|
Il
Faggio
Scheda
botanica
I
Faggi sono alberi presenti nelle regioni temperate
dell’emisfero boreale appartenenti alla famiglia delle
Fagaceae insieme ai generi Quercus e Castanea. Il nome del
genere deriva dal greco “fagèin”, (mangiare) per il fatto
che i frutti vengono utilizzati per l’alimentazione dei suini.
In Italia è presente solo il Fagus sylvatica.
Faggio
(Fagus sylvatica L.,
Faggio comune)
Il Faggio è un albero che può raggiungere i 30-40
metri d’altezza con tronco regolare eretto e cilindrico, con
rami grossi ascendenti a formare una chioma ampia e densa, per
lo meno negli esemplari isolati o allungata e conica nei boschi.
Può presentarsi sotto forma arbustiva se governato a ceduo o
fustaia. La corteccia è grigia liscia nei rami vecchi
e
bruna, lucida e pubescente in quelli giovani, molto sottile e
spesso macchiata di chiaro perla presenza di licheni.
Le gemme hanno una forma affusolata caratteristica, acute
all’apice lunghe 1,5-3 cm. e di colore bruno. Le foglie
semplici e alterne, ornate di stipole sono spicciolate (10-15
mm.) con lamina di forma ovale - ellittica e con margine intero
o leggermente crenato. Sono di colore verde lucido sulla pagina
superiore e più chiare in quell’inferiore con ciuffi di peli
rossastri agli angoli delle nervature. Negli stadi giovanili
hanno il bordo peloso - setaceo poi glabre. Le foglie sono
caduche ma rimangono secche sui rami durante tutto l’inverno.
I fiori che si differenziano in aprile - maggio, sono riuniti in
infiorescenze unisessuali sulla stessa pianta, (pianta monoica).
Quelli maschili sono degli amenti ascellari con lungo peduncolo
(2-5 cm.), quelli femminili sono sempre peduncolati ma eretti,
singoli o a coppie. Il frutto, nucola è a cupola chiusa ornata
da brevi aculei contenente due acheni (faggiole) di 1,5-2 cm. Il
Faggio ha un vasto areale centro - europeo che si estende dalla
Spagna al Mar Nero, dalla Norvegia alla Sicilia. In Italia è presente su tutto il territorio ad esclusione
della Sardegna. Il Faggio rappresenta il principale componente
della foresta di latifoglia del piano montano. Vive sulle Alpi
tra i 600 e i 1300 (massimo 2000) metri mentre sull’Appennino
tra i 1000 e i 1700 (massimo 2300) metri sia in boschi puri
(faggete) che in associazione con Abeti, Pini, Tassi, Frassini,
Olmi, Carpini, aceri, ecc. Ai limiti superiori della
distribuzione i Faggi assumono spesso forma cespugliosa e
depressa per l’azione del vento, della neve e del morso del
bestiame (ottimo piante per bonsai). La specie predilige clima
oceanico, temperato con precipitazioni minime di 700-1000 mm.
annui senza grosse escursioni termiche. Il terreno deve essere
ben areato e non troppo acido. La pianta però soffre per le
gelate tardive e per il forte vento. Questa specie è molto
diffusa per la grande importanza forestale, governata a ceduo o
fustaia. E’ utilizzata anche dal punto di vista ornamentale
nei parchi per il bel colore del fogliame soprattutto nelle
varietà colorate. Il legno è semi duro, compatto di colore
bianco-rosato, è pregiato per il suo bel colore e per la sua
facile lavorabilità. Ha impiego in falegnameria per fare
mobili, per lavori d’intaglio e tornio, per liste da
pavimenti, per compensato e impiallacciature, per botti e manici
di utensili. E’ un ottimo combustibile sia come legna da
ardere che per la preparazione del carbone. La faggiola oltre ad
essere un alimento ricercato dai suini, è utilizzata per
ottenere un olio a scopo alimentare e industriale. La
distillazione del legno fornisce creosoto e successivamente
guaiacolo che è un ottimo balsamico e antisettico delle vie
respiratorie.
Altre varietà coltivate
In
Europa è presente anche il Fagus orientolis Lipsky e il Fagus
moesiaca (Maly) Czecz che alcuni autori ritengono in ibrido. In
America troviamo il Fagus grandiflora, in Oriente il Fagus
sieboldii e il Fagus japonica. Nelle regioni australi dal Sud
America all’Australia è diffuso il genere Nothofagus con
specie sia sempre verdi che decidue.
Come
coltivarli a Bonsai
Non
è consueto cercare in un vivaio un faggio da trasformare in
bonsai, poiché ciò che si troverebbe sarebbe insignificante o
di una dimensione eccessiva. Il miglior materiale purtroppo lo
possiamo trovare in madre natura, in qualche pascolo lontano o
lungo i percorsi di transumanza. Purtroppo solo la natura e gli
eventi sia naturali che sia di natura animale, provocano quelle
naturali spaccature e fessurazioni e quell’invecchiamento,
tale di un vero yamadori. Unica possibilità se non si ha quella
di reperire tale materiale in natura, sarà quella di trovare in
qualche centro
bonsai materiale già impostato d’origine nostrana o orientale
(F. crenata) e proseguire la coltivazione secondo il nostro
scopo o gusto.
Stili
Essendo un’essenza che potremmo dire
spontanea, essa s’identifica meglio su soggetti che risultino
credibili in qualsiasi stile siano modellati. Uno degli stili più
credibili e che viene più usato è quello a più soggetti, sia
una ceppaia o un bosco. Certamente il problema primario come già
rilevato sarà quello di trovare una realtà che, con una
vegetazione non proprio minuta di quest’essenza, porta a tutto
ciò ad una coltivazione molto lenta e propria ad ottenere sia
una ramificazione minuta e sviluppata e una diminuzione delle
foglie.
Trapianto
Nonostante sia una dell’essenze più
ambite come bonsai, essa viene un soggetto non tanto facile e
capriccioso. Infatti, non è facile nell’attecchire e agisce
in modo permaloso nelle potature e non reagisce molto
all’educazione imposta con il filo. Il momento migliore per il
trapianto è quello in cui è ancora un po’ in vegetazione,
all’inizio dell’autunno, cioè quando le sue foglie
incominciano ad ingiallire, o nel momento quando sta
svegliandosi in primavera inoltrata. Quindi “non svegliare can
che dorme”, o meglio non facciamolo mai in dormienza. Se si
trapianta una pianta trovata in natura è buon metodo usare nel
trapianto un po’ di terriccio trovato attorno ad essa,
infatti, in esso vi sono delle micorrize che faciliteranno il
tutto.
Il filo
Cautela!!!
Come avrete capito, vi sono problemi anche per il filo. Essendo
un’essenza un po’ … difficile, anche l’uso del filo sarà
da effettuare con un certo modo. Si sa l’educazione con il
filo può portare ad inevitabili traumi linfatici, quindi
rallentare la circolazione nei rami trattati. Come possibilità
ad ovviare tale inconveniente o almeno cercare il più possibile
di non fare uso di filo, è quella di eseguire potature e
cimature mirate. Se proprio non si può fare a meno come rimedio
si potrà eseguire una riduzione delle foglie sulle parte non
avvolte da filo, rallentando anche qui il flusso linfatico, e
quindi conformare il tutto.
Potature
e cimature
Anche
se purtroppo si ha la paura o il timore di effettuare una
potatura o una cimatura, perché si pensa che il faggio produca
una sola cacciata per stagione, tale osservazione avviene solo
perché magari i soggetti rilevati non sono stati ben
fertilizzati o coltivati a sufficienza. Comunque se noi
effettueremo potature mirate ad avvicinare le gemme al tronco
avremmo delle certezze. Con questo voglio dire che, guardando un
ramo di faggio vedremmo gemme già pronte che nella primavera
prossima spunteranno. Esse le potremmo notare sulla punta di un
ramo o al meglio all’indietro di 2 – 3 gemme. Se noi
potremmo al livello di quelle già pronte, non avremmo problemi.
Se avremmo raccolto in natura il nostro soggetto, noteremo che i
rami presentano tali note, se effettueremo una potatura
corretta, al momento della raccolta, e con lei una buona
fertilizzazione, avremmo dei buoni risultati e un’esplosione
di nuove gemme. Il faggio come nella maggior parte delle piante,
i rami alti vegetano più vigorosi. Un buon metodo per rendere
più uniforme lo sviluppo di tutta la pianta, è quello di una
riduzione a un terzo il lembo delle loro foglie, senza cimarli
se non dopo un paio di settimane.
Fertilizzazione
Per
la concimazione conviene distinguere se siamo davanti ad un
esemplare in formazione
o
ad uno adulto e già formato. Quelli che avranno bisogno di
maturare e di crescere possono essere fertilizzati subito
all’inizio della stagione vegetativa. Invece quelli maturi di
cui invece dovremmo controllare il loro accrescimento, allora il
concime verrà somministrato sul tardi quando i germogli si sono
già allungati quasi completamente, tale ritardo servirà ad
evitare che la vegetazione sia troppo esuberante e a far restare
le foglie piccole e gli internodi corti. Tali fertilizzazioni
saranno meglio se organiche.
Malattie
I punti deboli di quest’essenza
dipendono strettamente dalla simbiosi con la micorriza. Infatti,
un bonsai di faggio coltivato in vaso in un terriccio troppo
compatto, divenuto asfittico o surriscaldato da una lunga
esposizione al sole estivo, potrebbe essere privato dall’utile
flora batterica, e le sue radici di non essere in grado
d’assorbire normalmente l’acqua e tutti i sali minerali
necessari. Anche un eccessivo abbassamento della temperatura
durante l’inverno può portare a tutto ciò. In tali
possibilità potremmo incorrere in una comparsa di malattie
funginee all’apparato radicale, e varie altre conseguenze. Tra
gli insetti la Cecidonia è un insetto che causa la comparsa di
galle acuminate sulla chioma dove tale insetto ha punto per
deporre le uova. Per evitare ulteriori problemi, tali foglie
colpite vanno asportate e distrutte. Altri insetti che potremmo
rilevare sono gli afidi e la cocciniglia, che potranno essere
debellate con interventi manuali con l’asportazione o quelli
con applicazioni di insetticidi specifici, sia in fase
preventiva o all’insorgenza di attacchi.
|