La gazzetta del delta - informazione sull'arte bonsai

La Gazzetta del Delta
Notiziario di Arti orientali
Bonsai e Suiseki
A cura di Aldo Borgato

 

La gazzetta del delta - informazione sull'arte bonsai

home

essenze stile schede arti mostre-eventi links interviste

Il  Faggio

Scheda botanica

I Faggi sono alberi presenti nelle regioni temperate dell’emisfero boreale appartenenti alla famiglia delle Fagaceae insieme ai generi Quercus e Castanea. Il nome del genere deriva dal greco “fagèin”, (mangiare) per il fatto che i frutti vengono utilizzati per l’alimentazione dei suini. In Italia è presente solo il Fagus sylvatica.

Faggio (Fagus sylvatica L., Faggio comune)

Il Faggio è un albero che può raggiungere i 30-40 metri d’altezza con tronco regolare eretto e cilindrico, con rami grossi ascendenti a formare una chioma ampia e densa, per lo meno negli esemplari isolati o allungata e conica nei boschi. Può presentarsi sotto forma arbustiva se governato a ceduo o fustaia. La corteccia è grigia liscia nei rami vecchi e bruna, lucida e pubescente in quelli giovani, molto sottile e spesso macchiata di chiaro perla presenza di licheni.  Le gemme hanno una forma affusolata caratteristica, acute all’apice lunghe 1,5-3 cm. e di colore bruno. Le foglie semplici e alterne, ornate di stipole sono spicciolate (10-15 mm.) con lamina di forma ovale - ellittica e con margine intero o leggermente crenato. Sono di colore verde lucido sulla pagina superiore e più chiare in quell’inferiore con ciuffi di peli rossastri agli angoli delle nervature. Negli stadi giovanili hanno il bordo peloso - setaceo poi glabre. Le foglie sono caduche ma rimangono secche sui rami durante tutto l’inverno. I fiori che si differenziano in aprile - maggio, sono riuniti in infiorescenze unisessuali sulla stessa pianta, (pianta monoica). Quelli maschili sono degli amenti ascellari con lungo peduncolo (2-5 cm.), quelli femminili sono sempre peduncolati ma eretti, singoli o a coppie. Il frutto, nucola è a cupola chiusa ornata da brevi aculei contenente due acheni (faggiole) di 1,5-2 cm. Il Faggio ha un vasto areale centro - europeo che si estende dalla Spagna al Mar Nero, dalla Norvegia alla Sicilia.  In Italia è presente su tutto il territorio ad esclusione della Sardegna. Il Faggio rappresenta il principale componente della foresta di latifoglia del piano montano. Vive sulle Alpi tra i 600 e i 1300 (massimo 2000) metri mentre sull’Appennino tra i 1000 e i 1700 (massimo 2300) metri sia in boschi puri (faggete) che in associazione con Abeti, Pini, Tassi, Frassini, Olmi, Carpini, aceri, ecc. Ai limiti superiori della distribuzione i Faggi assumono spesso forma cespugliosa e depressa per l’azione del vento, della neve e del morso del bestiame (ottimo piante per bonsai). La specie predilige clima oceanico, temperato con precipitazioni minime di 700-1000 mm. annui senza grosse escursioni termiche. Il terreno deve essere ben areato e non troppo acido. La pianta però soffre per le gelate tardive e per il forte vento. Questa specie è molto diffusa per la grande importanza forestale, governata a ceduo o fustaia. E’ utilizzata anche dal punto di vista ornamentale nei parchi per il bel colore del fogliame soprattutto nelle varietà colorate. Il legno è semi duro, compatto di colore bianco-rosato, è pregiato per il suo bel colore e per la sua facile lavorabilità. Ha impiego in falegnameria per fare mobili, per lavori d’intaglio e tornio, per liste da pavimenti, per compensato e impiallacciature, per botti e manici di utensili. E’ un ottimo combustibile sia come legna da ardere che per la preparazione del carbone. La faggiola oltre ad essere un alimento ricercato dai suini, è utilizzata per ottenere un olio a scopo alimentare e industriale. La distillazione del legno fornisce creosoto e successivamente guaiacolo che è un ottimo balsamico e antisettico delle vie respiratorie.

Altre varietà coltivate

In Europa è presente anche il Fagus orientolis Lipsky e il Fagus moesiaca (Maly) Czecz che alcuni autori ritengono in ibrido. In America troviamo il Fagus grandiflora, in Oriente il Fagus sieboldii e il Fagus japonica. Nelle regioni australi dal Sud America all’Australia è diffuso il genere Nothofagus con specie sia sempre verdi che decidue.

Come coltivarli a Bonsai

Non è consueto cercare in un vivaio un faggio da trasformare in bonsai, poiché ciò che si troverebbe sarebbe insignificante o di una dimensione eccessiva. Il miglior materiale purtroppo lo possiamo trovare in madre natura, in qualche pascolo lontano o lungo i percorsi di transumanza. Purtroppo solo la natura e gli eventi sia naturali che sia di natura animale, provocano quelle naturali spaccature e fessurazioni e quell’invecchiamento, tale di un vero yamadori. Unica possibilità se non si ha quella di reperire tale materiale in natura, sarà quella di trovare in qualche centro bonsai materiale già impostato d’origine nostrana o orientale (F. crenata) e proseguire la coltivazione secondo il nostro scopo o gusto.

Stili

Essendo un’essenza che potremmo dire spontanea, essa s’identifica meglio su soggetti che risultino credibili in qualsiasi stile siano modellati. Uno degli stili più credibili e che viene più usato è quello a più soggetti, sia una ceppaia o un bosco. Certamente il problema primario come già rilevato sarà quello di trovare una realtà che, con una vegetazione non proprio minuta di quest’essenza, porta a tutto ciò ad una coltivazione molto lenta e propria ad ottenere sia una ramificazione minuta e sviluppata e una diminuzione delle foglie.

Trapianto

Nonostante sia una dell’essenze più ambite come bonsai, essa viene un soggetto non tanto facile e capriccioso. Infatti, non è facile nell’attecchire e agisce in modo permaloso nelle potature e non reagisce molto all’educazione imposta con il filo. Il momento migliore per il trapianto è quello in cui è ancora un po’ in vegetazione, all’inizio dell’autunno, cioè quando le sue foglie incominciano ad ingiallire, o nel momento quando sta svegliandosi in primavera inoltrata. Quindi “non svegliare can che dorme”, o meglio non facciamolo mai in dormienza. Se si trapianta una pianta trovata in natura è buon metodo usare nel trapianto un po’ di terriccio trovato attorno ad essa, infatti, in esso vi sono delle micorrize che faciliteranno il tutto.

Il filo

Cautela!!! Come avrete capito, vi sono problemi anche per il filo. Essendo un’essenza un po’ … difficile, anche l’uso del filo sarà da effettuare con un certo modo. Si sa l’educazione con il filo può portare ad inevitabili traumi linfatici, quindi rallentare la circolazione nei rami trattati. Come possibilità ad ovviare tale inconveniente o almeno cercare il più possibile di non fare uso di filo, è quella di eseguire potature e cimature mirate. Se proprio non si può fare a meno come rimedio si potrà eseguire una riduzione delle foglie sulle parte non avvolte da filo, rallentando anche qui il flusso linfatico, e quindi conformare il tutto.

Potature e cimature

Anche se purtroppo si ha la paura o il timore di effettuare una potatura o una cimatura, perché si pensa che il faggio produca una sola cacciata per stagione, tale osservazione avviene solo perché magari i soggetti rilevati non sono stati ben fertilizzati o coltivati a sufficienza. Comunque se noi effettueremo potature mirate ad avvicinare le gemme al tronco avremmo delle certezze. Con questo voglio dire che, guardando un ramo di faggio vedremmo gemme già pronte che nella primavera prossima spunteranno. Esse le potremmo notare sulla punta di un ramo o al meglio all’indietro di 2 – 3 gemme. Se noi potremmo al livello di quelle già pronte, non avremmo problemi. Se avremmo raccolto in natura il nostro soggetto, noteremo che i rami presentano tali note, se effettueremo una potatura corretta, al momento della raccolta, e con lei una buona fertilizzazione, avremmo dei buoni risultati e un’esplosione di nuove gemme. Il faggio come nella maggior parte delle piante, i rami alti vegetano più vigorosi. Un buon metodo per rendere più uniforme lo sviluppo di tutta la pianta, è quello di una riduzione a un terzo il lembo delle loro foglie, senza cimarli se non dopo un paio di settimane.

Fertilizzazione

Per la concimazione conviene distinguere se siamo davanti ad un esemplare in formazione o ad uno adulto e già formato. Quelli che avranno bisogno di maturare e di crescere possono essere fertilizzati subito all’inizio della stagione vegetativa. Invece quelli maturi di cui invece dovremmo controllare il loro accrescimento, allora il concime verrà somministrato sul tardi quando i germogli si sono già allungati quasi completamente, tale ritardo servirà ad evitare che la vegetazione sia troppo esuberante e a far restare le foglie piccole e gli internodi corti. Tali fertilizzazioni saranno meglio se organiche.

Malattie

I punti deboli di quest’essenza dipendono strettamente dalla simbiosi con la micorriza. Infatti, un bonsai di faggio coltivato in vaso in un terriccio troppo compatto, divenuto asfittico o surriscaldato da una lunga esposizione al sole estivo, potrebbe essere privato dall’utile flora batterica, e le sue radici di non essere in grado d’assorbire normalmente l’acqua e tutti i sali minerali necessari. Anche un eccessivo abbassamento della temperatura durante l’inverno può portare a tutto ciò. In tali possibilità potremmo incorrere in una comparsa di malattie funginee all’apparato radicale, e varie altre conseguenze. Tra gli insetti la Cecidonia è un insetto che causa la comparsa di galle acuminate sulla chioma dove tale insetto ha punto per deporre le uova. Per evitare ulteriori problemi, tali foglie colpite vanno asportate e distrutte. Altri insetti che potremmo rilevare sono gli afidi e la cocciniglia, che potranno essere debellate con interventi manuali con l’asportazione o quelli con applicazioni di insetticidi specifici, sia in fase preventiva o all’insorgenza di attacchi.

 

La gazzetta del delta - informazione sull'arte bonsai

La redazione “La Gazzetta del Delta” di Aldo Borgato  .  e-mail aldo.borgato@libero.it  .  hosting by paesi.com . Visite n. 53272