Il
Pino Mugo
Scheda
botanica
Il genere Pinus comprende più di novanta specie,
largamente distribuite in tutto l’emisfero boreale ed ha la
caratteristica di presentare le foglie in fascetti da 2 a 5,
riunite alla base da una guaina scariosa. In Italia sono
presenti 15 specie diverse di Pinus. Queste specie le possiamo
suddividere in due gruppi inizialmente. Il primo presenta piante
con aghi riuniti a fascette di tre (P. radiata, P. canariensis)
o di cinque (P. cembra, P. strobus, P. wallichiana). Il secondo
raggruppa piante con aghi riuniti in fascetti di due. Tra queste
alcune presentano aghi lunghi più di 70mm. (P. pinea, P.
pinaster, P. nigra). Altri aghi brevi da 28 a 65 mm. Tra questi
alcune hanno rami giovani grigi con superficie liscia (P.
leucodermis, P. bruttia) mentre altre presentano i rametti bruni
o rossastri e superficie ruvida. All’interno di
quest’ulteriore gruppo troviamo il P. sylvestris che ha tronco
e rami tipicamente rossastri e aghi diritti e glauchi ed i P.
mugo, P. uncinata e P. umilio che presentano rami grigio bruni,
pigne sessili ed aghi arcuti.
Pino Mugo
Pianta prostrata d’alta montagna
con rami sdraiati ascenti verso l’apice, tipicamente modellati
dalla frequente presenza delle neve. La corteccia è
grigio-bruna e difficilmente si stacca. I rametti invece si
spezzano facilmente in modo netto. Gli aghi sono di colore verde
tendente al giallo, robusti e subpungenti. Sono lunghi da 13 a
35 mm. e sono leggermente ricurvi. Le pigne sono sessili di 15 x
20-50 mm. e simmetriche alla base. Questa specie la possiamo
trovare nei cespugli subalpini, generalmente su calcare, dai
1005 ai 2700 m. in tutto l’arco Alpino e sull’Appennino
Emilo-romagnolo, Abruzzese e Campano.
Pino Uncinato
Pianta molto simile al Pino mugo ma con portamento
arboreo, poco ramificata e alta da 3 a 10 m. Le foglie sono di
colore verde scuro e talora con riflessi argentei. I rami
giovani sono più resistenti di quelli del pino mugo e la
corteccia si stacca facilmente. Le pigne hanno dimensione
maggiore (5 –7 cm.) presentano una base asimmetrica. Si può
trovare nelle Alpi Occidentali dalla Lombardia alla Liguria
preferibilmente su calcare.
Pino Pumilio
Pino simile al P. mugo ma spesso è a forma di
alberello (2-3m.). Le pigne sono di dimensioni intermedie tra
quelle del mugo e uncinata 24 x 40-50 mm. Probabilmente
rappresenta un ibrido ormai stabilizzato ai margini delle aree
del mugo. È presente allo stato spontaneo nei cespugli
subalpini tra i 1500 ed i 2300m., nelle Alpi Occidentali della
Liguria alla Valle Susa. Alcuni popolamenti dell’Appennino
Settentrionale potrebbero avere dovuto a questa specie.
Come coltivarli a Bonsai
Anche senza saper distinguere se si
tratta di varietà differenti. (es. mugo, umilio o uncinata) o
ibridi formatisi casualmente, e evidente che c’è una vistosa
variabilità nella forma, densità e lunghezza degli aghi tra un
soggetto e l’altro. Poiché spesso gli aghi sono più o meno
ricurvi, i loro ciuffi tendono Facilmente a formare delle sorte
di rosette e ciò può dare alla chioma un profilo arrotondato,
e comunque un aspetto meno rigido di quello di un Pino nero.
Quando dovremmo scegliere un soggetto per essere preparato a
bonsai, dovremmo cercare delle piante con aghi corti, che
potremmo diminuire ancora con la coltivazione in contenitore,
specie se si controlla la annaffiatura e si rallenta il ritmo
dei rinvasi. Inoltre con l’andar del tempo si può con
l’intensificazione dei rami aver tutto ciò.
È possibile, infatti, ottenere nel
giro di qualche anno, regolare la lunghezza degli aghi. Questa
specie pare soffrire l’eccesso di umidità, per cui molti aghi
più vecchi cadono. È esigente di molta luce, come gia detto può
perderete la vegetazione di interi rami se non illuminati
sufficientemente. Lo stesso accade per una cattiva ventilazione.
Stili
Il Pino mugo è una pianta che si presta ad essere
educata e coltivata in un qualsiasi stile, ad eccezione di
quello a scopa, in quanto è una conifera.
Trapianto
Per il trapianto, il metodo
migliore sarebbe quello di conservare un po’ del terreno della
zolla, se questa si disfa cerchiamo di tener umide le radici e
completare il trapianto o il rinvaso il più rapidamente. Come
substrato ama, un tipo di terreno molto calcareo o quasi
sabbioso, come molte altre conifere, cerchiamo che nel terriccio
vi sia tra esso del micelio, che favorisce sia l’attecchimento
che il ben stare della pianta stessa. Molto importante è anche
un buon drenaggio che impedisca il ristagno dell’acqua. Per
prudenza spruzzeremo spesso la chioma e bagneremo con delle
vitamine del gruppo B, per quanto riguarda la somministrazione
di fertilizzanti aspetteremo 1-2mesi affinché le radici si
stabiliscano nel terreno.
Il
filo
Per quanto riguarda
l’applicazione del filo il P. mugo reagisce male a tal
educazione compiuta quando è in fase di intensa vegetazione,
cioè tra Aprile e meta Settembre. La torsione dei rami che gli
viene data può disturbare localmente la circolazione della
linfa tutto ciò può far si che il tratto interessato alla
legatura e torsione venga lasciato morire. La stagione migliore
per impostare resta sempre l’autunno e la fine inverno.
Evitiamo di coinvolgere gli aghi
legheremo la pianta. Attenzione sarebbe meglio proteggere la
corteccia con della raffia.
Potature e Cimature
Tenendo presente la regola che in genere qualsiasi
potatura eseguita durante la fase di sviluppo vegetativo provoca
la comparsa di germogli nel punto di intervento, mentre quando
la nuova vegetazione è ormai matura, l’intervento tende a far
comparire gemme anche sulle parti vecchie. Le cimature delle
candele si esegue perciò onde ottenere l’infittimento locale,
mentre l’accorciamento dei rametti dopo che sono maturati
porta ad aumentare le possibilità che nuove gemme spuntino qua
e la, sulla parte vecchia del bonsai. Essendo nota la lentezza
delle conifere a reagire agli stimoli, la potatura a fine estate
trova una buona ragione in più per essere scelta, cosi che dopo
l’invernata e il giungere della primavera si possa aver una
gemmatura di cacciate più prolifica. Se la pianta è stata ben
fertilizzata di tali gemme se ne formeranno molte, e per lo più
dove vi sono residui di cellule meristematiche embrionali, cioè
vicino alle biforcazioni o attorno alle loro cicatrici, quelle
che non servono le eliminiamo subito. Per la sopravvivenza delle
parti accorciate si devono a loro lasciare alcuni ciuffi
d’aghi, la cimatura dei rami maturi è allora meglio eseguirla
dopo di che il Pino abbia perduto gli aghi vecchi (Luglio-
Agosto). Tutto ciò fa si che bisogna evitare di tagliare molto
e di trovarsi poi con mozziconi spogli e destinati poi a
seccare. Giova
ricordare, che i Pini e Abeti solo in tali condizioni, in questo
breve stadio vegetativo è possibile tagliar via la gemma
apicale senza che il ramo interessato rischi di appassire.
L’operazione di sgemmatura si esegue quindi nell’autunno o a
fine inverno sui rami già corti, che non si vuol lasciare
allungare alla successiva ripresa vegetativa. L’eliminazione
delle gemme (se fatta d’autunno), ha anche lo scopo di
stimolare la comparsa di nuova vegetazione, sia lungo i ramuli
(infittimento) sia qui e la sulla restante struttura.
Fertilizzazione
Il Pino mugo, essendo un’essenza frugale allo
stato spontaneo reagisce bene alle fertilizzazioni azotate
producendo abbondanza di nuova vegetazione. Comunque, se il
bonsai è in fase di perfezionamento bisognerà diminuire tutto
ciò, ottenendo cosi una miniaturizzazione della nuova crescita.
Verso fine Settembre la fase di vegetazione è ultimata ma le
radici saranno ancora attive, quindi potremmo somministrare
fertilizzanti con fosforo e potassio per migliorare la fase di
risveglio primaverile. Azoto fosforo e potassio anno sulle
conifere lo stesso effetto che hanno sulle latifoglie, perciò
il primo sarà dato durante la fase di sviluppo, mentre gli
altri serviranno alla lignificazione, produzione di radici alla
difesa alle avversità.
Malattie
Il mugo come altre conifere è un’essenza che
come gia scritto non ama l’eccedenza o ristagno d’acqua,
magari potremmo spruzzare la chioma la sera cosi che
raffreddando essa si abbia una doppia azione, una legata alla
bagnatura è l’altra legata all’allontanamento degli acari.
L’eccesso d’acqua può portare alla manifestazione di un
fungo che per i Pini è una Phytophtora che colpisce le radici,
se in tal caso bisogna immergere il vaso in una soluzione di
anticrittogamico specifico tipo Alliete o altri. Potremmo anche
rinvasare la pianta in sabbia pura, e una medicazione a base di
fitofarmaci adatti, sia con l’apporto di vitamine del gruppo
B. Tra i parassiti, il più dannoso è la cocciniglia cotonosa,
per essa potremmo usare una base d’olio bianco unito ad un
insetticida. Il ragnetto rosso, questo piccolo ospite ci può
colpire nei mesi in cui il caldo incomincia a farsi sentire.
Molto difficile riconoscerlo per la sua piccolezza.
Come rimedio potremmo mettere sotto i rami foglio bianco
e movendo il ramo. Se sul foglio vedremmo dei piccoli insetti
(usiamo una lente è meglio), dovremmo intervenire con l’uso
di acaricidi immediatamente.
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