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L’ Olmo
Scheda botanica
Gli
olmi sono alberi a foglia caduca presenti nelle regioni temperate
e subartiche dell’emisfero boreale, appartenenti
alla famiglia Ulmacee. L’areale in cui le diverse specie sono
diffuse si articola grossolanamente in due zone, l’una Nord Americana
che è delimitata ad sud del Messico ed a occidente dalle Montagne
Rocciose, e l’altra che si estende alle regioni
temperate fredde dell’Europa e dell’Asia.
Le
foglie sono alterne, semplici, assimetriche con margine dentato
e stipole libere e caduche. I fiori sono ermafroditi addensati
in fascetti ascellari con perianzio semplice con 4-6 stami di
colore rosso porporino e ovario con due stigmi. La fioritura di
solito è precoce (marzo – aprile) e precede la fogliazione.
Il frutto, indeiscente, è una noce alata (samara). Andiamo ora
ad elencare alcune specie esistenti anche in Italia o usate per
uso bonsaistico.
Olmo campestre o comune
(Ulmus minor Miller)
Albero
alto sino a 30 – 40 metri, longevo, pollonante, con tronco
diritto e molto ramoso che forma una chioma folta, ampia e
densa. La corteccia grigio-bruna è desquamante in piastre
poliedriche. I fusti giovani presentano rare setole che ben
presto perdono, mostrando una corteccia verde-rossastra lucida.
Le foglie sono ruvide, glabre e lucide superiormente e
scarsamente pubescenti nella pagina inferiore in particolare
alla biforcazione delle nervature. Hanno forma
ellittico-acuminate, e grandezza 2–3 x 3–5 cm. raramente 5 x
10 cm.. Presentano 7 – 12 paia di nervature secondarie e un
picciolo di 2–8 mm. con stipule lineari e precocemente
caduche. Il margine della foglia è profondamente dentato ed ha
apice acuminato. Le samare sono 15–20 x 20–45 mm. di
grandezza, e presentano il seme nella parte apicale. L’Olmo
campestre ha un’areale che si stende a gran parte
dell’Europa centrale, all’Asia Minore e dall’Africa
settentrionale. In Italia è presente in tutte le regioni, anche
se in Puglia e in Sicilia è probabilmente sostituito da una
specie molto simile all’Ulmus canescens Melville.
Questa specie presenta le stesse caratteristiche
morfologiche dell’Ulmus minor. E’ presente nei boschi, siepi
e campi incolti della pianura fino ai 1000 – 1200 m. Vive di
preferenza su terreni freschi e fertili ma si adatta anche a
terreni pesanti e argillosi.
Olmo di montagna (Ulmus glabra Hudson)
E’
un albero di dimensioni più modeste rispetto al campestre, alto
fino a 15 – 20m. Pianta longeva a tronco eretto diviso in più
assi principali. La corteccia è liscia da giovane poi screpola
e squama. I rametti sono coperti da peluria e disposti senza
ordine, carattere che lo distingue dal campestre in cui sono
alterni. Le foglie hanno lamina di 5–8 x 9–14 cm. a base
asimmetrica che ricopre il picciolo brevissimo (3–5 mm.). Il
margine è dentato, e l’apice è tronco-acuminato. Le foglie
ruvide sulla superficie superiore, sono più chiare su
quell’inferiore e presentano ciuffi di peli bianchi alle
biforcazioni. Le samare sono ellittiche di 15–20 x 22–30 mm.
con seme centrale, e sono portate da corti peduncoli di 3 mm.
L’Olmo montano ha un’areale centro-europeo che comprende le
Isole Britanniche e la Scandinavia. In Italia è presente in
tutte le regioni tranne la Calabria e la Sardegna. E’ diffuso
nei boshi misti di latifoglie e nei piani collinari e montano
fino 1500m.
Olmo bianco o ciliato
(Ulmus laevis Pallas)
Albero
di 10–15 m. di altezza massima, spesso molto pollonante,
simile al campestre ma con foglie più larghe
ellittico-acuminate con 12 – 19 nervature secondarie per lato,
aventi la massima larghezza a metà della lamina. Fortemente
asimmetriche, seghettate al margine e acuminate al margine sono
di colore verde chiaro, lucide superiormente e più pallide e
pubescenti di sotto. Il picciolo è molto breve 5–8 mm. non
ricoperto da lobo asimmetrico. I rametti sono circa pelosi e la
corteccia grigio-bruna si sfalda in piccole placche. Le semare
ovali o elittiche di 10–15 mm., sono largamente peduncolate
6–18 mm., pendule e ciliate al margine con seme in posizione
centrale. L’Olmo bianco ciliato ha un’areale centro-europeo,
con vari nuclei che vanno dai Pirenei al Caucaso. E’ presente
nei boschi umidi mesofili fino ai 400 – 500 m. d’altitudine
sui terreni freschi e ben areati. In Italia è molto raro allo
stato spontaneo, e le stazioni segnalate sulle Alpi e sugli
Appeninni sono dovute a piantagioni di vecchia data oppure al
fatto che viene confuso con l’Olmo campestre.
Altre varietà coltivate
Negli
ultimi anni dopo la vasta moriade, a causa dell’infezione di
un fungo la Ceratocystis ulmis Buism, anche noto come Graphium
ulmi o Grafiosi. Tale infezione si manifesta in estate quando si
assiste al disseccamento dell’apice della pianta o d’alcuni
rami, per occlusione dei vasi dovuta al micelio fungineo. Per
questo è stato introdotto in Italia l’Olmo siberiano o Ulmus
pumila, d’origine orientale che presenta foglie lisce e
glabre. Tra le altre varietà conosciute per uso, si può citare
l’Ulmus alba o Olmo americano l’U. racemosa, U. alata, U.
fulva, U. crassifolia e U. serotina. Invece dal punto di vista
bonsaistico, non possiamo dimenticare le specie orientali
dell’Olmo: come l’Ulmus parviflora, U. sieboldi, U.
shirasawana , U. japonica, U. lacinata e le varie specie di
Zelkova (Z. serrata, Z. sinica, Z. crenata, Z. verschaffeltii,
Z. cretica) appartenenti sempre alla famiglia delle Ulmacee.
Come coltivarli a bonsai
L’Olmo
unisce ad un elevato vigore nell’accrescimento una notevole
tendenza a ridurre le dimensioni della sua vegetazione in
risposta al trattamento bonsai. Questo ne fa un soggetto
ottimamente adatto alla realizzazione di miniature d’albero.
Si presta ad assumere la forma di qualsiasi albero preso a
modello e sopporta molto bene potature di ogni tipo, oltre a
cimature ripetute, rispondendo ad esse prontamente e con
generosità. Per tali ragioni si può dire che tale essenza sia
un materiale didattico eccellente, poiché tanta rapidità nel
reagire facilita la comprensione della relazione tra i vari
interventi e i risultati che se ne ottiene. Quindi ai neofiti
del bonsai sotto questi olmi e iniziate così un nuovo modo sia
di pensiero che di vita, si perché il bonsai vi porterà a tale
modo: sarà un bene o un male?
Stili
La
tendenza di riprodurre una vegetazione minuta permette di
utilizzare per la realizzazione di alberi in miniatura di
qualsiasi foggia e proporzione, con la sola esclusione forse
dello stile eretto formale tradizionale troppo rigido ed
improbabile, il tutto migliora nello stile o nella variante
della scopa rovescia, comunque quest’essenza se ben calibrata
può assumere i vari stili del bonsai.
Trapianto
L’Olmo
fa tante foglie, ma anche tante radici, per cui bisogna dare
un’attenzione ai vari rinvasi, e non prolungare di tanto il
tutto, con tutto ciò voglio dire che se necessita si può anche
rinvasare ogni anno, se tal essenza però è già maturata o è
un bonsai già strutturato, questo tempo si potrà allungare. Al
momento del rinvaso che per quest’essenza può anche essere
effettuato in qualsiasi periodo ad eccetto dei mesi estivi, sarà
meglio però effettuare tale lavoro nei periodi primavera –
autunno. Buon metodo è una potatura abbastanza drastica al pane
radicale, quindi facendo così attenzione a non lasciare radici
troppo forti che predino il soppravento e così si ingrossino
ancor di più, poi un altro consiglio utile e quello di
sigillare tali ferite e poi come dico sempre almeno per i
rinvasi, è quello di utilizzare prodotti funginei sistematici
con l’apporto di prodotti come F66, i quali il primo apporterà
una prevenzione nei tessuti, e il secondo darà l’apporto di
zuccheri, per affrontare un miglior periodo post-trapianto.
Il filo
Attenzione,
si perché la rapidità con cui l’Olmo si sviluppa rende
facile l’impostazione di una nuova forma ai giovani rami, ma
tale vigore provoca altresì il rapido ingrossamento della parte
sul quale il filo è stato posto. La miglior stagione per
effettuare la legatura è quella dell’intervallo estivo,
quando la linfa circola scarsa e i tessuti sono facili da
trattare, ma il cambio è sufficientemente attivo e perciò in
grado di reagire. Buon momento è anche quando un soggetto è
stato sottoposto al trattamento di defogliazione così si può
anche lavorare meglio. Comunque se dovremmo solo mettere a posto
la chioma o i vari rametti fuori usciti dallo schema, lo si può
fare in qualsiasi momento.
Potature e Cimature
Particolare
nell’Olmo è la diversità di comportamento secondo il momento
in cui effettueremo la potatura. Infatti si può manifestare in
modo regolare o come una vera esplosione di germogli su tutto il
suo fusto. Di tali comportamenti se ne può approfittare durante
la lavorazione, per infittire la ramificazione si cima mentre la
pianta è in sviluppo, invece se si vuole stimolare la comparsa
di nuovi germogli sul legno vecchio, per integrare o correggere
la struttura si dovrà attendere che la sua vegetazione sia
matura.
Fertilizzazione
La
concimazione dei bonsai di Olmo va eseguita in modo da
soddisfare le varie sue esigenze. Nella fase di formazione, sarà
perciò più generosa e regolare mentre quando si vuole limitare
l’accrescimento ed ottenere la miniaturizzazione della chioma
si dovrà ridurre in proporzione la frequenza e la
concentrazione della fertilizzazione. Andiamo a vedere le varie
proporzioni dei singoli elementi nutrettivi, che necessitano ai
nostri bonsai di olmi. Così l’azoto sarà abbondante nei
momenti di intenso sviluppo, e invece prevarrà la percentuale
di fosforo e potassio quando la nuova vegetazione sta maturando
o la pianta si prepara al riposo invernale. Una buona
lignificazione e un’abbondante riserva di zuccheri, le faranno
superare meglio i rigori della stagione fredda e le
assicureranno un regolare risveglio primaverile. Comunque sarà
meglio sempre somministrare i concimi in soluzioni assai
diluite, se mai più sovente.
Malattie
Una
delle malattie più brutte per l’Olmo, è una malattia
funginea che causa l’occlusione dei dotti linfatici e quindi
la morte di intere branche se non dell’albero. Questa malattia
è la grafiosi, che ha portato la distruzione di quasi tutti i
vecchi olmi dell’Europa. I rami malati si presentano al taglio
con un anello grigio circa scuro all’interno del cambio. Si
ammalano i soggetti vecchi perché l’insetto (scolitide) che
trasmette l’infezione si annida nelle fessure della corteccia,
che i giovani hanno levigata. La cura a quest’infezione molte
volte non basta perché essa è molto letale. Comunque, potremmo
immergere i nostri bonsai in una soluzione disinfettante
sistemica e disinfettare così il tutto. Parliamo ora degli
insetti che possono infestare i nostri olmi. Gli acari sono
pericolosi nemici, al momento che avvertiremo la comparsa di
tale nemico, tratteremo con prodotti specifici il soggetto.
Comunque è sempre meglio prevenire che curare. Infatti se
faremo questo sarà possibile una guarigione migliore. Anche
diversi tipi di cocciniglia possono infestare i bonsai di olmo e
vanno combattuti con vari sistemi: dall’olio bianco, al
detersivo, al silicato di sodio. Comunque per me in inverno e
fine inverno, con un prodotto diluito con acqua e liquido da jin,
si può essere quasi sicuri, che varie e eventuali insetti
svernanti verranno eliminati, e poi con questo tipo di
trattamento si ha anche un tipo di risanamento della legna del
nostro bonsai che in inverno è sottoposto alle varie
intemperie.
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