La gazzetta del delta - informazione sull'arte bonsai

La Gazzetta del Delta
Notiziario di Arti orientali
Bonsai e Suiseki
A cura di Aldo Borgato

 

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L’ Olivo

Scheda botanica

L’olivo è una pianta caratteristica dell’area mediterranea. E’ la sua coltura era già nota a tutte le civiltà più antiche che si affacciavano al Mediterraneo. Da molti secoli l’olivo è considerato come una pianta, che simboleggia la pace e la prosperità per queste civiltà, anche se si pensa che la sua origine sia delle regioni del Caucaso. In Italia questo di pianta anche nella sua forma selvatica “Oleastro”, è presente nelle regioni interne del meridione e nelle zone dei grandi laghi dell’Italia settentrionale dal livello del mare fino ai 900 m. circa. L’olivo appartiene al genere Olea ed insieme ai generi Fraxinus, Phillirea, Ligustrum, fa parte della famiglia delle Oliaceae. Al genere Olea appartengono circa 20 specie che hanno una larga distruzione nel vecchio mondo anche se è presente anche in Australia, e come specie coltivata, in California. L’etimologia del nome latino del genere, deriva dal greco “elaia”= olivo. Le due piante presenti in Italia, l’olivo coltivato e la pianta selvatica, l’oleastro sono due varietà della stessa pianta, e più precisamente la varietà coltivata prende il nome di Olea europea L. var. europea (=var sativa Hoffgg. Et Link) mentre quella selvatica quello di O. europea var sylvestris Brot. Andiamo ora a vedere la varietà Olea europea L. nel suo dettaglio.

Olivo Olea europaea L.

La forma di questo tipo di pianta che siamo abituati a vedere, è il risultato dei millenari antenati dell’uomo che coltiva questa pianta fin dal Neolitico.  L’olivo è un albero alto anche fino ai 10 metri ma più spesso, almeno nelle forme selvatiche, un arbusto con corteccia grigia e rami giovani striati. È una pianta sempreverde molto longeva e pollonante con tronco irregolare che negli esemplari più vecchi spesso è cariato, in questi casi il tronco centrale ormai consumato, frazionandosi si formano vari tronchi minori che solo alla base mostrano l’origine comune. I rami giovani sono angolosi (nelle forme selvatiche spinescenti) formano una chioma rada di forma ovale - allungata. Le foglie sono perlopiù opposte, di forma lanceolata acuminate all’apice, coriacee ed a margine interno. I fiori sono riuniti in piccole pannocchie ascellari alle foglie e presentano una corolla imbutiforme di colore bianco. La fioritura avviene in aprile maggio e il frutto che deriva dalla fecondazione sia anemofila che entomofila è la caratteristica drupa (oliva). Tale frutto può presentare forme e colori diversi ma di solito è dapprima verde, poi scura a maturità, presenta un diametro di 1-2 cm nelle piante selvatiche ma può arrivare a 3.5 cm nelle piante coltivate. Le due varietà sono facilmente distinguibili tra loro. La varietà coltivata presenta i rami giovani non spinescenti e le foglie strettamente lanceolate generalmente acute di dimensioni di 1 x 4-7cm., la varietà selvatica ha rami giovani duri e spinescenti e foglie lanceolate - ovali, talora ottuse di dimensioni minori (1-2cm). Il portamento delle due piante è alquanto diverso: albero la prima e arbusto la seconda anche se le piante coltivate abbandonate o in selvatiche possono presentare delle caratteristiche intermedie. Le specie è frugale, di lento accrescimento e, come accennato in precedenza molto longeva, raggiungendo facilmente età plurisecolari. Come suolo presenta una notevole adattabilità anche se preferisce terreni ben drenati calcarei e vulcanici e posizioni assolate. Il suo legno è di colore giallo bruno con caratteristiche variegature e si presta molto bene a lavori fini d’ebanisteria, tornio ed intarsio. Non trascurabile è l’uso dei frutti e soprattutto l’olio che ne deriva, che costituisce il miglior olio vegetale alimentare e per le sue caratteristiche chimiche utilizzato anche come medicinale.

Come coltivare a bonsai

Ovvio che l’aspetto vetusto dato dal tempo e sempre da prevalersi in qualsiasi tipo di varietà, che si voglia usare per trarne bonsai. Ma questa tipologia nell’olivo e ancor più prevalente, infatti, se vediamo la natura (coltivar), troviamo olivi secolari con spaccature e i segni del tempo scolpiti su di esso. Quindi se si può o se si riesce a reperire tale materiale migliore sarà l’effetto che potremmo riprodurre. Con materiale come talee o più recente la scelta andrà fatta guardando bene, che tale materiale alla fine non sia un astone diritto e con rami grossi che impalcano la pianta altra cosa da vedere e considerare bene oltre alla forma, è la dimensione delle foglie che cambia da una varietà all’altra, poiché a causa dei ritmi di crescita nei boschi l’olivo non si riducono poi tanto. Un’altra alternativa è di reperire in natura materiale selvatico, arbusti di olivastro spesso interessanti, ma con una struttura ispida e con una forma e disposizione delle foglie poco convincente.

Stili

Purtroppo in questo caso non sempre la natura ci aiuta ad avere uno stile da copiare, infatti, possiamo trovare vari oliveti sparsi sul nostro territorio, ma essendo usati come produzione di olive, sono da non tener conto. È meglio cercare piante o esemplari isolati, piantate fuori dall’oliveto. Queste piante possono dare proprio un buon esempio di un vero olivo secolare tipica pianta quieta e con una storia da raccontarci. Credo che riprodurre sempre dalla natura (vera) sia sempre la cosa migliore, ma oggi gli stili che si vedono nelle riviste stanno creando, avvolte di moda, illudendo la veridicità della natura.

Trapianto

La primavera inoltrata, quando sbocciano i germogli, è la stagione ideale per il trapianto. Nel caso di rinvaso è però possibile intervenire anche durante la stagione vegetativa purché si abbiano certe cautele nel farlo, esse sono: attendere uno dei cicli tra una spinta di crescita e l’altra in cui i germogli apicali non siano in attività, cimate o potate dove necessario e tagliare a metà le foglie più vecchie, non è ovviamente consigliabile smantellare totalmente la zolla. Il terriccio ideale per l’olivo e un terreno leggermente calcareo, le sue radici soffrono il ristagno e l’eccesso d’umidità, quindi anche un buon drenaggio ci aiuterà.

Il filo

Il filo o la correzioni con esso nel fare bonsai nell’olivo è una nota molto dolente, infatti, mal gestisce l’utilizzo di questa tecnica. L’olivo ha un legno cocciuto, la sua corteccia è molto flessibili ma anche molto delicati. Bisognerà fare attenzione alla tenuta, difatti a volte bisognerà rimettere il filo per impostare un ramo, e far attenzione anche, che non incida sui tessuti delicati. Onde evitare o migliorare questi imprevisti. Consiglio di impostare con potature o con dei tiranti.

Potature e cimature

Avendo la fortuna che l’olivo come altre piante e foglie opposte si può approfittare dei due germogli che si formano alla stessa altezza per ottenere biforcazioni, potremmo così tagliare alla distanza desiderata il ramo giunto al diametro opportuno, si avranno due rami secondari più sottili. Ripetendo quest’intervento ogni uno o due internodi quello considerato leader si arriverà ad avere una struttura completa del ramo e con esso se ripetuto in tutto l’albero, una buona conicità. Attenzione alle potature su rami superiori a 5mm. di diametro, dovremmo proteggere la parte con cicatrizzante, infatti, il legno dell’olivo e poco compatto e soprattutto cicatrizza male.

Fertilizzazione

Una buona nutrizione con azoto nella fase vegetativa, consente di crescere ed infittirsi più rapidamente. Fosforo e potassio devono essere dati da soli da metà estate in avanti a soggetti ben maturi che vorremmo far fiorire in primavera successiva. Un punto focale di quest’essenza, anche se non centra quasi nulla con la fertilizzazione, è quella che essendo un’essenza mediterranea dovremmo far attenzione ai luoghi dove l’inverno si fa rigido specialmente al nord, a non far prendere il gelo. E riporla in un luogo soleggiato e con una buon illuminazione.  All’apertura della stagione, dovremmo aiutarlo, con un’adeguata fertilizzazione per attivare nuovamente l’essenza.

Malattie

Il punto debole di quest’essenza è l’apparato radicale. Infatti, l’eccesso di umidità o di secco, eccessive fertilizzazioni e il gelo o il salire delle temperature nel vaso, sono le cause più responsabili di guai all’apparato radicale. Questi tipi o effetti, possono causare o far insorgere infezioni, ad una parte o a tutto l’albero, provocando disseccamento o morte di rami. Una malattia che si può verificare con il cambiamento del colore della scorza, che diviene quasi arancione, tale fenomeno si estende lentamente e colpisce tutta la pianta. Per tutte queste cause è consigliabile come prima cosa usare nel trapianto fungicida sistematico, il quale potrà aiutare sia l’albero che le parti colpite, poi in vegetazione prodotti rameici. Come parassiti sono i soliti che possono colpire altre piante, ai quali potremmo, nel verificarsi di un tale parassita usare il prodotto adeguato. Unica nota che posso dare, è quella di non abbondare nell’applicazione di tali medicinali, infatti, mal tolleranti dall’olivo.    

 

 

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