamoto. Da un punto di vista
politico il periodo Heian può essere diviso in due fasi distinte: una
prima fase (periodo Konin, 794 – 866) in cui continua la linea
politica di direzione di uno stato centralizzato e burocratico sul
modello cinese, iniziata dalle grandi riforme del periodo Asuka e
continuata durante il periodo Nara; una seconda fase (periodo Fujiwara,
866 – 1185) in cui il potere centrale si indebolisce
progressivamente, nascono domini (shoen) sempre più indipendenti e ci
si avvia verso un regime feudale. Verso la fine del periodo Nara
l’imperatore decise di spostare la capitale: in un primo tempo (784)
la nuova sede scelta è Nagaoka ( a nord di Nara), ma poco dopo il
progetto viene modificato e la capitale viene costruita poco più a
nord. Similmente a Nara, anche la nuova capitale è costruita sul
modello di Chang’an (capitale della Cina Tang) di cui ricalca anche
il nome; Heian-kyo cioè “Capitale della pace e della tranquillità”
(in cinese Chang’an significa “Lunga pace”). Successivamente la
città verrà chiamata semplicemente Kyoto (capitale). Piani di
costruzione delle città di Nagaoka (sotto) e Heian (sopra). La
residenza imperiale viene trasferita a Heian nel 794: tra i motivi del
trasferimento pare ci fosse il desiderio di limitare le ingerenze del
clero buddista, al quale infatti fu proibito di spostare i tempi da
Nara o di aprire sedi distaccate nella nuova capitale. Ciò provocherà
la progressiva decadenza delle “sei sette buddiste di Nara”, anche
se presto due nuove sette verranno importate dalla Cina ed avranno un
grande sviluppo: la setta Tendai e Shingon. Il fallimento
delle riforme Il
periodo Heian è caratterizzato dal progressivo fallimento (almeno dal
punto di vista amministrativo e fiscale) del sistema burocratico
centralizzato introdotto dalle grandi riforme del periodo Asuka. Fin
dall’inizio l’applicazione ridistribuiva di terre coltivate tra i
contadini era stata problematica: infatti essa, oltre che andare
contro alle abitudini della popolazione, richiedeva una notevole
organizzazione da parte dei funzionari che dovevano mantenere
aggiornato il censimento delle famiglie ed effettuare la ripartizione.
Per tale motivo questo sistema fu adottato solo nelle province vicine
alla capitale (probabilmente non venne adottato nelle province
periferiche) ed incontrò crescenti difficoltà, per cui venne
applicato sempre più saltuariamente ed alla fine fu abbandonato.
L’ultima ridistribuzione di terre fu effettuata nel 844: dopo tale
anno i terreni, pur rimanendo nominalmente di proprietà statale, di
fatto ritornarono nelle mani dei privati. Parallelamente potenti
famiglie nobili, templi buddisti e santuari shintoisti andavano
accumulando grandi appezzamenti di terreno privato (shien). Il nucleo
di tali possedimenti derivava da concessioni effettuate dagli
imperatori per ottenere il favore delle famiglie e dei templi più
potenti. Inoltre per incentivare la bonifica di nuove terre e
l’espansione del territorio nazionale verso nord-est (a spese degli
Ainu) era stata introdotta la regola per cui i territori vergini
bonificati non fossero sottoposti alla periodica ridistribuzione di
terre ma rimanessero nelle mani di chi li aveva dissodati;
naturalmente imprese del genere erano al di fuori dalla portata dei
singoli contadini e potevano essere effettuate solo da gruppi potenti.
Progressivamente molti di questi Shoen andavano acquisendo privilegi
particolari con l’esenzione dal pagamento delle tasse
(originariamente concessa ai possedimenti dei membri della famiglia
imperiale, degli alti funzionari di corte e dei templi) o addirittura
il privilegio dell’extraterritorialità (per cui i funzionari
statali non potevano entrarvi). D’altra parte gli shoen si
ingrandivano anche per l’afflusso di contadini e piccoli proprietari
che fuggivano dai possedimenti statali (soggetti a tasse gravose ed
all’obbligo di corvées e del servizio di leva) e cercavano
protezione in cambio del proprio servizio. L’effetto di questi
cambiamenti fu che gli introiti del governo centrale si ridussero
sempre più ed esso non fu più in grado di mantenere il sistema di
coscrizione obbligatoria: già dalla fine dell’VII secolo la leva
militare fu abolita e venne introdotto un esercito formato da
volontari. Nello stesso tempo molti degli shoen più potenti si
andavano dotando di eserciti privati con lo scopo di difendersi dagli
attacchi dei vicini, dei briganti e dei pirati e di estendere il
proprio potere. Questo fenomeno fu particolarmente rilevante nelle
zone periferiche dello stato dove l’esercito imperiale non arrivava
a mantenere l’ordine ed in particolare nella regione del Kanto (ad
est di Kyoto), che allora costituiva il confine dello stato verso le
regioni occupate dai “barbari” (Ainu). A partire dall’inizio del
periodo Heian ci fu un intensificarsi dei tentativi d’espansione
dello stato giapponese in direzione nord-est attraverso una serie di
campagne militari contro gli Ainu, che a quell’epoca costituivano
ancora una notevole potenza militare ed occupavano i territori ad est
del Kanto (la regione dove attualmente si trova Tokyo) e lo Hokkaido.
Nel 789 una spedizione di Yamato composta da 50.000 uomini fu
ripetutamente sconfitta dagli Ainu, che saranno definitivamente
debellati solo nel 876 da Fujiwara Yasunori. In definitiva si può
dire che per tutto il periodo Heian lo stato centrale (corte
imperiale) si è andato progressivamente indebolendo mentre nelle
province periferiche si andavano formando nuovi centri di potere sia
economico che militare e si andava costituendo una nuova classe: la
classe dei guerrieri ( bushi o samurai) e dell’aristocrazia militare
ad essa collegata. Inizialmente la corte imperiale cercò di rimanere
padrona della situazione concedendo benefici e assicurandosi i servigi
di una parte delle famiglie più potenti per proteggersi dalle
ambizioni delle altre ( in pratica usando il metodo del divide et
impera), ma alla fine questo stesso sistema le si ritorse contro,
perché essa si trovò a dipendere sempre più dall’aiuto di tali
famiglie senza avere possibilità di controllarle. L’ascesa
dei Fujiwara A
partire dal IX secolo la corte imperiale si richiude sempre di più in
se stessa allontanandosi dalla situazione e dai problemi del paese; la
nobiltà (kuge) vive rinchiusa nel palazzo imperiale o nei quartieri
nobili di Heian, dividendo il proprio tempo tra intrighi di palazzo e
raffinati esercizi artistici (soprattutto poesia e musica). La
corruzione domina e gli imperatori perdono sempre più autorità e
potere: di solito abdicano dopo un breve periodo di regno per non
essere più sottoposti a pressioni da parte delle famiglie più
potenti e per potersi a loro volta dedicare ai giochi di potere. Anche
i contatti con la Cina si affievoliscono e poi s’interrompono del
tutto (l’ultima ambasceria in Cina è dell’anno 838); a questo
contribuì certamente il fatto che durante il IX secolo la dinastia
Tang attraversava un periodo di profonda crisi che porterà presto
alla sua caduta (907). Durante il IX secolo la famiglia Fujiwara ( i
discendenti del clan Nakatomi che nel VII secolo avevano liquidato il
potere dei Soga ed appoggiato la riforma Taika) divenne così potente
da controllare completamente l’operato degli imperatori (tanto che
il periodo 866 – 1185 è chiamato periodo Fujiwara). Questo
obiettivo fu raggiunto soprattutto attraverso un’oculata “politica
matrimoniale”, cioè costringendo l’imperatore a prendere come
mogli le figlie dei personaggi più importanti della famiglia Fujiwara:
in questo modo i principi imperiali ed i futuri imperatori erano
parenti (nipoti) di Fujiwara e potevano facilmente essere influenzati
da essi. Il potere dei Fujiwara fu ulteriormente accresciuto da un
colpo di stato incruento effettuato da Fujiwara Yoshifusa, che nel 858
riuscì a far salire sul trono imperiale un nipote di 9 anni
proclamandosene reggente (sesso) e non abbandonando tale carica
neppure quando l’imperatore ebbe raggiunto la maggiore età. Il suo
successore come capo del clan Fujiwara, Mototsune, legalizzò tale
prassi istituendo la carica di Kwanpaku (reggente di un imperatore
maggiorenne), carica che Fujiwara detennero ininterrottamente per due
secoli, avendo quindi pieno controllo sull’operato
dell’imperatore. L’apice del potere dei Fujiwara si ebbe attorno
l’anno 1000 con Fujiwara Michinaga; questo periodo fu
contemporaneamente l’apice del rammollimento ma anche della
raffinatezza della vita di corte, gli anni in cui nacquero letterari
come il Genji monogatari ed il Matura no soshi. Il declino
dei Fuiwara. Il
poter dei Fujiwara si fondava non solo sulla diplomazia ma anche su
una potenza economica e militare che era basata sul possesso di grandi
Shoen; a poco a poco però essi furono sempre più invischiati negli
intrighi di corte e persero progressivamente il contatto con i propri
possedimenti, affidati a rami cadetti della famiglia non sempre
solidali con i capiclan di Heian. Contemporaneamente nella provincia
si stavano affermando nuovi clan come i Taira ed i Manamoto. Queste
famiglie erano nate come rami cadetti della famiglia imperiale, cioè
erano formate dai secondogeniti degli imperatori a cui veniva cambiato
cognome al fine di escluderli dalla successione dinastica ed a cui
venivano assegnati possedimenti nelle province, per questo motivo
erano animate da sentimenti di rivalsa nei confronti della corte di
Heian. Nella seconda metà del periodo Heian queste famiglie vennero a
possedere una notevole potenza economica e militare e cominciarono a
ribellarsi. In molti casi la corte imperiale ed i Fujiwara per domare
queste rivolte dovevano fare ricorso all’aiuto militare d’altre
famiglie, con cui quindi contraevano crescenti debiti. Nell’ultima
parte del periodo Heian il potere fu minato anche dalla creazione
dell’istituzione dell’insei (governo claustrale). Già
dall’inizio del periodo Heian gli imperatori avevano preso
l’abitudine di ritirarsi in un convento buddista dopo aver abdicato:
dato il potere detenuto dai monasteri, questa era una posizione molto
favorevole per sottrarsi agli intrighi di corte pur continuando ad
esercitare una forte influenza sugli ambienti politici. Nel 1086
questa consuetudine fu formalizzata istituendo l’insei, un vero e
proprio governo presieduto dall’imperatore abdicatario, con una sua
corte, i suoi ministri ed i suoi decreti. Per un periodo di circa
settantanni quest’istituzione protesse importanti shoen ed ebbe un
potere maggiore di quello della corte imperiale. A lungo andare però
le continue lotte tra imperatore regnante ed imperatore abdicatario
finirono per accrescere il potere delle famiglie Taira e Minamoto, che
venivano ripetutamente chiamate in causa a sostegno dell’uno o
dell’altro. La dittatura
Taira e la guerra Genpei. Nel
1156 l’imperatore regnante Go-Shitakawa sconfisse l’imperatore
abdicatario Sotoku, ponendo fine all’istituto dell’insei; la
vittoria fu riportata grazie all’appoggio militare delle famiglie
Taira e Minamoto. In seguito a questo aiuto Taira Kiyomori ricevette
alte cariche nella corte imperiale divenendo Primo Ministro ed
esercitando per 25 anni un controllo completo sull’imperatore,
grazie anche alla sua spregiudicatezza per cui non esitava a far
eliminare i propri avversari. Tra l’altro egli adottò la stessa
“politica matrimoniale” che era stata usata dai Fujiwara, dando
una propria figlia come sposa all’imperatore. Il periodo 1160 –
1185 è chiamato anche periodo Rokuhara (dalla residenza di Kiyomori a
Heian). Alla vittoria su Sotoku aveva contribuito anche Minamoto
Yoshitomo, il quale però era stato ripagato con benefici molto
inferiori: perciò nel 1160 si ribellò all’imperatore, ma venne
sconfitto ed ucciso da Taira Kiyomori (questa guerra è nota con il
nome di conflitto Hogen). Kiyomori rimase affascinato dalla sposa di
Yoshitomo e la prese come propria concubina, risparmiando la vita ai
figli di Yoshitomo ancora ragazzi (Yoritomo e Yoshitsune) e
limitandosi ad esiliarli nella regione di Izu. Questa debolezza gli fu
fatale in quanto Yoritomo e Yoshitsune si allearono con potenti
famiglie della provincia (inclusi molti Taira che erano stanchi della
dittatura di Kiyomori); nel 1180 essi stabilirono un quartier generale
a Kamakura nel Kanto (a sud dell’odierna Tokyo) e da li mossero
guerra a Kiyomori. Il conflitto (guerra Genpei) durò cinque anni e,
grazie all’abilità diplomatica di Yoritomo ed alla grande capacità
come condottiero di Yashitsune, si concluse con la totale sconfitta
dei Taira. Nella battaglia navale di Dan no Ura l’esercito
Taira fu sbaragliato e persero la vita tutti i capi famiglia (Kiyomori
era già morto nel 1181); morì annegato anche l’imperatore Anotoku
(nipote di Kiyomori, che allora aveva solo sette anni). La guerra
Genpei segna un punto di svolta nella storia del Giappone. Essa
costruisce lo scontro finale tra due mondi antitetici – il mondo
raffinato e corrotto degli aristocratici della corte di Heian ed il
mondo rude ed eroico delle famiglie di guerrieri della provincia –
uno scontro che segna la fine del primo mondo e l’inizio
dell’epoca medioevale. Essa rappresentata anche una delle principali
pagine epiche giapponesi e verrà ripresa innumerevoli volte nella
letteratura e nel teatro delle epoche successive. La più importante
di queste opere è lo Heike monogatari, una raccolta di racconti che
venivano declamati con l’accompagnamento del biwa da monaci
itineranti (biwa hoshi) e che inizialmente venivano tramandati
oralmente (in seguito furono raccolti per iscritto nell’opera che è
giunta fino a noi). Le nuove
sette buddiste Durante
il periodo Heian le tradizionali “sei sette di Nara” perdono
importanza, mentre vengono importate dalla Cina due nuove sette (la
setta Tendai e la setta Shingon). Nella seconda parte del periodo
Heian diminuisce l’influenza del buddhismo sulla nobiltà di corte,
mentre esso comincia a diffondersi anche tra i guerrieri della
provincia e tra la gente comune. In questo periodo e per tutto il
periodo medioevale i monasteri buddisti avranno un importante ruolo di
presentazione e diffusione della cultura e della civiltà, di
promozione del progresso tecnico (lavorazione della ceramica, metodi
di coltivazione e d irrigazione) e di assistenza alla popolazione,
ruolo che si può in qualche modo paragonare a quello dei monasteri
benedettini nell’Europa dell’alto medioevo. Inoltre essi erano
spesso proprietari di fiorenti shoen ed andarono acquisendo una
notevole potenza economica e militare. Il
fondatore della setta Tendai è il monaco Saicho (767 – 822); egli
si era recato in Cina con l’ambasceria dell’anno 804 e vi aveva
studiato la religione buddhista alla scuola fondata da Zhiyi (538 –
597), che si basava soprattutto sulla dottrina della diffusione della
natura del Buddha in tutto l’universo contenuta nel Sutra del Loto.
Al suo ritorno in Giappone nell’805 Saicho aveva fondato il
monastero Enryakuji sul monte Hiei (poco a nord di Heian) come centro
di formazione dei monaci. La setta Tendai propugnava sia la pratica
della meditazione che l’attività intellettuale e filosofica
(soprattutto attraverso lo studio dei testi classici) e le pratiche
esoteriche. Era inoltre caratterizzata da un forte impegno sociale e
politico. Negli intendimenti di Saichò la setta doveva avere un ruolo
di protezione e di guida spirituale della nazione. Per questo i monaci
della setta furono spesso impegnati in opere d’utilità pubblica o
svolsero il ruolo di funzionari statali. La setta
Shingon La setta Shingon fu fondata dal
monaco Kukai (774 - 835), che si era recato in Cina nell’804 con la
stessa ambasceria di Saicho ma aveva studiato spesso Huiguo (746 –
805) che lo aveva nominato suo successore. La setta Shingon aveva
un’impronta fortemente esoterica e dava una grande importanza a riti
basati sull’uso di mandala (immagini che rappresentano in forma
simbolica la dottrina buddhista, come il mandala Taizokai o del
Mondo-Matrice e il mandala Kongokai e del Mondo-Diamante), mudra
(gesti simbolici delle mani) e mantra (invocazioni). Nell’816 Kukai
fondò il monastero Kongobuji sul Koyasan (monte Koya) in una regione
selvaggia a sud-ovest di Nara. Kukai fu anche un uomo dalla vasta
cultura (poeta, letterato e grande calligrafo) ed esercitò una grande
influenza sulla corte ed il particolare sull’Imperatore Saga (che
regnò dall’809 all’823) che gli conferì importanti incarichi nel
Todaiji. Periodi
Kamakura. Cronologia schematica 1185
– 1333 Periodo Kamakura, vengono fondate le sette buddiste
della Pura Terra di Nichiren e
Zen che domineranno
il periodo Kamakura; sviluppo di uno Shinto medioevale
altamente eclettico. Completa fusione di
queste tradizioni. 1192
A Yoritomo
viene conferito il titolo si Shogun. 1205
Hojo-no-Torimasa diventa Shikken (reggente per lo Shogun). 1232
Il
codice Joei
(Joei-shikimoku), il
Codice del
periodo Kmakura
è promulgato dagli Hojo. 1270
– 1281 Invasioni mongole. 1334
Restaurazione Kemmu sotto Go Daigo. 1333
– 1600
Definizione di
sette e
linee confessionali; introduzione del
cristianesimo (XVI secolo). Periodo Kamakura Dopo
la sua vittoria sui Taira, Yoritomo, capo del Clan Minamoto, si
proclamò (1192) generalissimo (shogun) creando così una nuova
istituzione, lo shogunato, destinata a durare fino al 1867. Egli
elesse a capitale la città di Kamakura, 20 km. A sud di Yokohama, e
dopo aver ripartito le province tra i suoi compagni d’armi instaurò
una vera dittatura. Il sorgere di questo regime non provocò tuttavia
la fine del regime imperiale e lo shogunato si incorporò nelle
strutture preesistenti. L’imperatore, la sua corte, i suoi ministri
continuarono a risiedere a Kyoto, ma la machina imperiale girava ormai
a vuoto. Nell’epoca Kamakura (1192 – 1333) si produsse un nuovo
frazionamento del potere, questa volta a spese del regime shogunale.
Dopo la morte di Yoritomo (1199) i suoi vicari (shikken), del clan
Hojo, eliminarono definitivamente i Minamoto, poi si arrogarono il
diritto di esercitare il potere derivato, dicevano i nuovi shogun,
direttamente da Yoritomo, gli usurpatori Hojo seppero conservare il
potere per oltre un secolo (1200 – 1333), che fu un periodo tra i più
prosperi della storia giapponese: grazie all’energia di uno di essi,
Tokimune, il Giappone riuscì a conservare la sua indipendenza
minacciata da due tentativi di invasione mongola nel 1274 e nel 1281. Periodo
Ashikaga – Muromachi (1338 – 1573). Cronologia
schematica 1368
– 1394
Yoshimitsu terzo Shogun (1358 – 1408). 1449
– 1473
Yoshimasa ottavo Shogun (morto 1490). 1467
– 1477
Guerra onin. 1542
o 1453 I
Portoghesi a Tanegashima primi contatti commerciali; introduzione di
armi da fuoco occidentali. 1545
– 1563
Continue
scorrerie di pirati-mercanti Giapponesi sulle coste della Cina.
Hakata, Sakai e Dirado emergono come centri commerciali per rapporti
con Sud-Est asiatico e il contrabbando con la Cina. 1549
Il gesuita Francesco Saverio (1506 – 1552) entra in
Giappone. 1557
Stazione commerciale portoghese a Macao. Periodo
Muromachi
–
Ashikaga. L’enorme
sforzo finanziario compiuto nel corso della guerra contro i Mongoli
(si erano dovute fortificare le coste dell’arcipelago) aveva
rovinato le finanze shogunali, mentre i grandi daimyo (signori
feudali) del sud-est manifestavano velleità di indipendenza. La crisi
fu risolta nel 1338 da un uomo nuovo, Ashikaga Takauji, che si installò
a Kyoto e si proclamò shogun, iniziando il periodo detto Muromachi
(1338 – 1573). Come già i Minamoto, gli Ashikaga si rivelarono
incapaci di dare un governo al Giappone, preda dei dissensi provocati
dalla crescente potenza dei grandi daimyo e dei monasteri buddisti che
disponevano di veri eserciti. La loro autorità fu inoltre gravemente
compromessa fin dagli inizi da uno scisma dinastico: Daigo II (Go-Daigo),
il legittimo imperatore che aveva privato Takauji del potere, si
rifugiò nella fortezza di Yoshino, a sud di Kyoto, di dove poteva
mantenere la sua influenza sulle grandi famiglie guerriere, mentre un
imperatore rivale, tenuto sotto la stretta sorveglianza degli Ashikaga,
teneva corte a Kyoto. Due altri fatti importanti caratterizzarono
questo periodo Muromachi: da una parte, lo sviluppo di un ceto di
mercati all’ingrosso, di cambiavalute, di usurai, di trasportatori,
che costituì il primo nucleo di una borghesia urbana: dall’altra, i
rapporti commerciali con il continente, interrotti dopo i primi
fruttuosi contatti del VII sec., ripresero con vigore nei sec. XV e
XVI, mentre i primi Occidentali, commercianti e missionari portoghesi
e spagnoli, sbarcavano nell’arcipelago a partire 1542. i Giapponesi
accolsero dapprima con molto favore il cristianesimo (agli inizi del
XVII sec. Si calcola che i cristiani fra la popolazione ammontassero a
circa 300.000), come pure le armi da fuoco e la tecnica militare
europee. Periodo
Azuchi – Momoyama (1568 – 1600) o Shokuho. Verso
la metà del XVI sec. Il potere detenuto dalla famiglia Ashikaga si
era fortemente indebolito. In questo quadro di debolezza del potere
centrale, tre guerrieri di modesta origine unificarono il Giappone
facendolo entrare in una nuova fase storica: Oda Nobunaga, che
sottomise le province del centro e depose Yoshiaki Ashikaga che fu
l’ultimo shogun della casata nel 1573. Toyotomi Hideyoshi, figlio di
contadini che, raggiunto il potere, completò l’opera di
accertamento iniziata da Nobunaga, ma trascinò l’esercito nipponico
nella disastrosa avventura di Corea (1598). Fu però; Iyeyasu, della
famiglia Tokugawa, ad unificare definitivamente il Giappone,
schiacciando i daimyo dissidenti nella battaglia di Sekigahara (1600)
e che, proclamandosi shogun, fondò una casata destinata a governare
il Giappone per due secoli e mezzo fino all’inizio dell’era Meji. Cronologia
schematica 1568
Inizia
la fase finale della
centralizzazione politico-militare: Nobunaga Oda (1534 – 1582) si
impone come il più forte
tra i daimyo, conquistando Kyoto e sottomettendo al
proprio volere
tanto l’imperatore quando lo “shogun”. 1569
La
città libera di Sakai si pone sotto la protezione di Nobunaga. 157
Fondazione di Nagasaki
da parte
di un
daimyo convertito
al cristianesimo.
Il porto diviene rapidamente il maggior centro commerciale per
i rapporti con Macao portoghese e nove anni più tardi passa sotto
l’amministrazione dei missionari-mercanti gesuiti. 1571–
1576 Si diffonde la
pratica del casato dei terreni e si cominciano a disarmare i
contadini. 1571–
1580 Nobunaga
Oda distrugge
buona parte delle
fortezze monastiche delle sette religiose
infliggendo un
colpo decisivo
al potere temporale del monaci Buddisti. 1574
Tentativo, che
si ripeterà
nel 1582, da parte
di una flotta pirata cino – giapponese di occupare le Filippine
spagnole. 1576
– 1579 Nobunaga Oda
costruisce il
castello di Azuchi
(presso il lago
Biwa), prima residenza
fortificata costruita in funzione dell’uso delle armi da
fuoco. Gli eserciti sono
ormai “professionali” e vi prevale decisamente la massa
della fanteria. 1582
Assassinio
de Nobunaga
Oda, lo sostituisce
nel dominio di
fatto sul paese, nel 1584
Hideyoshi Toyotomi (1536 – 1598)
il maggiore dei suoi generali e grosso feudatario. 1585
Inizia un
integrale censimento catastale dell’intera nazione accompagnato da
un nuovo sistema fiscale e dell’estensione progressiva tutte le
campagne di nuovi rapporti giuridici sulla conduzione della terra. 1586
Toyotomi
Hideyoshi costruisce il castello di Osaka. 1585
– 1590 I
gruppi di feudatari
dell’isole di
Shikoku e Kyushu e del kanto che si erano mantenuti relativamente autonomi rispetto al potere di
Hideyoshi, inclusi alcuni daimyo
cristiani, vengono sottomessi con la forza. Tra i principali alleati di
Hideyoshi Toyotomi
si afferma
decisamente Ieyasu
Tokugawa (1542 –
1616), cui
viene assegnato,
in fase di
distribuzione delle terre
dei venti,
il feudo
maggiore, comprende buona parte del Kanto. 1587
I gesuiti
sono estromessi dal controllo di Nagasaki che passa alle dipendenze
del governo di Hideyoshi Toyotomi. Primi ostacoli al Cristianesimo. 1587
– 1890 Lotta
alla pirateria e
imposizione di controlli governativi (licenze) alle navi giapponesi
impegnante nei commerci con l’estero. 1588
Confisca su
tutto il territorio delle armi
in possesso dei non samurai, particolarmente dei contadini. 1589
Editto sulla
divisione rigoroso del popolo in quattro classi (samurai, contadini,
artigiani, mercanti). 1590
Si delinea
una forma amministrativa unica all’interno degli “han” modellata
sull’esempio del governo di Hideyoshi. Le città fortezze, centri
politici ed economici degli “han” sostituiscono gradualmente i
castelli e le rocche fortificate. Hideyoshi è signore assoluto del
Giappone. 1592-
1598 Invasione
della Corea
(cui non
partecipano le forze di molti daimyo, tra
cui quelle
di Ieyasu Tokugawa
), con
scontri diretti
con i cinesi intervenuti in
difesa dello
stato “vassallo”.
I giapponesi superano lo Yalu, entrando in Manciuria
ma vengono sconfitti
ripetutamente sui mari e
posti in
grosse difficoltà
dall’insurrezione
delle campagne
coreane. Il corpo Giapponese si ritira alla morte di Hideyoshi. 1598
Morte
di Hideyoshi
Toyotomi. Completamento del primo
catasto nazionale: il potenziale produttivo si aggira sui 28
milioni di quintali di cereali. Periodo
Tokugawa (Edo). HideYoshi
Toyotomi, aveva realizzato sul finire del XVI sec. L’unità
dell’intero Giappone affidandosi però al solo potere delle armi.
Fu Iyeyasu Tokugawa a renderla definitiva dandole un solido
fondamento amministrativo e giuridico. Egli si fece conferire
dall’imperatore il titolo ereditario di Shogun
(1603) e stabilì la sede del suo governo a Edo (l’odierna Tokyo).
Ridusse tutti i daimyo sotto il suo controllo attraverso una fitta
rete di spie e costringendo i parenti prossimi dei daimyo a vivere
alla sua corte quali ostaggi e gli stessi daimyo a risiedervi
periodicamente. La stessa corte imperiale fu sottoposta alla
sorveglianza costante dei funzionari shogunali delegati a Kyoto. Per
quanto riguarda la politica estera, Iyeyasu e i suoi successori
fecero di tutto per isolare il Giappone dal resto del mondo; a partire
dal 1624 decreti di espulsione colpirono gli stranieri e solo pochi
mercanti cinesi e olandesi confinati nell’isola di Deshima, in
prossimità di Nagasaki, furono ammessi a commerciare nel 1640
attraverso funzionari shogunali in veste di intermediari. Fu vietato
ai Giapponesi di espatriare sotto pena di morte (1633) e il
tonnellaggio delle navi mercantili fu limitato così da rendere
impossibile la navigazione oceanica (1637). Naturalmente i primi a
soffrire di questa politica furono i missionari e gli indigeni
convertiti. Nel 1637 scoppiò nella penisola Shimabara una rivolta tra
la popolazione giapponese convertita al cristianesimo che terminò con
lo sterminio di 37.000 insorti. Da questo momento il cristianesimo
cessò di esistere in Giappone come religione organizzata. L’epoca
Tokugawa, culminata nel periodo Genroku (1687-1709), fu caratterizzata
dalla rapida ascesa della borghesia cittadina, mentre diminuiva in
proporzione l’influenza della vecchia casta dirigente dei daimyo,
legata ad un’economia agricola. La situazione dei contadini, che
costruivano la principale classe produttiva, restò per tutto questo
periodo critico e lo stesso shogun dovette ripetutamente intervenire
per domare talune rivolte nelle campagne, assai violente. Nel corso
del XIX sec. Si svilupparono le contraddizioni interne che resero
possibile la trasformazione del Giappone in uno Stato moderno e
l’abolizione del dualismo di imperatore e shogun. A partire dal XVII
sec. Si era formato intorno ai potenti capi dei clan meridionali e
occidentali un movimento di opinione favorevole alla restaurazione
dell’autorità imperiale, e questi capi, d’altra parte,
manifestavano un costante interesse per le arti e la tecnologia
occidentali. A partire dal 1825 le potenze occidentali esercitarono
sul Giappone il loro crescente pressione: esse chiedevano in
particolare un trattamento umano per i loro naufraghi, la concessione
di stazioni carbonifere nei porti portoghesi e la libertà di operare
sul suolo dell’arcipelago per i loro mercanti e per i loro
missionari. La prima mossa in questo senso ebbe luogo nel 1853, quando
il comandante americano Matthew Perry, violando i divieti, entrò con
le sue navi nella baia di Yedo (Tokyo) e l’anno successivo impose al
governo dello shogun una convenzione relativa ai naufraghi e
l’apertura di due porti per il rifornimento delle navi americane.
Nel 1856 giunse a Edo il primo ambasciatore americano, Townsend Harris,
che ottenne la firma di un trattato commerciale (29 luglio 1858) sul
quale si modellarono nei mesi seguenti analoghi trattati stipulati da
Olandesi, Russi, Inglesi e Francesi. Tali trattati aprirono il
Giappone alle relazioni politiche, culturali e commerciali con
l’Occidente, provocando un’immediata reazione da parte dei nemici
del regime shogunale. Questi si abbandonarono, nel nome
dell’imperatore, ad una serie d’atti di violenza contro i
residenti stranieri (dodici dei quali furono assassinati tra il 1859 e
il 1862) e nel 1863 bombardarono le loro navi a Shimonoseki, il che
provocò rappresaglie immediate da parte delle potenze. Di fronte ai
mezzi militari degli Occidentali, l’impotenza del governo shogunale
divenne palese agli occhi dei suoi stessi seguaci: il 9 novembre 1867
Yoshinobu, ultimo degli shogun Tokugawa, si piegò senza tentar di
resistere e rimise tutti i poteri all’imperatore Mutsuhito (Meiji)
allora quindicenne. Cronologia
schematica: Periodo
Tokugawa (o di Edo)
1600-1868. 1600
Battaglia di Sekigakara tra i principali aspiranti alla
“successione” di Hideyoshi.
La
vittoria
di
Ieyasu
Tokugawa
e
dei
suoi alleati (daimyo “fudai” )
gli
assicura
il
pieno
controllo
del
paese.
Tra
gli sconfitti
a Sekigara
si trovano
alcuni dei principali daimyo “tozama” del Giappone
meridionale
come
Shimazu
del
Satsuma
e
Mori
del
Choshu
che guideranno
le
forze
anti - tokugawa
nella
restaurazione
del
1868,
ed alcuni daimyo
convertiti al cristianesimo. Nuova vasta ridistribuzione di
feudi a favore dei Tokugawa e dei Fudai. 1600-1605
Massima
espansione
delle
comunità
private
giapponesi (commerciali militari) nel Sud-Est asiatico. Corpi
mercenari Giapponesi alle dirette dipendenze dei governanti della
Birmania, Siam e Cambogia e della guarnigione portoghese a Malacca.
Stazioni commerciali in Tonchino, Annam e Filippine. Falliti tentativi
dei Tokugawa di ottenere armi, naviglio moderno, e tecnici minerari
dei Spagnoli di Manila. Riforma del sistema monetario con nuove
coniazioni per oro, argento e rame. 1603
Ieyasu
Tokugawa
nominato
shogun
dall’imperatore.
Si
intensifica
il processo di concentrazione urbana e d’espulsione dei
samurai dalle campagne. Si approfondisce l’opera di riorganizzazione
fiscale e amministrativa nelle aree rurali. Il ruolo della casa
imperiale diviene assolutamente simbolico. 1609
Gli
olandesi costruirono il loro primo stabilimento commerciale a Hirado 1609-1611
Il daimyo di Satsuma stabilisce definitivamente il
predominio giapponese sulle Ryukyu (Loochoo). 1614-1615
Assedio
e distribuzione
di Osaka
ove
era rifugiato il figlio di Hideyoshi Toyotomi, Hideyori,
con l’appoggio
di
alcuni
daimyo
ancora
fedeli
ai Toyotomi. Ieyasu
avrebbe
messo
in
campo
quasi
200.000
uomini; tra i 100.000 difensori di
Osaka numerosi i samurai sbandati (ronin). Ulteriore
riorganizzazione
dei
feudi
a vantaggio
dei Tokugawa. Osaka assieme a Kyoto, Sakai, Nagasaki, Edo,
ad
alcune principali fortezze, alle maggiori vie di comunicazione,
è posta sotto il diretto controllo shogunale. 1615
Prima
emissione
scritta
di
regole
giuridiche
e
morali nei confronti dei feudatari
e
dei
samurai
come
classe
dirigente. Riprende
su vasta scala l’opera
di
rimodellamento
della legislazione e delle pratiche di governo degli han sullo
schema dello shogunato. 1616
Morte
di
Ieyasu
Tokugawa.
La situazione
politica
è ormai interamente controllata dai Tokugawa. 1616
Le
navi degli
occidentali
possono
commerciare
solo
con
Hirado
e Nagasaki.
Le
licenze
alle
navi Giapponesi che commerciano con il Sud-est si fanno più
rare. 1616-1622
Le pressioni e le ingerenze dei missionari-mercanti
spagnoli e portoghesi si
moltiplicano
causando
reazioni
sempre
più
dure
dello
shogunato. Facendo
leva
sul
contenuto
sociale del messaggio cristiano, i missionari Rafforzano
le proprie posizioni diffondendo la nuova fede tra i contadini
poveri delle campagne del Giappone. 1620-1625
Osaka si afferma come principale mercato nazionale per la
commercializzazione
del
riso
ricevuto
dall’aristocrazia
come
imposta. Oltre
un
centinaio
di
magazzini
sono
già
sorti
in
città
per
la conservazione del cereale. 1624
Nasce
la
prima
compagnia
di
navigazione
per
il
regolare trasporto di merci di lusso e di massa tra Osaka e
Edo. 1625
Proibizione
agli
spagnoli
di
risiedere
in
Giappone.
Quest’ultimi,
che possono ancora commerciare continuano ad introdurre
clandestinamente missionari dalle Filippine. 1628
Grave
incidente
navale
tra spagnoli e Giapponesi nel golfo del Siam. Lo shogunato
blocca
tutti
i
traffici
con gli occidentali per quattro anni fino ad ottenere
soddisfacimento da Manila 1633-1636
Con
una
serie
di
istituzioni
ai
propri funzionari, il governo shogunale vieta
ai
sudditi
giapponesi di recarsi all’estero, di navigare in alto mare,
di costruire
vascelli
oltre
un
certo
tonnellaggio. Viene istituito (1635) il monopolio
governativo per l’acquisto della seta cinese e stabilisce
norme per
la residenza
ed i movimenti
dei forestieri. Inizia il concentramento a Deshima (Nagasaki)
degli stabilimenti commerciali degli stranieri. 1635-1642
Vengono completate e definite le norme sulle residenza
alternata
dei daimyo. L’espansione demografica di Edo assume ritmi
altissimi. 1637-1638
Rivolta di Shimabara ( nell’isola di
Kyushu ). Ad un’insurrezione contadina
si
affiancano
numerosi samurai sbandati, soprattutto “ronin” degli ex
daimyo cristiani sconfitti a Sekigahara. La repressione è dura. 1638
Espulsione dei mercanti portoghesi dal territorio giapponese. 1639
Divieto perpetuo alla navi portoghesi di attraccare in Giappone.
Ulteriori pesantissime misure contro convertiti e missionari. 1640
Un
vascello
portoghese
con
una
missione
diplomatica
della comunità
mercantile
di
Macao
arriva
a
Nagasaki. Delle
settanta persone a bordo cinquantasette
vengono decapitate e tredici rispedite a Macao. Il vascello
distrutto. 1641
Si
completa
il
trasferimento
dello stabilimento commerciale a Deshima. Oltre
agli
olandesi,
il
Giappone
rimane
aperto al commercio dei cinesi (via
Nagasaki )
e
dei
coreani
(via
Tsushima ),
sotto
rigide
regole
di monopolio semipubblico. 1642
La
dinamica
delle
forze
di
produzione
in
agricoltura
comincia
a scardinare
l’ordine
Tokugawa, lo
shogunato vieta ai contadini di cedere la terra cui sono
perpetuamente legati. 1646
Un
diplomatico
cinese
visita
il
Giappone
per
ottenere
aiuti
contro l’invasione
mancese. La politica di chiusura e di non intervento
all’estero è ribadita dai Tokugawa. 1650
Il
“Codice
dei
cento Articoli” ribadisce ed accentua il carattere elitario e
chiuso
della
classe
samurai,
con
rigide
norme di comportamento. Alle grosse difficoltà economiche in
cui versa gran parte dei guerrieri di rango inferiore
viene
data
una
veste
etica
che
tende
ad idealizzare frugalità e disciplina. 1651-1652
Scoperti a Edo due complotti anti–shogunali preparati da
gruppi di “ronin ”.
Il
problema
della
sistemazione
di
vaste
masse
di
guerrieri disoccupati rimane aperto, bande di “ronin” e di
“bravi” continueranno a turbare la vita notturna della capitale
sino ad almeno il 1686. 1657
Edo
semidistrutta
da
un incendio. L’assistenza pubblica, attuata tramite
l’annona
e
i contributi
finanziari, si dimostra efficiente e la ricostruzione procede
con grande rapidità. 1658
Nuova
richiesta
cinese
per
un
intervento
giapponese
contro i manciù. Dopo un lungo dibattito lo shogunato rifiuta
di impegnarsi. 1662-1670
Le
funzioni
creditizie
e
finanziarie
dei
banchieri
di
Osaka,
inclusi
i rapporti del mercato finanziario con il governo, sono
centralizzate sotto il controllo
di
un
organismo
composto
da
dieci banchieri e nominato dal centro. 1664
Su
modello
di
un’istruzione
shogunale
del
1640
tutti
i
daimyo istituiscono
un
tribunale
per il controllo delle sette religiose dissidenti. I templi
buddisti di villaggio compileranno registri della popolazione,
con ogni
possibile
informazione
demografica,
confessionale
e
di comportamento. 1670-1680
Il mercato di Osaka porta a pieno sviluppo una lunga serie
di moderni strumenti finanziari, monetari, e creditizi. Diffusione dei
mezzi di pagamento cartacei,
delle
cambiali,
delle
contrattazioni
a
termine, dell’emissione obbligazionaria, ecc. 1673
Continua
la
concentrazione
dei
diritti
sulle
terre
sulle
mani
di poche famiglie
dominanti nei villaggi. Lo shogunato rinnova le disposizioni
del1643 e cerca di porre altri ostacoli legali al fenomeno. 1658-1688
Limiti
quantitativi
al
commercio internazionale per gli olandesi, i cinesi e i
coreani.
Periodo Genroku 1688-1704 La
prosperità e il potere economico della borghesia mercantile e urbana
raggiungono il massimo sviluppo nei primi anni di questo periodo e
sono accompagnate da forti tensioni inflazionistiche e da frenetiche
attività speculative. 1691
Le trentaquattro maggiori
corporazioni mercantili
di Edo
e di Osaka entrano
nella “compagnia”
che gestisce
i traffici
marittimi tra
le due metropoli. Osaka è ormai il mercato per le merci di
tutto il paese ed il suo porto ha
un movimento
annuo di parecchie
centinaia di
migliaia di
tonnellate. 1695
Il disordine
finanziario obbliga
lo shogunato alla prima
svalutazione della moneta aurea dopo un secolo di stabilità. 1697
Viene pubblicato
ed avrà
vasta diffusione il Nogyo
Zensho, primo
trattato di agricoltura
e carattere nettamente
scientifico ed indirizzato al profitto dell’azienda. La borsa
del riso di Dojima (a Osaka), formalmente in
funzione da
alcuni decenni,
viene ufficialmente riconosciuta dal
governo. Vi si stabiliscono le quotazioni valide per tutto il paese. 1703
I
quarantasette ronin:
un gruppo di quarantasette samurai il cui daimyo era
stato giustiziato
per ordine
del governo,
assaltano la dimora di un alto funzionario di Edo e commettono
di seguito suicidio collettivamente. L’episodio
sarà considerato un punto
di riferimento classico per i samurai anti – Tokugawa del
1868 ed in genere per il militarismo
giapponese e per l’educazione delle nuove generazioni
dopo la restaurazione. 1705
La crisi
latente tra borghesia urbana e aristocrazia precipita: confisca
dei beni degli Yodoya, una
delle case
commerciali più
ricche e potenti di Osaka. Molti mercanti deviano i propri
investimenti verso l’agricoltura. 1711-1715
Continua la serie
di “operazioni” governative sulla moneta. L’inflazione è
finalmente bloccata, ma il prezzo
del riso minaccia di
scendere troppo, riducendo le rendite aristocratiche e le entrate
shogunali e dei daimyo. 1715
Culmine dell’espansione demografica delle tre “metropoli
” Osaka, Kyoto, Edo.
La popolazione complessiva
dei tre centri si aggira
sui due milioni di abitanti di cui oltre la metà a Edo. 1720
Parzialmente rimosso
il divieto di importare i libri concernenti le scienze occidentali. 1730
Ultimi
tentativi del governo di scalzare le posizioni della borghesia urbana
con interventi
diretti sul mercato finanziario e sulle borse merci. La
produzione cerealicola
comincia a
stagnare e
con essa si
attenua fortemente l’incremento demografico
del paese. I
grossi proprietari terrieri indirizzano gli investimenti verso le
produzioni tessili, il tabacco, l’indaco, lo zucchero e così via
per sostituire le importazioni crollate dopo il 1715,
ma soprattutto per soddisfare
le richieste delle
nuove famiglie benestanti nelle campagne.
1730-1740
Le
corporazioni e le associazioni mercantili
vengono gradualmente riconosciute ed ufficializzate nei loro
privilegi. L’accordo di
fatto fra borghesia urbana
ed aristocratica
porta ad istituzionalizzare i “prestiti volontari” dei mercanti al
governo che compensano in parte la rigidità delle entrate shogunali
di origine agricola. 1740-1760
Le
condizioni di
vita delle masse
contadine si aggravano sempre di più di
fronte all’ampliarsi ed all’irrobustirsi
delle potenti famiglie di agrari nei villaggi. Sollevazioni ed
insurrezioni locali sempre più frequenti. 1742
Elaborazione formale
di un
insieme di norme penali ed amministrative che
si affiancano
al codice dei samurai, migliorando il sistema giuridico
feudale. 1742-1757
Avventurieri
e cacciatori di pellicce
russi scendono
dalla Kamcatka
lungo le Curili. Primi contatti e scontri con i Giapponesi. 1745
Primo
vocabolario olandese - giapponese compilato e pubblicato in Giappone. 1751
La morte
di Yoshimune Tokugawa (shogun dal 1716 al 1744), la direzione
effettiva dello shogunato
comincia ad uscire dalle mani della famiglia Tokugawa.
Contemporaneamente la capacità di coesione del sistema
politico feudale presenta le prime crepe. 1764
Grossa
insurrezione nel Kanto con la partecipazione di decine di migliaia di
contadini. 1770-1780
Prosegue
l’irrigidimento monopolistico delle corporazioni urbane. Lo
shogunato si impegna direttamente in attività commerciali
e produttive e lo stesso
accade in
molti han.
Le finanze di
buona parte dei daimyo sono costantemente
sull’orlo della bancarotta e le amministrazioni locali si
mantengono in
piedi con
crediti privati
ed interventi
autoritari. Sorgono sempre
più numerose
la manifatture
rurali, ormai
in piena e diretta concorrenza
con le
corporazioni urbane appoggiate dal governo. Lo
sfruttamento del lavoro
e della
terra si
intensifica, consentendo di mantenere
elevate produttività
e accumulazione
a spese
delle masse
contadine. Per
tutto il
Seicento il
tasso di
crescita della popolazione è
bassissimo. 1772
I traffici
marittimi costieri hanno ormai raggiunto dimensioni molto rilevanti.
Le due
maggiori compagnie
di navigazione
si fondono,
costituendo una
flotta di
oltre 260 battelli. Sorgono ovunque armatori e cooperative
private di trasporto. 1775-1780
Gravi preoccupazioni dello shogunato
per le continue provocazioni dei russi ai confini settentrionali. 1787
Alcuni anni
di cattivi
raccolti e il
susseguirsi di calamità naturali fanno crollare
il precario equilibrio
di sottoalimentazione e sfruttamento delle campagne:
il paese è colpito
da una grossa carestia e da estesi disordini rurali. La
popolazione di Edo
insorge in massa per la prima volta dando la
caccia agli
speculatori e
saccheggiando depositi e
botteghe. Le istituzioni annonarie, asservite agli interessi dei
mercanti, risultano ben poco efficaci. 1794
Primo
contatto ufficiale tra un inviato di Caterina II e lo shogunato, i
Giapponesi si dimostrano disponibili a maggiori aperture ma i russi
non sanno approfittare dell’opportunità. 1798
Scioglimento delle compagnie olandese delle Indie Orientali.
Per tutto il periodo napoleonico
i contatti commerciali con l’Occidente
tramite Nagasaki sono quasi inesistenti. Periodo
Bunka Bunsei
1804 – 1829
1804
Arrivo a
Nagasaki di N. P. Rezanov. 1800-1810
Le
manifatture rurali crescono di numero ed assumono a
volte caratteristiche
semi-industriali. Si estende sempre più l’affitto al
coltivatore e l’uso di salariati e braccianti.
Le grandi famiglie di agrari sono allo stesso tempo banchieri,
usurai, mercanti e imprenditori.
Riprende gradualmente
l’espansione della cerealicoltura
e con
essa l’espansione demografica. 1808-1813
Tentativi
armati inglesi per ottenere il consenso di commerciare con il
Giappone. 1818-1826
Inizia una
nuova fase di crisi monetaria. 1825
Le
provocazioni inglesi raggiungono una tale intensità da obbligare il
governo ad emettere
il drastico
ordine di
sparare a
vista alle
navi straniere. 1837
Nuova
grande carestia. Il disordine amministrativo ne aggrava e moltiplica
gli effetti. Osaka, che
sta perdendo il ruolo di mercato unico per
i traffici di tutto il paese, è
colpita in
modo gravissimo:
la popolazione insorge
e la rivolta si
fonde con un moto anti-Tokugawa di studenti, funzionari e
intellettuali finanziato dagli agrari. 1837-1840
Gli Han di
Choshu e di Satsuma riorganizzano le proprie finanze e si portano
decisamente sulla strada delle modernizzazione. 1839-1842
Prima
guerra dell’oppio. L’aggressione inglese alla Cina è seguita con
apprensione in Giappone, la cui posizione di isolamento diviene sempre
più difficile. Molte
dirigenze locali e parecchi funzionari governativi dissentono ormai
apertamente sulla
politica internazionale. Primi tentativi di armarsi
modernamente di alcuni han del
Giappone meridionale. 1840-1843
Riforme
abortite dal governo Tokugawa. Vengono abolite le corporazioni e
rispediti i contadini
nelle campagne. Il disordine monetario si acuisce e l’inflazione si fa
galoppante. Le strutture economiche
feudali sono in
piena crisi. Quasi tutta la produzione
di beni manifatturati viene dalle campagne e le corporazioni
artigianali sono prossime al fallimento. Le maggiori città (Edo,
Osaka, Kyoto) perdono rapidamente di popolazione. 1840-1850
Si
moltiplicano le sperimentazioni scientifiche ed industriali derivate
dai progressi occidentali. Autorità provinciale e singoli funzionari
incoraggiano i tentativi. Sorgono i primi rudimenti impianti moderni
con l’appoggio del capitale mercantile rurale. 1850
La
posizione dello
Shogunato è sempre più debole e contestata. Cresce il peso
della fazione favorevole ad un rafforzamento e da un
rinnovamento della funzione politica dell’Imperatore. 1853
L’ammiraglio
americano Perry si presenta davanti a Edo con quattro navi da
guerra chiedendo l’apertura diplomatica e commerciale del paese,
tensioni e disorientamento nel
governo. Rompendo una tradizione bisecolare lo shogunato
“chiede consiglio” sulla strategia della propria
politica internazionale ai daimyo e si consulta con
l’imperatore. 1854
Trattato
di Kanagawa. Due porti vengono aperti per l’approvvigionamento delle
navi Usa e viene stabilito il primo consolato straniero. Inglesi e
russi ottengono trattati analoghi. 1857-1858
Seconda
guerra dell’oppio contro la Cina. Aumenta la pressione delle potenze
coloniali affinché il Giappone accetti di concludere trattati
commerciali. Primi accordi parziali con olandesi e russi. 1858
Sotto la minaccia delle flotte occidentali vengono firmati i
tracciati commerciali di Ansei
che aprono numerosi porti e liberalizzano gli scambi. Aumentano le
tensioni interne tra
le corte imperiale e lo shogunato e tra quest’ultimo e i daimyo.
Molti samurai spingono per una rigida politica xenofoba. Si
moltiplicano le iniziative per il riarmo e per la costruzione di
industrie strategiche. 1860-1861
Inizia il periodo di crisi finale dello shogunato. Il
consigliere anziano dei Tokugawa
viene assassinato
da un gruppo di giovani samurai. Attacchi armati
contro gli
occidentali stabiliti
in Giappone.
L’inflazione va alle stelle. 1862
Gli han di Satsuma e Choshu, pur
ancora divisi
tra loro,
si pongono decisamente alla
testa della fronda anti – Tokugawa che fa perno sulla corte
imperiale di Kyoto. In questa fase la linea
dei dissidenti è profondamente xenofoba e sciovinista. 1863
L’uccisione di alcuni membri della comunità occidentale è
il pretesto per una nuova prova di forza delle navi da guerra occidentali nel Satsuma.
La reazione della guardia costiera
“giustifica ” il bombardamento di Kagoshima ed il massacro di
buona parte della popolazione civile. 1863-1864
Primi scontri tra i Daimyo per affermare la propria influenza
su Kyoto. 1864
Lo shogunato dopo nuovi fatti di forza è costretto a concedere
riparazioni e concessioni modellati su quelli imposti alla Cina. 1865-1866
Si consolidano le alleanze anti-Tokugawa. Satsuma e Choshu,
sotto l’influenza britannica si armano modernamente. I francesi
appoggiano lo shogunato. 1866
Tentativo shogunale
di sottomettere
il Choshu. Le forze dei Tokugawa sono
battute. Molti daimyo si mantengono neutrali e i disordini
anti-Tokugawa aumentano nelle
campagne. Il capitale degli operatori economici è da tempo schierato
contro lo shogunato. 1867-1868
La corte imperiale accetta di capeggiare l’insurrezione
militare contro i Tokugawa. Quattro daimyo tozama forniscono
l’appoggio decisivo: Satsuma, Choshu, Tosa e Hizen. 1867
Sale al trono l’imperatore Mutsuhito (Meiji). 1868
L’imperatore assume
pieni poteri.
L’anno successivo cessa ogni residua resistenza dei seguaci
Tokugawa. Periodo
Meiji 1868 - 1881 Cronologia
schematica 1868-1873
Riorganizzazione
amministrativa
e
politica
delle strutture del governo. Introduzione del servizio militare
per tutte le classi. (1872) 1869
Restituzione
dei
domini
da
parte
dei
daimyo
del
Satsuma,
Choshu e Hizen che vengono nominati governatori dei loro ex
feudi. 1868-1945
Vengono aboliti i restanti feudali (han) sostituiti da
prefetture.
Ai daimyo
viene
assegnata
una
rendita.
Ai
samurai gli antichi stipendi in riso
sono
trasformati
in
miserabili
rendite
in
titoli
di
stato (nel 1876). Prime manifestazioni di una linea politica
tendente a scaricare le
tensioni sociali
interne
sul
piano
imperialista
con
la
proposta
invasione della Corea. Riconoscimento ufficiale della piena
proprietà disponibile della terra. 1872-1873
Riforma dell’imposizione fondiaria:
in moneta non più in natura e revisione
globale dei catasti. Le nuove norme facilitano enormemente gli
agrari; negli anni successivi
si
rafforza il processo di concentrazione di terre
e
la
piccola
proprietà
cede
sempre
di
più all’affitto. Violenti disordini per molti anni. 1873
Primo censimento moderno. La popolazione ammonta ad oltre
35 milioni di abitanti. Adozione del calendario gregoriano. 1875
Le
manifatture rurali sono ormai piccole e medie industrie.
L’espansione della
domanda interna ed esterna è affrontata con
l’intensificazione dei reinvestimenti e
l’aumento del sfruttamento del lavoro. Accordo con la Russia
per lo scambio della penisola di Sakhalin con le isole Kurili. 1875-1880
L’intervento pubblico nell’economia raggiunge il massimo.
Lo stato finanzia e
mantiene progetti pilota, industrie moderne, e produzioni
strategiche oltre a ferrovie ponti e scuole. Sul totale degli
investimenti la parte maggiore
è data al settore primario, cui rimangono tutte le imprese che
generano profitti.
La massa
dei capitali e delle imposte viene sempre dall’agricoltura. 1876
Abolito il diritto a portare armi per i samurai. 1877
I Samurai dell’ex
feudo di Satsuma insorgono contro i vari provvedimenti
che
praticamente cancellano il peso politico autonomo della loro
classe. La rivolta viene soffocata con notevoli difficoltà ma con
durezza e decisione da parte del nuovo esercito di coscritti. 1879
Annessione delle isole Ryukyu che diventano la prefettura
di Okinawa. 1881
Masayoshi Matsukata alle finanze. L’inflazione viene
bloccata con una rigida
politica
di austerità
e di repressione. Le imprese pubbliche vengono svendute a
condizioni di eccezionale favore ai capitalisti privati. Nuove
pressioni fiscali sui consumi di massa. 1885-1187
Equilibrio
nella bilancia dei pagamenti e consolidamento delle strutture
finanziari interne e dei rapporti con l’estero. Le produzioni
tessili delle industrie
rurali
sostituiscono gradualmente le importazioni più gravose.
Espansione rapida della struttura industriale. 1889
E’ promulgata la Costituzione, modellata sulle più
conservatrici e retrive Costituzioni
europee.
Alle
elezioni
per
la
Camera bassa avrà diritto di voto poco più dell’1% della
popolazione. 1894
Aggressione
della
Cina, il
potenziale
industriale del Giappone è tale da consentire
all’esercito ed alla marina una facile
vittoria.
La
Cina è costretta a cedere Formosa e a pagare pesantissime
riparazioni in oro. Il modello
di
sviluppo
imperialista
del
paese
s’impone definitivamente: bassissimi salari, rastrellamento
delle risorse rurali, sbocchi esteri e non interni per la produzione
crescente, altissime spese militari. 1902
Firma dell’alleanza anglo-giapponese. 1905
Distruzione della flotta russa nella battaglia di Tsushima
e trattato russo-giapponese.
Accordo di protettorato sulla Corea che nel 1910 culmina
nell’annessione della stessa. 1912
Morte dell’imperatore Meiji e successione del figlio
Yoshihito. Periodo
Meiji La
trasformazione del Giappone in uno Stato moderno: l’era Meiji
(1868-1912). Alcune istituzioni liberali, concentrazione di capitali,
banche, elettrificazione, industria pesante. L’inizio dell’era
Meiji fu contrassegnato da due avvenimenti importanti: 1. il
trasferimento dell’imperatore nell’antica capitale shogunale di
Yedo ribattezzata in quel occasione Tokyo (“capitale dell’est”
per distinguerla da Kyoto, l’antica capitale imperiale). 2.
L’emanazione di un rescritto imperiale (6 aprile 1868) che
preannunciava l’abolizione del feudalesimo, la modernizzazione
economica e amministrativa del paese e la creazione di assemblee
consultive destinate a rappresentare la pubblica opinione. Nella realtà,
la modernizzazione economica del Giappone, incredibilmente rapida,
provocò il sacrificio inevitabile delle istituzioni liberali
preannunciate con questo rescritto. Fu un gruppo relativamente
ristretto di uomini energici – giovani samurai, nobili della corte
di Kyoto, ex funzionari shogunali- già esperti nell’esercizio del
potere e penetrati nel sentimento della grandezza nazionale, a
prendere in mano i destini del Giappone dopo il 1868, esercitando sullo
svolgersi degli eventi un’influenza certamente molto maggiore di
quella dello stesso imperatore Mutsuhito (Meiji). Tra il 1869 e il
1878 i riformatori Kido, Okudo, Goto e Iwakura abolirono due
istituzioni caratteristiche del Giappone feudale: il governo
provinciale dei daimyo e la suddivisione della società in classi
rigidamente distinte. Le prime vittime di questi provvedimenti furono
i samurai, privati dei loro, sia pur ridotti, mezzi di sostentamento.
Nel febbraio 1877 il malcontento dei samurai scoppiò nella rivolta di
Satsuma, guidata da Saigo Takamori, un riformatore “pentito”.
Occorsero otto mesi di lotta per domare la rivolta, ma alla fine la
vittoria del nuovo esercito nazionale reclutato per mezzo della
coscrizione ebbe un enorme effetto in tutto il Giappone fornendo la
prova della totale supremazia del governo centrale. In politica
interna il Giappone parve seguire l’esempio dell’occidente dandosi
una costituzione (11 febbraio 1889) ed eleggendo l’anno seguente una
dieta; ma l’adozione di un sistema parlamentare fu lunghi dal
produrre istituzioni veramente liberali e lo Stato giapponese restò
una monarchia assoluta, appoggiata a un’alta burocrazia i cui quadri
erano per lo più costituiti da ex samurai acquisiti ai programmi di
riforma. La modernizzazione economica fu invece straordinariamente
rapida; in dieci anni (1870-1880) le associazioni di mercanti e
banchieri note con il nome di zaibatsu realizzarono la concentrazione
del capitale, procedettero all’elettrificazione dell’arcipelago e
lo dotarono di una rete ferroviaria, mentre venivano edificate le
grandi industrie metallurgiche, tessili e minerarie. Occorre
aggiungere che scopo principale della creazione di queste industrie
era quello di fornire al più presto all’esercito e alla marina
giapponese i mezzi per resistere a qualsiasi aggressione anche
occidentale; i beni di consumo correnti continuarono invece a essere
prodotti con i sistemi artigianali tradizionali. In politica estera il
primo obiettivo dei capi dell’era Meiji fu quello di ottenere
l’uguaglianza sul piano diplomatico con gli stranieri e
l’abolizione dei trattati firmati dai Tokugawa dopo il 1853.
ottenuto il riconoscimento de facto della parità con le potenze
occidentali, il Giappone intraprese la sua espansione territoriale a
spese dei paesi sottosviluppati dell’Asia orientale; gli intrighi
giapponesi in Corea provocarono nel 1894 una guerra con la Cina, che
dimostrò in modo impressionante la superiorità dell’esercito e
della marina nipponica. Dopo una serie di rapide vittorie, con il
trattato di Shimonoseki (1895) il Giappone ottenne dalla Cina
l’isola di Formosa, le Pescadores e l’affitto della penisola del
Liao-tung. L’intervento delle potenze europee (esclusa
l’Inghilterra) impedì al Giappone di assicurarsi quest’ultima
concessione a beneficio della Russia. Più tardi il Giappone
intervenne a fianco degli Occidentali nella guerra cosiddetta dei
boxer (1900) e concluse nel 1902 un trattato di alleanza con
l’Inghilterra che gli assicurò libertà d’azione in Manciuria.
Nel 1904 il governo nipponico, preoccupato dell’espansione russa in
Asia (Corea e Manciuria), provocò lo scoppio della guerra russo -
giapponese, nella quale, in diciotto mesi di lotta, la Russia, dopo
gravi scacchi in Manciuria (Mukden), fu costretta a capitolare a Port
Arthur, mentre poco più tardi a Tsushima la sua flotta venne
annientata dell’ammiraglio Togo; di conseguenza il governo zarista
dovette firmare il trattato di Portsmouth, negli Stati Uniti
(settembre 1905). Il Giappone ottenne il protettorato su Manciuria e
Corea (quest’ultimo paese fu posto sotto il protettorato nel 1907 e
annesso all’impero giapponese nel 1910). Periodo
Taisho e Showa. Alla
fine del periodo Yayoi il Giappone è diviso in decine di piccoli
stati indipendenti, ma durante il IV secolo d.C. uno di essi,
inizialmente situato in una regione nello Honshu centrale (quella di
Yamato) inizia la creazione di uno stato unitario e fonda una dinastia
che, secondo tradizione, prosegue ininterrotta fino ai giorni nostri
grazie alla discendenza della famiglia imperiale. Cronologia
schematica Periodo
Taisho e Showa
1912 – 1926 1912
Trasformazione
politica denominata “Taisho” che culmina nella nomina a primo
ministro dell’ammiraglio Yamamoto Gombei. 1914
Dichiarazione
di guerra alla Germania per impadronirsi
dei possedimenti tedeschi in Asia. 1915
Presentazione alla Cina delle “Ventun Domande”. 1920
Trattato di
pace con
la Germania
e creazione del
mandato giapponese sulle ex isole tedesche del nord Pacifico. 1921
Hirohito principe reggente. 1923 Terremoto
nel Kanto. Più di 100.000 i morti. 1926 Morte
dell’imperatore Taisho e nomina di Hirohito imperatore. 1945
Lo Shinto viene abolito. Totale libertà di credo religioso.
Generale corruzione e disorganizzazione
tra le religioni più antiche con una
graduale ripresa
e riorganizzazione L’attività più cospicua è data dalle Nuove Religioni. 1989
Muore
l’imperatore Hirohito e gli succede il figlio Akihito. L’espansione
giapponese. Nel
1912, alla morte di Mutsuhito, l’era Meiji ufficialmente era chiusa,
ma non certo quella dell’espansione nipponica che continuò anche
con il successivo imperatore Yoshihiyo (1912 – 1926), il cui regno
fu detto “era Taiho”. Quando nel 1914 scoppiò la prima guerra
mondiale, il governo di Tokyo decise di schierarsi a fianco degli
Alleati con l’obbiettivo immediato di impadronirsi dei possedimenti
tedeschi in Cina e nel Pacifico. Il 7 novembre 1914 fucilieri di
marina giapponesi penetrarono nella baia navale di Tsigtao dopo un
assedio durato due mesi, mentre le forze navali nipponiche si erano
impadronite già in ottobre delle isole tedesche del Pacifico a nord
dell’equatore: le operazioni militari ma, approfittando del momento
favorevole (l’attenzione degli Occidentali era concentrata sul
fronte europeo), aprì un’offensiva diplomatica contro la Cina: il
18 gennaio 1915 il ministro giapponese a Pechino consegnò a Yuan
Shih-k’ai una lunga lista di richieste, note con il nome di
“ventun domande”, il cui accoglimento avrebbe posto lo Stato
cinese in una posizione di vassallaggio. Alla conferenza di Versailles
(1919 la politica del Giappone mirò a ottenere conferma dei suoi
diritti in Cina sullo Shan-tung e sugli ex possedimenti tedeschi del
Pacifico; d’altra parte la guerra aveva impresso uno sviluppo senza
precedenti all’industria e al commercio giapponesi: nel 1919 il
Giappone era una delle cinque grandi potenze mondiali. Sul piano della
politica interna, la conseguenza immediata dello sviluppo economico e
territoriale del Giappone fu, con la costituzione del governo
Hara (1918), una decisa sterzat5a in senso liberale: alla conferenza
di Washinton del 1922 i giapponesi acconsentirono a ritirare le truppe
dallo Shan-tung e dalla Siberia (dove erano intervenuti in funzione
antibolscevica nel 1918) e a ridurre i loro armamenti navali. Ma la
politica conciliante dei liberali aveva suscitato l’ostilità di
alcuni membri conservatori del Consiglio imperiale che insistevano
perché il Giappone continuasse la sua politica di espansione
territoriale sul continente cinese. Questi elementi aggressivi ed
estremisti avevano un peso decisivo, e imponevano facilmente la loro
volontà all’imperatore stesso che, dal 1926, era il giovane
Hirohito, succeduto sul trono a Yoshihito dopo cinque anni di
reggenza, dal 1921 (l’era di Hirohito è detta “Showa Tenno”.
Mentre si susseguiva una serie di governi deboli e di effimera durata
(Kato, 1922 e 1924; Tanaka, 1927-1929; Hamaguchi, 1929-1931), nel 1931
un raggruppamento di estrema destra, la cosiddetta “fazione della
Manciuria”, provocò nella regione della ferrovia sudmancese (di
proprietà del Giappone) una serie di incidenti atti a giustificare un
intervento militare del governo di Tokyo. Nel marzo 1932 la Manciuria
fu proclamata Stato indipendente con il nome Man-chu-kuo: in realtà,
essa era diventata una colonia giapponese sottoposta all’esclusivo
controllo dell’esercito, mentre i gruppi finanziari (zaibatsu)
coglievano l’occasione loro offerta di sfruttare le possibilità
economiche di questo territorio popolato da 26 milioni di abitanti. A
partire dal 1932 i sostenitori dell’espansione militare
inaugurarono, con l’assassinio del primo ministro Inukai (maggio
1932), una serie di attentati contro le personalità giuridiche troppo
liberali, usando tutta la loro influenza sul governo di Tokyo per
costringerlo a impegnarsi a fondo in Cina, dove già si era avuto un
primo intervento militare a Shanghai (gennaio – febbraio 1932), con
il pretesto del boicottaggio dei prodotti giapponesi adottato dopo
l’occupazione della Manciuria. Nel febbraio 1936 si verificarono un
colpo di Stato e un nuovo putsch militare, al quale sfuggì
miracolosamente il primo ministro Osaka (1934-1936), mentre il
precedente primo ministro Saito (1932-1934) fu ucciso. L’intervento
massiccio in Cina, sostenuto dal nuovo primo ministro Hirota
(1936-1937), si attuò nel luglio 1937, allorché il Giappone decise
di affrontare una guerra aperta con la vicina repubblica dopo cinque
anni di ostilità di fatto; questa nuova aggressione provocò una
grave tensione tra Tokyo e Washington. A Hirota era nel frattempo (dal
gennaio 1937) succeduto il principe Konoye, durante il governo del
quale si ebbero periodi di distensione e di irrigidimento. Ma
l’inizio della seconda guerra mondiale doveva aprire ai Giapponesi
prospettive più ampie. L’adesione del Giappone al patto tripartito
(1940), decisa dopo molte esitazioni da Konoye, e la sua richiesta di
basi militari in Indocina (1940-1941), non potevano non preludere,
presto o tardi, a un’entrata nel conflitto a fianco della Germania e
dell’Italia: in questa prospettiva il ministro degli esteri Matsuoka
s’illuse di potere assicurare la neutralità dell’URSS firmando un
trattato con il ministro sovietico Molotov. Pure, gli alti e bassi
della politica giapponese continuarono, insieme con le trattative con
gli Stati Uniti. Quando però queste ultime parvero rivelarsi
infruttuose, il primo ministro Konoye si dimise e gli succedette
(ottobre 1941) il generale Tojo, rappresentante del partito della
guerra e fautore della “maniera forte”. Il 7 dicembre 1941, senza
dichiarazione di guerra, le forze aeree della marina giapponese
attaccarono proditoriamente la base americana di Pearl Harbor, dopo di
che la marina giapponese si assicurò il possesso dell’isola di
Guam, di Wake e dell’arcipelago delle Aleutine, mentre venivano
effettuati sbarchi a Hong-Kong, nelle Filippine e nella penisola di
Malacca. In meno di quattro mesi il Giappone si era assicurato un
impero coloniale di 8 milioni di km2 con 450 milioni di abitanti e i
suoi dirigenti potevano pensare che non fosse lontano il giorno in cui
il loro sogno di costituire una “sfera della comune prosperità
della Grande Asia orientale”
sarebbe diventato una realtà. La solidità delle conquiste nipponiche
dipendeva, tuttavia, dal dominio dei mari, essendo le forze giapponesi
disperse su teatri di operazione lontani dall’arcipelago e uniti tra
loro soltanto dal mare. Così, mentre tutte le Indie Olandesi
passavano sotto il controllo di Tokyo, e la stessa Australia pareva
minacciata, insieme con l’India (una parte della Nuova Guinea e
della Birmania erano infatti state occupate), la battaglia navale del
mar dei Coralli (4-8 maggio 1942) inflisse un primo duro colpo alla
flotta nipponica e cominciò a far pendere la bilancia a favore degli
Alleati: questi ultimi nell’estate del 1943 iniziarono
un’offensiva su vasta scala, che lì porto gradualmente a
riconquistare il territorio perduto. Dopo la conquista americana di
Saipan (1944), il primo ministro Tojo diede le dimissioni e gli
succedette il generale Koiso (a luglio), ma il corso del conflitto non
mutò. All’inizio del 1945 la conquista delle isole di Iwo Jima e di
Okinawa assicurò all’aviazione americana basi di operazioni in
prossimità dell’arcipelago giapponese, mentre un’offensiva
inglese partendo da basi indiane liberava la Birmania. Nell’aprile
1945, allorché ogni speranza in un esito favorevole del conflitto
pareva perduta, a capo del governo fu posto l’anziano ammiraglio
Suzuki, considerato più moderato dei predecessori. Il bombardamento
atomico di Hiroshima e di Nagasaki (agosto 1945) evitò agli Alleati
di dover sbarcare sul territorio metropolitano che l’esercito
giapponese sembrava deciso a difendere fino all’ultimo; in quegli
stessi giorni l’URSS entrò in guerra, costringendo le forze
nipponiche della Manciuria a capitolare. Il 14 agosto 1945 ebbe luogo
a Tokyo una riunione del gabinetto con l’intervento personale
dell’imperatore, nella quale fu decisa la cessione delle ostilità.
Come condizione, accettata dagli Alleati, fu posto che il regime
imperiale dovesse continuare a sussistere, e che Hirohito potesse
rimanere sul trono. Le perdite giapponesi ammontavano a questa data a
circa 1.800.000 uomini e il 40% delle sue città era raso al suolo da
terribili bombardamenti aerei: l’aviazione e la flotta (giunta a
essere una delle più potenti del mondo) non esitavano quasi più. L’occupazione militare americana. Nella
prima fase dell’occupazione americana, durata fino al 1948, il
Giappone, che aveva perduto tutti i territori non metropolitani e
l’autonomia politica interna, dovette adottare una nuova
costituzione che trasformava lo Stato in una monarchia costituzionale,
sotto il controllo di un parlamento di tipo britannico; l’imperatore
stesso rinunciò alle proprie prerogative divine (1° gennaio 1946).
Furono attuate, durante i primi due ministeri Yoshida (1946-1947),
importanti riforme democratiche: una riforma agraria, una revisione
del sistema giudiziario, la ricostituzione dei sindaci vietati durante
la guerra e una vasta campagna di rieducazione mirata a diffondere tra
le masse il concetto di democrazia. Le elezioni del 1947 portarono al
governo un socialista, Katayama Tetsu; dopo questo momento la
situazione politica divenne estremamente instabile e i governi si
susseguirono con una certa frequenza; il conflitto coreano (1950-1951)
esercitò una grande influenza sull’economia del Giappone,
procurando commesse alle sue industrie fino ad allora relativamente
inattive (le esportazioni nipponiche, che avevano raggiunto il massimo
nel 1942, erano radicalmente diminuite dopo la capitolazione). La ripresa economica del dopoguerra. Il
trattato di San Francisco (8 settembre 1951) firmato con gli Alleati
(non vi parteciparono i Sovietici, che attesero fino ad ottobre 1956 a
mettere fine allo stato di guerra, e i Cinesi) entrò in vigore il 28
aprile 1952 restituendo al Giappone la sua sovranità e consentendogli
di rimettere in piedi una forza militare di polizia. Le elezioni
legislative dell’ottobre si svolsero in un’atmosfera di
nazionalismo, portando in parlamento più di 200 deputati dagli
Americani. L’8 marzo 1954 fu firmato a Tokyo un accordo nippo -
americano di assistenza e di difesa reciproche. I governi liberali e
democratici che si succedettero (Yoshida, 1948-1954; Hatoyama,
1954-1956; Ishibashi, 1956-1957; Kishi, 1957-1960; Ikeda, 1960-1964;
Sato, dopo il 1964)dovettero affrontare gravi problemi: economia in
espansione, ma ostacolata dalla mancanza di spazio e dal rapido
aumento della popolazione, ascesa del socialismo (elezioni senatoriali
del giugno 1959) e dell’antiamericanismo (manifestazioni del
novembre 1959 per impedire la firma di un trattato di sicurezza con
gli Stati Uniti, che fu pio firmato nel gennaio 1960);
democratizzazione dei costumi, di cui le manifestazioni più
sintomatiche furono il matrimonio del principe ereditario Akihito con
la figlia di un commerciante (aprile del 1959) e quello della figlia
dell’imperatore Hirohito con un impiegato di banca (marzo del 1960).
Con l’avvento del governo Sato (novembre 1964), il Giappone riprese
una parte più attiva nella politica internazionale. Nel giugno 1965
ristabilì normali relazioni diplomatiche con la Corea del Sud e
assunse una funzione di mediazione tra Indonesia e Malaysia sulla
questione del Borneo. Nelle elezioni politiche del governo 1967 il
partito liberaldemocratico conversò la maggioranza assoluta. In
queste elezioni si presentò un nuovo partito, il Komeito, emanazione
della setta religiosa Soka Gakkai, di tendenze nazionalistiche. I
socialisti, che rappresentavano il maggior partito d’opposizione in
parlamento, si assicurano il successo nelle elezioni amministrative
dello stesso anno. L’opposizione di sinistra sfruttò in questo
periodo l’antiamericanismo radicato nell’opinione pubblica e
chiese una linea di maggior indipendenza dagli Stati Uniti. Le
manifestazioni di piazza contro il viaggio di Sato negli Stati Uniti,
la presenza della portaerei Enterprise nel porto di Sasebo e l’uso
dell’isola di Okinawa (sfruttata come base per le operazioni aeree
in Vietman dagli americani e restituita al Giappone solo nel 1972)
furono continue. In queste manifestazioni si distinse la sinistra
studentesca del movimento Zengakuren. L’apertura del presidente
americano Nixon alla Cina
popolare disorientò la politica estera giapponese. Il governo di
Tokyo, colto di sorpresa, cercò di adeguarsi ai nuovi avvenimenti e
avviò rapporti di normalizzazione con la Cina popolare (febbraio
1972). Sato, però aveva legato il suo nome ad una politica ormai
superata e lo stesso anno fu costretto a dimettersi. Gli succedette
Kakui Tanaka, che con una politica estera dinamica portò il paese ad
occupare gli spazi lasciati liberi dal disimpegno americano nel
Sud-Est asiatico. Nello stesso tempo Tanaka con un viaggio a Pechino
(settembre 1972) normalizzò i rapporti diplomatici con la Cina
popolare e avviò trattative per un gigantesco piano
d’industrializzazione della Siberia con l’URSS. In politica
interna Tanaka favorì l’espansione della spesa pubblica allo scopo
di aumentare il benessere collettivo. Nelle elezioni politiche del
dicembre 1972 il partito liberaldemocratico subì una flessione, ma
conservò la maggioranza assoluta. La crisi economica mondiale ebbe
conseguenze sul miracolo economico giapponese (il paese dipendeva,
infatti, totalmente dall’estero, e in particolar modo dai paesi
arabi, per le risorse energetiche) e la popolarità del governo Tanaka
subì un crollo, che si evidenziò nella nuova flessione fatta
registrare dal partito liberaldemocratico nelle elezioni per il
rinnovo parziale della camera alta (luglio 1974). Dopo aver cercato
invano di ridare vigore al suo governo con un rimpasto, nel novembre
successivo Tanaka fu costretto a dimettersi. Gli succedette Takeo Miki,
già vicepresidente del consiglio e ministro delle finanze. Miki si
presentò all’opinione pubblica nelle vesti del moralizzatore, ma
evitò di promuovere inchieste rigorose nei confronti del
predecessore, accusato di indebito arricchimento, per non rompere il
delicato equilibrio tra le correnti del partito. Nel luglio 1976
esplose, però, lo scandalo “dell’affare Lockheed” e Tanaka,
essendo coinvolto, venne arrestato. Miki cercò allora di rafforzare
la propria posizione in seno al partito, obbligando le correnti ad
avallare la sua nuova campagna di “pulizia”, e tentò di
utilizzare questa per liberarsi degli avversari. Tanaka, liberato poco
dopo, uscì dal partito, ma continuò a guidare la sua corrente,
alleatosi con Masayoshi Ohira, costrinse Miki al compromesso. Le
elezioni politiche del dicembre 1976 fecero registrare una grave
sconfitta del partito liberaldemocratico, che conservò a stento la
maggioranza assoluta. Miki, divenuto capo espiatorio della situazione,
fu sostituito da Fukuda alla direzione del partito e del governo.
Fukuda trattò l’economia con lo stesso rigore che il suo
predecessore aveva tentato di usare nelle istituzioni. I risultati
positivi rafforzarono in breve la posizione del governo. Nel dicembre
1977 Fukuda attuò un rimpasto, assegnando la direzione della politica
estera a Sonoda. Questi riuscì a sbloccare le trattative con la Cina
popolare, ferme dal 1975 in quanto il governo di Pechino voleva
inserire nel testo del trattato di pace relativo alla seconda guerra
mondiale, non ancora firmato dai due paesi, una clausola antiegemonica,
tesa chiaramente a contrastare la politica sovietica nel Pacifico.
Sonoda, a costo di peggiorare i rapporti con l’URSS, il 12 agosto
1978 firmò a Pechino il trattato di pace, amicizia e cooperazione tra
la Cina e il Giappone. Peggiorarono, come previsto, i rapporti con
l’URSS, ma nessuna delle due parti mirò ad una rottura. Sul piano
interno il governo Fukuda dovette fronteggiare l’opposizione dei
movimenti ecologisti, che contestavano tra l’altro il nuovo
aeroporto di Narita, presso Tokyo. Maggiori preoccupazioni vennero al
governo dai militari, che rivendicavano, per bocca del generale Kurisu
Hiroomi, il diritto a intervenire negli affari dello Stato. Superato
da Ohira in una consultazione interna al partito liberaldemocratico
(novembre 1978), Fukuda
si dimise sia da presidente del partito che da primo ministro, cariche
assunte subito da Ohira. Con regolarità biennale, aveva luogo ancora
una volta il cambio nella direzione del partito liberaldemocratico e
del governo. Ohira mirò al rafforzamento del partito, che riportò
una grossa affermazione nelle elezioni amministrative del 1979, ma le
elezioni politiche anticipate dell’ottobre dello stesso anno fecero
registrare il minimo storico per i liberaldemocratici. Il risultato
acutizzò gli scontri tra le correnti e il dibattito sfociò anche in
parlamento, ma Fukuda non riuscì ad impedire che Ohira formasse il
nuovo governo. I contrasti non ebbero termine e nel maggio 1980,
grazie all’astensione della corrente di Miki, la camera bassa votò
una mozione critica verso il governo. Ohira si dimise, ma sciolse la
camera bassa e convocò elezioni anticipate. L’infarto lo stroncò
l’11 giugno successivo. Suo malgrado, rispettò così anch’egli
l’ormai tradizionale scadenza biennale. Le elezioni del 22 giugno
sancirono il trionfo del partito liberaldemocratico, che affidò la
direzione del governo, al fine di evitare i continui contrasti tra le
correnti, non ad un leader di queste, ma ad un uomo di compromesso,
abile mediatore ed esperto in campo economico. Nel luglio 1980 Zenko
Suzuki divenne primo ministro e contemporaneamente presidente del
partito liberaldemocratico. Suzuki si preoccupò soprattutto di
favorire l’espansione economica del paese e nel 1981 iniziò i suoi
viaggi all’estero visitando dapprima i paesi del Sud-Est asiatico e
poi gli Stati Uniti. Fu quindi in Europa occidentale e nel luglio
dello stesso anno al vertice dei sette paesi più industrializzati a
economia di mercato, svoltasi a Ottawa. Qui evitò che si addensassero
eccessivamente le accuse dei partenes commerciali del Giappone. Gli
attacchi delle correnti, in particolare di quella di Tanaka,
costrinsero Suzuki alle dimissioni nell’ottobre 1982. gli succedette
il leader della destra del partito, Yasuhiro Nakasone. Questi, nel
gennaio 1983, compì un viaggio a Washington al fine di rilasciare
l’intesa con gli Stati Uniti. Egli operò inoltre l’avvicinamento
del Giappone alla NATO e prospettò il riarmo del paese.
Nell’ottobre 1983 Tanaka venne condannato al processo per lo
scandalo Lochheed e non volendo rinunciare al mandato parlamentare,
provocò la crisi politica. Nakasone dovette sciogliere
anticipatamente le camere e indire le elezioni. Queste sancirono la
sconfitta del partito liberaldemocratico, che per la prima volta, dopo
35 anni, predette la maggioranza assoluta e fu costretto a formare un
governo di coalizione con il Nuovo club liberale. Nel marzo 1984
Nakasone compì una visita ufficiale a Pechino e nello stesso tempo
confermò i buoni rapporti con Mosca. Obbiettivi del governo erano
quelli di differenziare le fonti energetiche e trovare sbocchi per i
prodotti e per il capitali giapponesi. Nel maggio successivo un
accordo nippo-americano portò all’internazionalizzazione dello yen,
all’apertura del mercato finanziario giapponese ai capitali
stranieri e al conseguente riconoscimento della rilevanza
internazionale del Giappone nel campo finanziario. All’inizio del
1985, nel corso di un incontro tra Regan e Nakasone, fu raggiunto un
accordo per l’apertura del mercato interno giapponese
all’industria americana. Nakasone confermò l’avvicinamento alla
NATO e l’aumento delle spese militari (l’aumento del bilancio
della difesa al di sopra della soglia prevista dalla costituzione era
stato il primo provvedimento del governo di coalizione) e aderì al
programma americano di ricerche sulle “armi spaziali”.
L’esposizione internazionale della scienza e della tecnica 1985,
svoltasi a Tsukuba, un’impressionante “tecnopoli” presso Tokyo,
sottolineò il ruolo d’avanguardia nello sviluppo tecnologico
mondiale conquistato dal Giappone. Nel settembre 1985, però, lo
stesso partito liberaldemocratico bloccò il progetto di Nakasone di
aumentare le spese militari. Dopo il vertice delle sette maggiori
potenze industriali del mondo capitalistico, tenutosi a Tokyo nel
maggio 1986, nel corso del quale venne condannato il terrorismo
internazionale, Nakasone sciolse la camera bassa e indisse elezioni
anticipate. Queste, tenutesi nel luglio successivo, sancirono la
vittoria del partito liberaldemocratico, nel quale poco dopo decideva
di rientrare il Nuovo club liberale, che ne era uscito nel 1976.
Nakasone formò un governo monocolore e fece approvare il suo progetto
di aumento delle spese militari (dicembre 1986). Nell’estate 1987,
su incarico del partito, Nakasone stesso designò Tekeshita quale suo
successore. Tekeshita nel gennaio 1988 si recò a Washington, dove si
impegnò a sostenere il dollaro. Nell’aprile successivo visitò le
maggiori capitali dell’Europa occidentale. Periodo
contemporaneo Heisei. Verso
la fine del 1988 esplose lo scandalo Recruit, che coinvolse tutti i
componenti del governo, ex ministri, uomini politici e giornalisti.
Gli stessi Nakasone e Takeshota furono coinvolti nello scandalo. Il
primo ministro, che inizialmente aveva respinto le accuse,
nell’aprile 1989 ammise di aver ricevuto un’ingente somma dalla
Recruit, dimettendosi poco dopo, sostituito da Sosuke uno.
Quest’ultimo lasciò l’incarico dopo le elezioni del luglio, nelle
quali si verificò un grave rovescio dei liberaldemocratici – dopo
trentacinque anni di dominio assoluto – e il successo della
socialista Takako Doi. Gli succedette Toshiki Kaifu, rinominato anche
dopo le elezioni del febbraio 1990 che confermarono la maggioranza
assoluta per il partito liberaldemocratico malgrado il forte progresso
socialista. Nel gennaio 1989, dopo una lunga agonia, era inoltre
scomparso l’imperatore Hirohito; gli è succeduto il figlio Akihito,
che già svolgeva le funzioni di reggente. Le amministrative del 1991
registrarono nuovamente il successo dei liberaldemocratici, ma giochi
interni al partito portarono alla sostituzione del primo ministro con
Kiichi Miyazawa. Nuovi scandali colpirono il PLD nel 1993 costringendo
alle dimissioni il governo e a consultazioni anticipate; nonostante la
conquista della maggioranza relativa il PLD fu costretto per la prima
volta all’opposizione e alla guida di una coalizione di sette
partiti fu nominato primo ministro Morihito Hosokawa, del Partito
della rinascita. Un successivo accordo del premier con
l’opposizione, il PLD, portò al varo di un progetto di riforme atto
a risanare la vita politica del paese attraverso nuove norme
elettorali e un controllo sul finanziamento ai partiti. Ma proprio
accuse di corruzione indussero Hosokawa a dimettersi bloccando le
riforme; il nuovo governo guidato da Tsutomu Hata, del Partito del
rinnovamento, ebbe vita breve per la fiducia votata dallo stesso PLD e
dai socialisti, protagonisti della nuova coalizione governativa che si
impegnava di portare a termine le riforme, con a capo Tomiichi
Murayama, presidente dei socialisti. Nel 1996 uno scandalo finanziario
coinvolgeva ben 17 delle 21 banche principali e trascinava con se il
primo ministro; lo sostituiva Ryutaro Hashimoto, presidente del PLD,
confermato anche dopo le consultazioni del 1996, in cui il PLD ha però
ottenuto solo la maggioranza relativa. Dopo due anni di crisi
economica segnata dalla necessità di riformare il sistema bancario e
finanziario, nel luglio 1998 il voto alla camera alta ha severamente
giudicato l’operato del governo con la sconfitta dei
liberaldemocratici. Hashimoto si è dimesso sia come primo ministro
sia dalla presidenza del PLD sostituito in entrambe le cariche da
Keizo Obuchi.
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