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La Gazzetta del
Delta |
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La Cerimonia del Tè riunisce in sé tutti gli aspetti dello Zen, arte, quietismo, estetismo. La si potrebbe definire l’essenza della cultura Zen, con momenti profondi che vanno oltre l’esteriorità della cerimonia stessa. Sicuramente una delle bevande aromatiche più antiche tra quelle note, utilizzata nei monasteri per combattere la sonnolenza nelle lunghe sedute di meditazione, apprezzata dai nobili e dai guerrieri, l’assunzione del tè finì con essere riutilizzata nelle cultura Zen.Cha-No-Yu, ovvero la Cerimonia del Tè, lentamente prese forma, divenne un momento solenne, intimo e sereno. Lunga da descrivere, già il considerare la particolare porta di una sala per il tè, che obbligando il passaggio in ginocchio, induce ad abbandonare all’esterno le superbie, può aiutare a capire i profondi concetti dietro questa cerimonia.L’incenso, lo scarno arredamento, il cerimoniale creano le premesse per una disponibilità interiore che permette a tutti i sensi di partecipare alla cerimonia del tè e di entrare in armonia con gli altri. La storia del tè
La pianta del tè è originaria Cina meridionale e la degustazione dell’infuso risale all’epoca della dinastia Zhou (1066 – 221 a.C.) più di tremila anni fa. Per la preparazione della bevanda, inizialmente, si utilizzavano comuni utensili da cucina, il tè era considerato una normale verdura da cuocere. Con il formarsi di una nicchia sociale nobiliare si incoraggiò la degustazione del tè e del vino. Questa moda diede impulso alla produzione dei primi servizi da tè, completi di tutti gli utensili speciali per conservare, cuocere e degustare il tè. Materiale più adatto per l’infusione del tè era il grès poroso, difficilissimo da cuocere, ma indispensabile per la preparazione di alcuni tè, verdi o bianchi, dal sapore delicato. Ancora oggi alcuni maestri artigiani cinesi sono in grado di fare teiere in grès nelle mani, senza l’uso del tornio o degli stampi. Queste teiere risultano, dopo la cottura, pressoché perfette, tanto che non hanno bisogno di ulteriori elementi decorativi. Il grès offre la porosità ideale per infusione. Ogni volta che si prepara il tè, i pori sprigionano un po’ della aroma delle precedenti infusioni rendendo il tè, con l’uso, sempre migliore. Durante le dinastie Ming e Qing la tecnica per la preparazione del tè si raffinò progressivamente, semplificando anche gli utensili per l’infusione e la degustazione. Questa semplificazione richiese il miglioramento della qualità del servizio da tè. A metà della dinastia Ming erano diffuse le teiere di terracotta rossa o di porcellana. Estremamente rari erano i servizi da tè di giada, pietra ritenuta sacra, levigata dal paziente lavoro dell’artigiano. La giada ha notevoli proprietà sonore: quando il tè bollente, alla corretta temperatura di 89 – 90° C., cade nella tazza, la giada emette un delicato suono di campana. Sotto la dinastia Qing i maestri bonsaisti giapponesi si recano periodicamente in Cina per acquistare kowatari per bonsai in grès leggero, con una porosità analoga a quella delle teiere. La qualità della coltivazione in vaso di tale materiale erano inimitabili. Nel X secolo il monaco buddista giapponese Eisai (1141 – 1215), ritornando in patria dalla Cina, portò con sé alcuni semi di tè incominciò a coltivarlo nel giardino del monastero in cui risiedeva e a offrirne l’infuso ai visitatori. A lui, tradizionalmente, si attribuisce il merito di aver introdotto in Giappone la pianta del tè e il rituale legato alla degustazione dell’infuso, appreso presso i monasteri cinesi dove si era fermato per studiare lo Zen. Presto il Chonoyu, il culto del tè, si diffuse come forma di intrattenimento, acquistò popolarità e divenne cerimonia, espressione sintetica degli aspetti fondamentali della cultura giapponese. Era composta da tre momenti distinti: Kaiseki, un pasto leggero consumato prima del tè. Koicha, il tè denso, che prevedeva l’uso di una tazza da cui ogni ospite beveva solo pochi sorsi. Usucha, il tè leggero: ogni ospite beveva tutta la tazza di tè restituiva la tazza al padrone di casa che la lavava per servire un altro ospite. Lo sviluppo della ceramica giapponese ricevette un notevole impulso dalla diffusione e dalla popolarità della Cerimonia del Tè. Le tazze che ebbero maggiore diffusione furono le Raku, originarie di Kyoto. Piacevoli al tatto avevano una linea molto semplice ed elegante. Non erano perfettamente rotonde, ma erano fatte per essere tenute con entrambe le mani. Esistono innumerevoli opere letterarie sul tè e sui rituali legati alla preparazione dell’infuso, ma è fondamentale l’opera di Lu Yu (733 – 804), che influenzò profondamente la produzione e la popolarità del tè cinese. Il suo Libro del Tè presenta in modo approfondito il contesto storico dell’epoca, la cultura e la teoria del tè, e descrive l’atmosfera cordiale e amichevole che si crea grazie alla cerimonia del tè. Scrive Lu Yu: “Le circostanze nelle quali si beve hanno motivi profondi. Per placare la sete si beve acqua, per dare conforto alla melanconia si beve vino, per scacciare il torpore e la sonnolenza si beve il tè”.
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