La gazzetta del delta - informazione sull'arte bonsai

La Gazzetta del Delta
Notiziario di Arti orientali
Bonsai e Suiseki
A cura di Aldo Borgato

 

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Intervista a Chiara Padrini

 

In questo numero troverete grazie ad un incontro occasionale tramite internet, l’intervista ad un personaggio molto importante nel panorama bonsaistico e soprattutto in quello del Suiseki. Andiamo così a conoscere Chiara Padrini:

1.  Chi è Chiara Padrini?

Parlare di sé non è mai facile, né simpatico, o passi per presuntuosa o per falsa modesta. La prima cosa che mi è venuta in mente, però , è che Chiara Padrini è una pazza, che in questo ambiente-bonsai e suiseki italico e non, da anni, ha messo il suo tempo a disposizione più del sociale che del personale ricevendo spesso più male che bene … da qui la pazzia …  Ognuno ha il suo destino e i miei cromosomi mi hanno sempre portata a “spendermi” nel sociale … e così andrà avanti, non posso farci nulla. Anagraficamente nasco a Voghera perché era “tempo di guerra” e la mia mamma si riparò dai parenti. Ho sempre vissuto a Torino, un piccolo glorioso passato sportivo di campionessa di fioretto femminile, finché non sono “convolata a nozze” nel 1966. Qui la vita cambia perché il marito, pilota militare di caccia, si spostava qua e là per l’Italia e io far figli (3) e a cercare di assecondarlo nei suoi impegni di ufficiale. E’ stata una lunga storia e come sempre momenti belli, faticosi, dolorosi, eccezionali, normali … Finché non ci siamo dopo 20 anni di matrimonio detti addio. Girata pagina ho aperto un’altra vita, ed in essa di è insinuato il Bonsai … chi l’avrebbe detto come avrebbe influito sul seguito! Catapultata nel campo associativo ho ad esso applicato le mie capacità organizzative e i concetti manageriali dove il cosiddetto “know how” è fondamentale, e lo si prende dove c’è il meglio. Quindi nel’90 dopo aver organizzato in prima persona il Congresso Europeo di Torino promosso dall’ABAN con la prima venuta in Europa di Masahiko Kimura, mi è stato chiesto di organizzare “l’associazione stessa” un po’ scombinata allora. Ed allora sotto, con i primi corsi con un maestro giapponese, prima Nakamura, poi Suzuki, gli esami per il primo albo istruttori (sempre ABAN) e una struttura associativa ben organizzata con una valida segreteria e notiziario. Sono cose che ora sembrano perdersi nella notte dei tempi … e tanti si sono scordati… anche se quando vedo in giro tanti bravi bonsaisti italici che si sono fatti strada e hanno imparato molto per queste iniziative penso tra me e me “sono tutti figli miei”. Presuntuosa? No, non credo, facile dopo quando la strada è stata indicata seguirla. Il difficile non è avere delle idee,  il difficile è realizzarle, perché tra il dire e il fare c’è di mezzo: il lavoro, la famiglia, il proprio personale, il pensiero di darsi da fare per poi chi e cosa … la paura di esporsi, di non trovare i soldi … e via andare. La sintesi tra il pensato e il realizzato è capacità di poche che se ne dica. Sono stata la prima italiana nel direttivo dell’EBA (tesoriere 1991 – 1994). Anche di questa se né è perso traccia, e i resoconti danno Alfiero Suardi il primo italiano entrato nel consiglio EBA … ho fondato alcune associazioni e club. Bonsai Club Torino – Bonsainsieme, Suiseki Club Torino, Suiseki Club Unici di Liguria, Aias, Ibs. Non vorrei scordare nessuno … Ma la cosa che preferisco è dire che ho sempre aiutato tutti coloro che si sono rivolti a me e anche coloro che hanno affidato l’impegno associativo a qualsiasi livello nelle mie mani. Mai favoritismi, mai pastette, e soprattutto il rispetto e l’attenzione per “l’ultima ruota del carro” piuttosto che del “primo della classe” perché ne ha più bisogno. Ho viaggiato molto per il Bonsai e per il Suiseki, questo l’aspetto più bello ed istruttivo. Europa, America, Asia, e un po’ tutta Italia, e spero di non smettere se non per problemi di vecchiaia e di soldi …

2.  Spiegaci cos’è l’IBS?

L’IBS è un’associazione di categoria. Vuol dire un Albo Professionale che raccoglie persone che si dedicano all’insegnamento delle belle arti: Bonsai e Suiseki. Anche qui siamo stati i primi in Europa e penso anche nel mondo a realizzare questa struttura. Ora iniziano anche all’estero a seguire l’esempio. Principalmente il valore di queste associazioni è quello di dare all’utilizzatore: appassionato, club, vivaista, ecc. la garanzia che le persone iscritte sono qualificate a svolgere il compito di curare ed insegnare con cognizione di merito. Esiste un’associazione che, in ogni caso, risponde delle proprie scelte. Inoltre permette a chi ha dovuto finora districarsi un po’ nella giungla del bonsai come istruttore, dove spesso nascono “maestri” non si sa bene con quale preparazione, di essere riconosciuto in quanto tale, di tutelare i propri diritti, sacrosanti, di “professionista” quindi anche economici, e di trovare attraverso le iniziative dell’associazione modo di progredire nella sua istruzione e preparazione. Diventava inevitabile dopo aver promosso in Italia il riconoscimento di persone qualificate, avere anche una struttura organizzata che li rappresentasse.  Purtroppo, come sanno tutti, la nostra propensione al micropartitismo fa si che non si riesca ad essere tutti uniti, perdendo quella forza che permetterebbe ben altri risultati. Ma va anche detto che nella concorrenza c’è vitalità e crescita, quindi accettiamo la realtà vedendo di coglierne i lati positivi. La crescita dell’IBS in questi anni fa sì, comunque, che sia in effetti, l’unica realtà efficiente nel nostro paese, per chi fa l’Istruttore acquisendo una sempre maggiore visibilità e credibilità. Riscontro a ciò il fatto che la lista degli iscritti si allunga ogni anno un poco.

3.  Com’è nato il tuo hobbies?

Dopo aver visto una mostra europea di floricoltori nel 1988 a Torino, passeggiando, qualche giorno dopo in un bosco in cerca di funghi ho detto ad un’amica: ”Ho visto dei Bonsai … erano bellissimi … mi piacerebbe sapere come si fa”. Lei (guarda caso) aveva un’amica che lo faceva e frequentava il gruppo di Torino, vicino dove abitavo io … mi ci sono fiondata dentro e ho subito fatto un corso  con un certo Giovanni Genotti …  never ended story … Morale?: le cose che capitano hanno delle sincronicità, quando i pezzi del puzzle convergono tutti facilmente vuol dire che doveva essere così.

4.  Il bonsai in Italia come sta?

Sta un po’ affranto, ma bisogna fare attenzione a fare i pessimisti. E’ passata l’ondata di piena degli anni del boom bonsaistico sospinto dal settore commerciale che n’aveva scoperto l’affare, e quindi ne ha spremuto un largo invaso di utilizzatori occasionali, purtroppo creando in molti casi (ad eccezione di alcuni vivaisti altamente specializzati) disaffezione per mancanza di preparazione ed insegnamento. Il Bonsai mi muore sempre … ci ho provato ma … quanti insuccessi!! Certo come si può con piantine maltrattate, non acclimatate, in terricci da morte predestinata, insegnando ad innaffiare per immersione … ecc. ecc. Si sono così raccolti i frutti di una commercializzazione selvaggia, e un po’ stupida, che non ha capito che il tutto subito spesso è l’anticamera del: poi basta!  Sono rimasti quelli a cui il Bonsai ha fatto effetto … cioè contagiati. Perché non va dimenticato che il Bonsai è lungo faticoso impegno, uno stile di vita, un cambio di vita. Poi la crescita di livello che, già detto, si è affermata in Italia, ha fatto si che i gusti, la preparazione, la ricerca del bello, abbia portato a una maggior ricerca di qualità. La qualità costa … tanto. Ho l’impressione che stiamo andando verso standard giapponesi, dove il bonsai è fatto d’elite, frequentato da persone che curano la loro preparazione e la loro collezione. Se il Bonsai è arte è giusto che sia così.Purtroppo però l’aspetto “commerciale” del bonsai rappresenta un crogiuolo dove attingere nuovi appassionati e risorse economiche … questo fa si che da un certo punto di vista il bonsai in Italia sia in crisi, con pochi ricambi. Dal punto di vista però della qualità, del livello dei suoi bonsaisti: siamo fortissimi, forse i meglio a livello occidentale, con un buon braccio di ferro con gli americani, ma loro sono partiti prima, e con molte possibilità più di noi … come sempre. Ma Davide … 

5.  Come vedi un giornale come “LA GAZZETTA DEL DELTA”? 

Con molta simpatia. So quanto lavoro ed impegno ci sia dietro queste pubblicazioni a disposizione di soci ed appassionati, frutto di tanto lavoro e ore di applicazione … e … poca collaborazione. Questo è l’aspetto più frustrante che spesso fa abbandonare l’impresa! Ho un grandissimo rispetto ed amore per la “carta stampata” anche se oggi si va verso il “testo virtuale”. Rappresenta la libera circolazione delle idee, delle esperienze dell’informazione e della cultura. In una realtà non grande rafforza lo spirito d’appartenenza, di partecipazione che è quello più importante da coltivare in un ambito sociale. Anni fa ho curato il giornale “Bonsainsieme” che facevo stampare e veniva distribuito oltre che ai soci, anche a tutti i Club d’Italia, un lavoro grande… dopo due anni l’ho abbandonato non per mancanza di interesse dei lettori e di materiale da pubblicare, ma per mancanza di collaborazione. Da soli si tira la carretta per un po’, poi bisogna essere aiutati perché ci si demoralizza. Spero proprio che questo non capiti alla Gazzetta del Delta e a te, perché sono iniziative da coltivare con la stessa cura che si ha per le piante. Nutrono il nostro spirito e ci tengono collegati.

6.  Il suiseki in Italia quale realtà?

Una realtà che non rispecchia le potenzialità di materiale del nostro paese. Anche per le pietre l’Italia ha sicuramente possibilità eccezionali di ritrovamenti. Questo oltre le pietre sedimentarie chiamate “palombini” affermatesi per la bellezza e varietà di forme e per qualità del materiale. Queste pietre hanno conquistato tutto il mondo, movendo i primi passi “suisekistici” dalle splendide montagne dell’Alta Via Ligure (e limitrofi), ma si possono trovare in molte altre regioni. La realtà intorno al suiseki soffre di alcuni “disturbi”, il bonsai, per primo, che seppure ne ha aiutato la conoscenza, perché si iniziò a vedere la pietra come oggetto di compagnia, fa ovviamente la parte del leone e continua a relegare il suiseki a ruolo poco più (o meno) di comprimario. Poi la nostra mentalità occidentale dove è l’azione, piuttosto che la “meditazione” a farla da padrona. Quindi se non c’è da “intervenire”, non c’è da “modificare”, da “strutturare” cosa mai si deve fare? Questa sì che è una bella domanda, mi imbarcherei in una risposta di pagine, quindi rispondo solo “comprendere” che non vuol dire guardare, o misurare ma farsi attenti a quanto ci viene “trasmesso” sia in emozioni, che informazioni, che insegnamenti. Per comprendere (cioè prendere dentro) occorre fare un notevole percorso di conoscenza, cultura, sensibilità, approfondimento, ecc. ecc.  Un’altro disturbo è certo la scarsità di notizie ed informazioni, la “stampa specializzata” offre poco spazio al suiseki (pare per non disturbare ed annoiare il bonsaista) e, a dire il vero, le persone in grado di scrivere di suiseki in modo didattico non sono molte, e occorre anche che ne abbiano voglia… Infine… l’associazionismo. Il suiseki italico aveva appena iniziato ad alzare un po’ il capino, come giovane, ma delicata piantina, che sono arrivati subito i colonizzatori a spartirsi il magro campicello, e subito Federazioni, Associazioni nazionali … quando, allora c’era ufficialmente un solo Club di suiseki in Italia con  si e no 10 iscritti … Devo fare un mea culpa però … perché allora, se pur apertamente significando la mia non convinzione a tale iniziativa, ho collaborato (ma a chi è senza colpa scagli il primo suiseki!). I risultati? Dopo 6 – 8 anni di associazionismo mi sembra che i risultati siano abbastanza un flop. Gli appassionati sono sempre scollegati e pochissimi (quelli individuati), i supporti che ricevono molto scarsi, le manifestazioni sembrano più uno scambio annuale di premi tra soci. Inizialmente ero iscritta a più di un’associazione di suiseki non solo italiana, ora a nessuna ad eccezione dell’Aiseki Kai (California). Insegno quel poco che so, e quando posso cerco di far in modo che in qualsiasi parte ci sia qualcosa correlato, trovi posto anche il suiseki e non sia dimenticato. Scrivo spesso soprattutto sulle riviste estere. Nell’IBS come responsabile della didattica ho già fatto tenere tre stages di aggiornamento per gli istruttori di suiseki con i migliori docenti che possiamo permetterci (i giapponesi sono molto cari). Sono in pace con la mia coscienza suisekistica quindi.          

7.  Quali sono i canoni per valutare un buon suiseki?

Questa sì che è una domanda da “capitoli” di trattati sul suiseki! Io ho ancora molta strada da fare per sapere veramente quale siano i canoni, poi ogni cultura ha i suoi: il Giappone e la Cina sono quasi agli antipodi, per esempio. Quali sono quelli giusti? Noi seguiamo quelli giapponesi, ma chi lo dice che fra non molto emerga la Cina per una potenzialità sulle pietre immensamente superiore al Giappone… Nel suiseki non devi giudicare il “lavoro fatto” ma quello che la pietra E’ e DICE. Quindi per me tutto il mondo è paese si mi arrivano agli occhi, alla mente e al cuore pietre belle. Ma certo per sapere se sono belle occorre avere un po’ di “cultura” sull’argomento, e questa è frutto di studio, applicazione e tempo. Anche un bonsaista non valuta più un bonsai con gli stessi occhi della mente della prima volta. Nel frattempo ha imparato molte cose e ogni volta è un passo in più che cambia il giudizio. Bisogna anche distinguere da quello soggettivo e quello oggettivo. Qualcuno più dirti che una pietra è bella se “ti piace”, ma tu come sei “strutturato” per giudicare il bello?

8.  Con quali riviste collabori?

Ho iniziato con la gloriosa “Bonsai: arte e natura” che ha tracciato la strada dell’editoria periodica specializzata in Italia, poi con Bonsai Italia, Bonsai Italiano, recentemente con Bonsai & News, e la rivista dell’UBI. All’estero sto seguendo una rubrica fissa da più di un anno su Bonsai Actual che è paritetica a Bonsai & News. Poi ho scritto in tante riviste: Francia, Inghilterra, Svizzera, Cecoslovacchia, un pezzo anche in Cina… Da qualche anno sono pubblicata con una certa frequenza anche su “Bonsai il Magazine del BCI, cioè la pubblicazione di Bonsai più diffusa al mondo. Ho avuto anche il piacere che alcuni miei articoli lì usciti, sono stati richiesti da altri editori.

9.  Quali sono gli appuntamenti IBS 2003?

Quest’anno abbiamo in programma un evento veramente molto interessante. Infatti l’IBS ha ottenuto dall’associazione Manlung Penjing di Hong Kong tre Maestri di scuola  Penjing cinese, che verranno in Italia a Maggio. Gli istruttori dell’IBS potranno quindi avvicinare quest’antica forma d’arte che ha dato anche i natali al Bonsai che ora conosciamo, proprio dai diretti conoscitori. Il famoso congresso di Arco, uno degli appuntamenti primari della vita bonsaistica nazionale, ospiterà questo stage che sarà aperto anche a istruttori non iscritti all’IBS. Contiamo anche di pubblicare a breve il nuovo Folder dell’IBS, dopo solo un anno e mezzo dalla prima edizione già esaurita, che rappresenta uno strumento di rappresentazione dei nostri iscritti, di utile consultazione per appassionati, club, associazioni ed enti che hanno interesse o bisogno di ricorrere al loro insegnamento e consulenza.

10.  Saresti contenta di conoscere un piccolo club come il nostro?  

Nessun club è piccolo, non è retorica, perché ognuno di noi conta. Sarei contenta certamente. E fare quella che chiamo un’iniezione di fiducia e rinnovato entusiasmo. Quando si sta a contatto diretto con gli appassionati, si parla e ci si scambia sull’argomento che ci appassiona, ci si rende conto poi perché, e quindi torno all’inizio della chiacchierata, una “pazza” non riesce ad andare via. Sono gli occhi, le parole, le emozioni, la verità delle persone che ti legano sempre.

 

(maggio – giugno 2003)