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I Ginepri
Scheda botanica
I Ginepri sono arbusti o alberi
sempreverdi diffusi nelle zone temperate e fredde
dell’emisfero boreale o nei suoi territori tropico–montani.
Il genere appartiene alla famiglia delle Cupressaceae e
comprende circa 70 specie.
I Ginepri presentano rami
cilindrici o angolosi con foglie aghiformi, aciculari o
squamiformi. Le inflorescenze maschili a cono sono formate da
numerose squame portanti le sacche polliniche, quelle femminili
globose, sono formate da 3 a 8 squame. I frutti possono essere
di consistenza legnosa (galbuli) o carnosa (bacche) quando le
squame si saldano insieme e diventano carnose. Le bacche di
Ginepro erano conosciute sin dall’epoca romana ed erano
utilizzate per profumare. Il vocabolo Jineperus potrebbe
derivare da vocaboli latini con significato di “partorisco”
o “giovenca” con riferimento all’utilizzo di alcune specie
di questo genere. In Italia esistono numerose specie spontanee,
presenti in una fascia altitudinare che va dalla zona
dell’Olivo e si estende sino alle regioni dove crescono
Castagno e Rovere, tra i 100 m. e i 1200 – 1300 m. s.l.m.
Fanno eccezione il J. communis e il J. sabina che, come vedremo
crescono spontanei dalle regioni del Faggio e delle conifere a
quell’alpina o appenninica, fra i 1000 metri e i 2500 m.
d’altitudine e oltre. Oltre alle due specie sopra citate, sono
presenti il J. oxycedrus e il J. phoenicea. I tipi J. communis
ed J. oxycedrus hanno tutte le foglie aghiformi pungenti. Mentre
le altre due presentano foglie giovani aghiformi e in genere
molli, mentre quelle dei rami adulti sono squamiformi e ubicate
come nel Cipresso. Andiamo ora ad elencare le caratteristiche
d’alcuni tipi di Ginepro esistenti e presenti anche in Italia.
Ginepro
comune (J. communis L.)
Generalmente si presenta sotto
forma di arbusto (1- 3 m.) ma può assumere un aspetto di
piccolo albero eretto (10 m.). Pianta molto ramificata con rami
giovani glabri e angolosi e corteccia grigio-rossastra. Nei rami
più vecchi la corteccia si squama in linee longitudinali. Le
foglie sono aghiformi, pungenti, patenti e con una nervatura
glauca e caratteristica. Quelle adulte hanno dimensioni di 1-1.5
x 15-17mm. Pianta diodica con inflorescenze disposte
all’ascella delle foglie. Le bacche sono ovoidali di 4-5mm.;
glauco-pruinose inizialmente, poi blu-violette e aromatiche, con
2-3 semi. Il Ginepro ha un areale di diffusione europea molto
ampia, che si estende anche all’Asia e all’America, dalle
regioni del circolo polare Artico a quelle del Nord Africa.
In Italia lo troviamo soprattutto
nei pascoli e nei boschi aridi dal livello del mare ai 1500 m.
Con caratteristiche morfologiche molto simili abbiamo il J. nana
(J. communis var. montana Aiton). E’ un arbusto sempre
appressato al suolo con forma emisferica. Le foglie adulte sono
di 1-1.5x10mm. e si presentano appressate ai rami. E’ presente
nelle brughiere subalpine ed alpine dai 1500 ai 2500 m. anche
fino ai 3500 m. del M. Rosa, nell’Appennino Settentrionale e
Centrale, in Sardegna e in Corsica. Nelle creste ventose tra i
1500 e i 2300 m. della Sicilia, della Calabria e del Salernitano
è invece presente il J. hemispherica Prest. o Ginepro
emisferico. Quest’arbusto è simile ai precedenti.
Ginepro
ossicedro (J.
oxycedrus L.)
Arbusto di 1-5 m. molto ramificato
ma raramente albero di 13-15 m. d’altezza. L’aspetto è
molto simile a quello del Ginepro comune, ma ha un portamento più
elevato e spesso arboreo soprattutto in esemplari che
raggiungono ragguardevoli età. Le intemperie, in questi
soggetti, scolpiscono magnifiche strutture, cui la particolare
durezza del legno permette di rimanere inalterata per lungo
tempo. Le foglie di 15-25mm. di lunghezza, presentano due
striature bianche sulla pagina superiore, come quelle del
Ginepro comune. Da quest’essenza sono state identificate altre
due subspecie: la subspecie oxycedrus (= J. rufescenz Link) ha
foglie larghe fino a 2 mm. al massimo, e le bacche sono di
colore rosso-bruno lucido scarsamente pruinose del diametro di
7-11 mm. E’ presente nelle macchie e garighe della zona
Mediterranea e raramente in Liguria e nella costa Triestina dal
livello del mare ai 1500m. La seconda subspecie è la macrocarpa
Bal. (= J. umbilicata Gadron) o Ginepro coccolone, ha foglie
larghe anche 2.5 mm. e le bacche brunastre coperte di pruina di
diametro compreso tra gli 8- 15 mm. E’ presente sulla sabbia
di tutte le coste tirreniche, adriatiche, ioniche, in Sicilia,
in Sardegna e nelle isole minori.
Ginepro
fenicio (J. phoenica L., Cedro licio)
Arbusto o albero alto fino a 12 m.
con chioma ovata piramidale. La corteccia dei rami adulti si
desquama in nastri arrotolati che lasciano vedere lo strato
sottostante rossastro. I rami giovani sono completamente coperti
da foglie di 1 mm. squamiformi, riunite in verticilli di 3, che
si presentano densamente embricate su 6 file. I galbuli sono di
colore rosso-bruno, lucide ma senza pruina, di forma ovale e di
10-13 mm. di diametro. Si presentano di solito pendule e
contengono da 3 a 9 semi. E’ presente nelle macchie litorali
della zona mediterranea e soprattutto in Sardegna, Sicilia e
costa tirrenica. Recentemente è stata segnalata una nuova
specie, J. thurifera, simile al Ginepro fenicio ma con bacche più
grandi (diametro 7-11) erette e con foglie con breve punta
ricurva. E’ presente su pendii aridi tra i 500 e i 1000 m.
nelle Alpi Occidentali a cavallo del confine con Francia, ed in
Corsica.
Ginepro
sabino (J. sabina L.)
Arbusto di 0.5-1.5m. con rami
spesso prostrati con corteccia rossastra desquamante in fogli.
Le foglie sono a 2 a 2 opposte, squamiformi ed embricate lungo 4
linee. Nei rami giovani che sono di 1x1.5 mm. mentre nei rami di
3 – 4 anni ingialliscano e raggiungono 2x2.5 mm. Le bacche
sono di colore verde-bluastro, di 5-7 mm. di diametro e sono
portate da un corto peduncolo. Al contrario degli altri Ginepri
citati, il sabina è monoico, presenta infiorescenze maschili e
femminili sulla stessa pianta. E’ presente sporadicamente sui
pendii soleggiati e sulle rupi tra i 1200 e 2000 m., nelle zone
interne delle Alpi e in alcune zone dell’Appennino Centrale.
Cresce spontaneo anche in alcune valli della Spagna e
dell’Europa Centrale.
Altre varietà coltivate
Nei secoli scorsi sono state
introdotte in Italia varie specie di Ginepri, come il J.
virginea L. e il J. chinesis. Il primo, d’origine americana è
stato introdotto in Europa nel 1664 com’essenza per
rimboschimenti. Il secondo, d’origine asiatica, è stato
introdotto nel 1800 in numerose varietà come specie
ornamentale.
Come coltivarli a Bonsai
Per avviare un bonsai di Ginepro si
può scegliere, tanto di formare un soggetto giovane, quanto di
utilizzare del materiale più maturo e ricco di rami. In un
caso, come nell’altro bisognerà tener conto che il legno di
quest’essenza più vecchia sarà più difficile sarà
impostare i rami rigidi e vecchi. I Ginepri ricacciano
facilmente dal legno vecchio, in particolare vicino alla
biforcazione di rami e rametti ed ancora meglio da tronco.
Questa
positiva caratteristica permette in
due o tre stagioni di sostituire con della nuova vegetazione le
parti che hanno forma e struttura inadatta. Eseguita una
potatura drastica, non resta che scegliere tra i numerosi
germogli che compaiono, il più consono ad essere impostato per
lo stile da noi scelto. Il durevole legno del ginepro si presta
molto bene, a rappresentare nel bonsai dei vecchi rami spezzati
dalle bufere o i segni lasciati sui tronchi dai fulmini d’alta
montagna. Quindi, quando si taglierà rami indesiderati lasciamo
un mozzicone, lungo tanto da poterlo eventualmente trasformare
in jin: se non servono, si possono tagliar via in un secondo
tempo.
Stili
Eccetto quello a scopa rovesciata, i
Ginepri si presentano bene per realizzare bonsai d’ogni stile
forma e dimensione. La loro chiama minuta consente, infatti, di
avere una scelta eccellente, qualsiasi tipo d’albero si voglia
rappresentare.
Trapianto
Il trapianto o il rinvaso dei
Ginepri (e lo stesso vale per Cipressi e Chamaecyparis), è bene
farlo quando il soggetto non è in completa dormenza. Un buon
momento è perciò l’inizio dell’autunno o la primavera
inoltrata, a patto che la nuova vegetazione si stia appena
aprendo. Anche durante il riposo di metà estate, si presentano
le condizioni adatte sia alla raccolta in natura che a qualsiasi
spostamento. I Ginepri che crescono spontanei nelle nostre zone
sono in genere di difficile attecchimento a causa della
struttura assai espansa del loro apparato radicale. I Ginepri
amano un terriccio calcareo, perciò e meglio evitare la torba,
troppo acida per loro. Anche talee, per quanto lente a radicare,
inizialmente in sabbia pura lo fanno meglio che in qualsiasi
altro substrato. I Ginepri sono molto sensibili alla salinità
del suolo e, nonostante richiedano una buona fertilizzazione per
crescere vigorosi, la somministrazione di concimi minerali
solubili, specie dopo il trapianto, dovrà essere eseguita tardi
e a concentrazioni molto diluite.
Il filo
L’applicazione del filo e
l’educazione, si possono eseguire su tutto l’arco
dell’anno, evitando solo i momenti di massima spinta
vegetativa, per il rischio che durante la torsione la corteccia
si stacchi dal legno a causa dell’abbondanza di linfa
circolante. I soggetti che saranno trattati a legatura nel
periodo vegetativo, dovranno essere protetti dal sole diretto,
almeno per una ventina di giorni. Per piegature accentuate è
meglio usare rafia e magari la tecnica (che usa le verghette di
rame) su ramo che piegheremo, la rafia, servirà sia per evitare
rotture sulla corteccia, infatti, essa tratterrà eventuali
rotture, sia per tener unite le verghette di rame.
Potature e Cimature
Per quanto riguarda le potature, questo tipo di
procedura sarà da effettuare al momento in cui dovremmo
impostare un soggetto, infatti, con tali potature andremmo a
decidere quali saranno i rami che ci servono per aver lo stile
da noi scelto. Con questo voglio dire che prima di togliere,
bisognerà essere precisi e intenzionati, su quello che si vuole
ottenere, con quello che avremmo scelto imposteremo il tutto.
Per quanto riguarda invece le cimature, il problema primario per
quest’essenza, e anche il più delicato. Le cimature sui
Ginepri viene perlopiù descritta come pizziccatura dei
germogli. Questa tecnica serve bene quando si tratta di
pareggiare ed infittire la vegetazione, ma è del tutto
insufficiente qualora si debba ridurre lo spessore della chiama,
per formare i sottili palchi orizzontali sui rami principali.
E’ necessario invece accorciare i rametti che crescono verso
l’alto con decisi colpi di forbice, lasciando però su ognuno
di essi qualche ciuffo di verde affinché non appassiscano.
Quest’operazione dovrà essere eseguita all’inizio
primavera, appena cessa il rischio di gelate, ma prima del
risveglio vegetativo. In tali condizioni si formano quanto prima
numerosissimi germogli, sia sui rami tagliati che vicino alle
loro biforcazioni ed in breve, se il bonsai è vigoroso, una
nuova vegetazione compatta e più minuta. Nelle normali
condizioni di mantenimento, la cimatura consiste
nell’accorciare semplicemente i germogli che sono cresciuti al
di fuori della chioma, salvo diradarli di tanto in tanto, se
diventano fitti da soffocarsi a vicenda. Per evitare che tutto
ciò succeda dovremmo eliminare solo il tratto di recente
comparsa, e aiutandosi con le dita sfoltire e pareggiare il
palchetto.
Fertilizzazione
In riguardo alla concimazione, i Ginepri
possono essere considerati sempre affamati. La modalità di
somministrazione d’acqua e fertilizzanti non si discosta
comunque da tutte quelle delle altre conifere. Comunque da tener
sott’occhio per non aver troppa foga vegetativa.
Malattie
Questo
gruppo di conifere, soffre l’attacco di funghi che devastano
gravemente la chioma o l’apparato radicale, provocando anche
la morte del bonsai. Per evitare tali danni, porre i propri
soggetti in una zona ventilata e luminosa, infatti, l’eccesso
di umidità nell’aria e nel terriccio facilita tali malattie.
I trattamenti con anticrittogamici, sia sulla chioma che nel
terriccio, sono raccomandabili alla prima comparsa si sintomi.
La scarsità di luce può anche far si che la vegetazione più
interna si secchi e muoia. Altri accidenti possono essere la
comparsa di parassiti animali, quali cocciniglia e afide lanoso,
oltre a tarli che rodono il legno. Il famigerato ragnetto rosso
è anche responsabile di pericolose aggressioni.
L’applicazione a tempo giusto con insetticidi adeguati può
risolvere tali problemi.
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