La gazzetta del delta - informazione sull'arte bonsai

La Gazzetta del Delta
Notiziario di Arti orientali
Bonsai e Suiseki
A cura di Aldo Borgato

 

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Il Larice

Scheda botanica

A questo genere sono annoverate una decina di specie, di piante delle regioni montuose e subartiche dell’emisfero boreale. Tale piante appartengono alla divisione delle Angiosperme e sono inquadrate sistematicamente nella famiglia delle Pinaceae insieme ai generi: Abis, Picea, Pinus e Cedrus. Le piante del genere Larix si distinguono molte dalle precedenti per il fatto che, durante il periodo invernale non presenta foglie e nel periodo vegetativo sono portate caratteristicamente da corti rametti (branchiblasti), in gruppetti di 30-40.  Nella nostra flora è presente allo stato spontaneo solo il Larix decidua. Andiamo ora a conoscere tale specie italiana e altre specie che troveremo nel mondo.

Larice Comune  Larice decidua Miller (= Larix europea DC.)

Il larice è albero di notevole altezza molto longevo e di rapida crescita. La corona della chioma e piramidale, e leggera e sui pendii ripidi il tronco assume la tipica forma a sciabola dovuta al peso della neve che durante i mesi invernali permane per lungo tempo.  La corteccia negli esemplari giovani è liscia e grigia mentre in quelli più adulti e vecchi diventa bruno rossastra, molto spessa e profondamente incisa. Nella zona dei solchi il colore diventa di un rosso caratteristico. I rami principi sono sparsi e orizzontali con apici incurvati verso l’alto mentre i secondari sono spesso penduli e presentano striature longitudinali. Le foglie sono caduche e sono addensante in gruppi di 30-40 a livello di corti rami cilindrici, chiamati brachiblasti, di 3-5 mm. le foglie sono lineari 1 x 8-18 mm, sottili e tenere di un bel colore verde tenero che volge al giallo oro in autunno prima dell’abscissione. I fiori maschili sono riuniti in amenti globosi, sessili e penduli di colore giallastro mentre quelli femminili sono eretti di cuore rosso vivo. Dopo la fecondazione si formano delle pignette di 2 x 3 cm., di forma ovoide con squame sottili di colore bruno chiaro che rimangono per lungo tempo sulla pianta. I semi sono piccoli di colore giallo-bruno, con un’ala lunga fino a 13 mm. Il Larice è una specie che presenta un’areale europeo che va dalle Alpi ai Carpazi. In Italia è presente solo sulle Alpi tra i 1200 e i 2600 metri ma si può trovare anche sino ai 500 metri. È una specie microterma, eliofila che preferisce le zone ben soleggiate ma con scarsa piovosità con inverni freddi e nevosi tipici dei climi continentali. Si adatta a tutti i tipi di terreni purché non troppo umidi e poco profondi.  È anche una specie pioniera in alta quota e forma boschi puri nell’orizzonte climatico delle aghifoglie. Si consorzia spesso con altre Conifere come il Peccio e il Cirmo nella zona alpina. È un albero ampiamente utilizzato per i rimboschimenti montani perché la sua tenue copertura non inibisce la produzione di foraggio. Il suo apparato radicale, molto robusto con fittone e radici laterali di grosse dimensioni, gli permette di crescere in zone con forte pendio e di resistere alla bufere di neve. Per tale ragione viene utilizzato per rimboschire ghiaioni e terreni nudi e franosi. Il legno, a duramen rosso bruno, presenta anelli annuali distinti e regolari ed è compatto e duro. Produce un’ottima resina dalla quale si ricava la trementina di Venezia.

Altre varietà di Larice

Larix Kaempferi

Questo Larice è originario del Giappone e presenta un accrescimento maggiore rispetto al nostro Larice. Tale Larice si distingue anche per il colore glauco dei giovani detti e due linee bianche sotto le foglie lineari, determinate dalla regolare disposizione degli stomi. In America possiamo trovare: -Larix occidentalis Nutt. di notevole dimensione (80-70 m.).        - Larix Laricina di taglia più contenuta (20-30m.). Nel continente asiatico: oltre al Kaempferi già citato possiamo trovare: Larix grifthii dell’Himalaya, Larix duhartica della Corea e Manciuria ed il Larix siberica nelle regioni subartiche siberiane.

Come coltivare a bonsai

Il  Larice  essendo  un’essenza  pioniera  è  in  grado  di sopravvivere  anche  in  terreni  poveri,  sassosi  al  quale apporto perdendo le foglie la materia organica che rende possibile  l’attecchimento  in  tali  zone.  Tal  essenza  in natura  la potremo  trovare di  varie  dimensioni, proprio dal  fattore  in  cui esso si trovi. Predilige l’alta montagna o le altre quote, ma si lascia coltivare anche in pianura, anche se lo spostamento dato dalla raccolta in natura può dare problemi anche seri dal fatto che tali essenze predisposte ad un clima alpino  e anche in estate tra la notte e il giorno vi sono abbassamenti di temperatura che permettono la traspirazione. Queste cause fisiopatiche non sono le sole, anche l’attacco di parassiche che in alta montagna non vi sono. Comunque il Larice essendo un’essenza molto rustica e con una corteccia rugosa, diviene in natura una vera e propria scultura, della natura quindi molto appetibile per i bonsaisti che cercano essenze con un aspetto vetusto e con quel che di vero e proprio “esemplare”. Se a questo mettiamo pure la minuta vegetazione impalcabile facilmente, e i vari Jin naturali, possiamo dire “ok” è una vera e propria essenza, sia da provare che da far maturare per aver quel “esemplare2 che sempre noi bonsaisti cerchiamo. Comunque gli esemplari che potremo trovare nei nostri vivai, non sono meno caratteristici, di quelli trovati in  natura, ovviamente mancano di quel certo che ... , ma sono più agevoli come coltivazione per chi abita in pianura. Quindi sarà meglio prima provare con essenze trovate in vivaio poi se si ha la possibilità e la conoscenza, provare con la sculture della natura. Sempre senza abusare e distruggere!!

Stili

Secondo il materiale che abbiamo è opportuno scegliere lo stile eretto formale o una qualsiasi forma che ricordi l’immagine di un Larice vero. Quindi non mi stancherò mai nel dire: “la natura ci dall’insegnamento per coltivare e per impostare i nostri bonsai”. I soggetti più piccoli si prestano bene alle realizzazioni di composizioni su roccia, è anche su lastra per poter rappresentare uno scorcio di natura, anche perché il Larice sopporta bene l’asciutto, e quindi  anche i vasi possono essere relativamente bassi. Gli stili che dovremmo scartare sono prostrato o cascata, per via del caparbio crescere verso l’alto di queste piante allo stato spontaneo. Il ventoso si presenta molto bene e più convincente anche nelle miniature.

Trapianto

La tendenza del larice a far radici assai lunghe che in terreni sassosi cercano la vita, può essere una nota dolente per chi fa o farà una raccolta in natura, quindi cercheremo di raccogliere più zolla possibile, che nei vari trapianti futuri . Il terriccio ideale per il Larice è leggermente acido anche se un minimo di calcare è tollerato, dovremo anche apportare una buona composta organica per favorire lo sviluppo di flora microbica e della micorriza aderente alle radici. Il periodo migliore è quello della completa dormienza, ma passato il periodo delle gelate.

Il filo

A differenza delle altre conifere, il Larice si può educare con il filo dalla fine mese di giugno e fino a settembre, questo è dato dal che esso essendo una pianta spogliante può essere educata come una caducifoglie. Una buona strategia quando andremo ad educare tali rami sarà quella di bagnare le parti che piegheremo così che si eviterà non solo di spaccare il ramo ma anche lo  screpolamento della corteccia, così naturale e datata. Per le parti più giovani sarà più semplice aver una buona riuscita, mentre quelle più vecchie anche se flessibili sono restie a tale tecnica, quindi dovremo aspettare alcuni mesi o rimodellare successivamente. Il fattore che implica una buona riuscita è dato dallo sviluppo della pianta quindi più sano e più ingrossa, più resta in posizione.

Potature e cimature

Il Larice è una pianta che reagisce molto bene alle cimature, se adeguamente fertilizzato. I germogli si possono accorciare alla base quando si presentano ancora verdi o a qualsiasi lunghezza dopo che sono cresciuti. La sola cautela nell’inverno è di non danneggiare la rosetta di aghi che viene lasciata alla base, poiché quelli strappati ingialliscono e la loro presenza immiserisce il bonsai. Questa semplice modalità di trattamento consente di infittire la chioma di ogni palco e di tenere “basso” il profilo in tempi relativamente brevi. Ovviamente si deve conservare il piccolo tubercolo legnoso (brachiblasto) che sta alla base di ogni ciuffo di foglioline. Va invece asportato dove non si desidera che compia ulteriore vegetazione, come alla base dei rami e lungo tutta la faccia inferiore dei palchi. Dove si vuol far crescere un nuovo ramo è sufficiente attendere l’allungamento del germoglio, che mentre si sviluppa forma lungo il suo asse tutta una serie di gemme destinate a costituire poi la ramificazione laterale nelle stagioni successive. La comparsa di nuove gemme dal legno vecchio è abbastanza facile, ed avviene spontaneamente in particolare vicino alle biforcazioni. Queste gemme vanno eliminate ogni volta che possono rendere confusa l’immagine dell’albero rappresentato dal bonsai o dare origine a dei rami in punti in cui non sono desiderati. Se si riesce a controllare l’umidità del terriccio la lunghezza delle foglie risulterà ridotta. L’eventuale cimatura dei germogli deve esser fatta precocemente allo stesso scopo. Quando si accorcia la nuova vegetazione estiva bisogna evitare di intervenire troppo tardi, per evitare che il freddo colga il verde giovane prima che abbia avuto il tempo di maturare ed il gelo possa danneggiare le sue gemme apicali, pregiudicando una parte delle cacciate nella primavera successiva. Ogni due o tre anni può valer la pena di lasciare crescere indisturbata la nuova vegetazione per tutta una stagione, e correggere poi la forma con le necessarie potature. Tale comportamento ha lo scopo di far ricuperare vigore ad un soggetto da lungo tempo coltivato in vaso.

Fertilizzazione

Essendo il Larice una pianta che in estate consuma molta acqua, ciò e dovuta dalla natura delle foglioline che traspirano più intensamente degli aghi dei pini e abeti. E bene che nell’estati, in serata venga effettuata una nebulizzazione della chioma. Per questo non è detto che dovremmo somministrare acqua dosi elevate, ma moderare sempre, troppa acqua apporterebbe un ristagno che ingiallirebbe e farà cadere molto prima gli aghi. Un colpo d’asciutto, potrebbe far appassire tali aghetti. La fertilizzazione di tal essenza sarà: più frequente e ricca di Azoto durante le fasi di sviluppo, sospesa nelle stasi vegetative. Abbondante di fosforo e potassio alla fine dell’estate o dopo inverni con evento di gelate precoci o tardive. Comunque non serve se già o da tempo rinvasato, conservare il Larice in serra fredda durante l’inverno.

Malattie

Come già detto il Larice essendo un’essenza di alta montagna, ai livelli di pianura può essere più facilmente attaccabile sia da parassiti, insetti o funghi. Gli afidi neri e lanigeri sono i più frequenti e vanno trattati con insetticidi in polvere per quelli cotonosi o repellenti sistemici. I Larici in natura ospitano una parte del ciclo riproduttivo del Chermes, un insetto galligeno che deponendo le uova nei germogli degli abeti fa loro assumere l’aspetto di piccolissimi ananas, e non è escluso che ciò accada anche sui bonsai. Un buon insetticida potrebbe essere applicato al primo apparire di presenze sospette. I funghi patogeni possono essere controllati mantenendo corretto ritmo di annaffiature ed anche con l’uso di anticrittogamici ad ampio spettro somministrati in soluzione adeguatamente concentrata durante la dormenza invernale. Con le piogge di fine estate ricompare il pericolo degli afidi.

 

 

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