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Il Biancospino
Scheda
botanica
Il
biancospino è un piccolo albero spesso cespuglioso presente in
quasi tutte le regioni temperate dell’emisfero boreale
dell’Europa, dell’Asia, di parte del Nord Africa e
dell’America. In genere Crataegus presenta più di 200 specie
e appartiene alla famiglia delle Rosaceae, insieme ai generi
Rosa, Prunus, Males e Pyrus ed altri. Il suo legno si presenta
molto duro, arbusto spinoso a crescita lenta comune nelle siepi
nelle macchie. Tra le numerose specie spontanee di Biancospino,
in Italia troviamo cinque specie: il Crataegus lacinata, C.
azarolus, C. monogyna, C. oxyacantha e C. macrocarpa. Le prime
due specie hanno i rami giovani, i peduncoli fiorali e il calice
tormentosi, le altre tre invece, presentano peli sparsi o sono
glabre. Il C. oxyacantha e C. monogyna sono i più conosciuti e
diffusi, mentre gli altri sono specie simili o per alcuni autori
potrebbero essere degli ibridi di queste due specie. Andiamo a
conoscerli più da vicino.
Biancospino selvatico (Crataegus
oxyacantha L.)
Arbusto,
raramente albero, alto fino a 5 m. con rami glabri e spinosi di
colore bruno rossastro. Le foglie sono alternate, semplici
anch’esse glabre e presentano un perimetro ellittico oppure
obovato con una o due incisioni per lato poco profonde. Il
margine è regolare dentellato, la pagina superiore è di colore
verde brillante mentre quell’inferiore e verde glauco ma
glabra. I fiori compaiono da aprile a maggio in inflorescenze
corimbose terminali con peduncoli glabri. I singoli fiori sono
ermafroditi con 5 petali bianchi e calice formato da 5 lacinie
triangolari. Gli stami sono numerosi (20) e gli stili sono due.
Il frutto è la caratteristica drupa sferoidale di 6-15 mm. di
diametro, rossa a maturità con all’interno due semi. Vive
principalmente nei boschi di caducifoglie su suolo ricco o anche
degradato dal livello del mare ai 1200m., è presente in tutta
Italia con esclusione della Sicilia e della Sardegna.
Biancospino a frutto grosso (Crataegus
macrocarpa Hergerschw)
Pianta
cespugliosa simile alla precedente, ma alle volte di dimensioni
maggiore, con foglie con incisioni più profonde. I frutti sono
più grandi rispetto a quelli del Biancospino selvatico
10-12x12-15 mm, e sono di forma ellissoidale con 5 tubercoli
basali. E’ presente nelle Alpi orientali.
Biancospino comune (Azaruolo
selvatico, Crategus monogyna Jacq.)
Cespuglio,
ma alle volte albero fino a 6m. con corteccia compatta
grigio-aranciata. I rami giovani sono grigio più scuro, glabri,
con spine alla base di corti rami. Le foglie sono opposte con
contorno ovale o rombico di 2-4x2-4 cm., con profonde incisioni
per lato a lobi acuti. Il margine fogliare è dentellato
limitatamente all’apice. La pagina inferiore è più chiara e
la base è tronca o cuneata. I corimbi compaiono in
aprile-maggio e presentano peduncoli lanosi o con ciuffi di
peli. I cinque petali sono di colore bianco con forma quasi
rotonda, è caratteristicamente presente un solo stilo e la
drupa rossa presenta all’interno un solo seme. Il Biancospino
comune è presente su tutto il territorio nazionale nei
cespugli, nelle siepi e nei boschi xerofili preferibilmente
calcarei dal livello del mare fino ai 1500 m.
Biancospino di Sicilia (Crategus
lacinata Ucria)
Biancospino
dall’aspetto e dalle dimensioni simili al C. monogyna presenta
pelosità più fitta e persistente. Le foglie sono molto incise
quasi fino alla nervatura centrale. Il numero degli stili può
variare da 3 a 5. E’ presente nelle macchie e nei boschi cedui
tra gli 800 e i 1500 m. sulle montagne della Sicilia.
Biancospino lazzarolo (Crategus
azzarolus L.)
Pianta
simile al Biancospino comune con pelosità più densa e foglie
con incisore poco profonde che formano lobi triangolari. I fiori
presentano da 1 a 2 stili. I frutti hanno un diametro di 2 cm. e
più, sono di colore giallo bruno e hanno un sapore simile a
quello delle nespole. Probabilmente è una pianta originaria
dell’isola di Creta, è presente in Sicilia e sporadicamente
nell’Appennino Ligure ed Emiliano.
Altre varietà
Si riconoscono altre varietà d’origine
orientale come il C. cutanea, a fiore rosso, e altre cultivar,
variamente decorative, prodotte in vivaio per il giardino.
Come coltivarli a Bonsai
Quest’essenza,
come la maggior parte delle piante spinose, produce numerosi
getti ad ogni nodo, generalmente perpendicolari al ramo da cui
nascono. I vecchi
soggetti sono in genere non facili da raccogliere in natura o da
qualche siepe, per la tendenza fittonante che il Biancospino
presenta. D’altronde
i giovani soggetti presi in vivaio, per lo più (monogina
coltivato come portinnesti).
Essi si presentano a lasciarsi manipolare solo finché
sono ancora sottili. Crescono però molto rapidamente, se li
coltiveremo in piena terra dopo averli impostati, o in vaso
capiente in qualche anno avremmo ottenuto un buon materiale,
punto dolente e che per avere una fioritura dal nostro
Biancospino, dovremmo attendere parecchi anni, salvo che non si
innestino delle marze prese da un soggetto maturo.
Stili
Il
biancospino per il suo modo di crescere, non si presta proprio a
farne un eretto formale o una scopa rovesciata. Conviene
ispirarsi a forme che rispettino la crescita che avviene in
natura. Infatti, questa pianta così come appare in natura
diviene più elegante e consona ad uno stile appropriato a
questa essenza.
Trapianto
Il
Biancospino preferisce un substrato calcareo. Il miscuglio nel
vaso non dovrà essere però troppo sabbioso, per non doverlo
bagnare spesso, quest’essenza, infatti, si affloscia presto
appena l’umidità del terriccio cala. Il momento migliore per
effettuare un rinvaso, e quello della dormienza, ma non è
impossibile spostare un soggetto a metà estate, a condizione di
togliere tutte le foglie.
il
filo
Questa
è una delle essenze più difficili o ostiche
all’educazione con il filo. Infatti, i rami o i getti
giovani sono troppo teneri, e quelli vecchi troppo rigidi. Il
momento più propizio comunque, e quando il soggetto è
estremamente povero di linfa circolante in modo che perde
rigidità e turgore. Comunque, l’alternativa più valida è
offerta con ripetute e mirate potature.
Potature
e Cimature
Il
Biancospino è un’essenza che ha tendenza a produrre numerosi
cacciate quasi allo stesso punto dove avremmo cimato. Comunque
tutti i getti che ne usciranno dovranno essere tenuti sotto
controllo, infatti, essi si ingrossano rapidamente, altro
difetto che potremmo avere è quello che in prossimità di una
potatura e quindi un’uscita di germogli potrebbe causare
ingrossamento dei calli ove avremmo potato. Purtroppo questa
essenza e molto generosa e dobbiamo fare attenzione, quando
qualche ramo sarà ingrossato troppo è necessario rinnovare il
tratto all’estremità o nel punto in cui l’ingrossamento è
diventato antiestetico. Quindi scegliere e sostituire con un
getto più giovane e sottile. Per quanto riguarda potature
mirate alla fioritura, dovremmo fare solo attenzione a non
potare i germogli che troveremmo su rami maturi formatosi
durante l’estate, tale potatura si effettuerà con soggetto in
dormenza a fine stagione. All’inizio primavera ai soggetti che
dovranno fiorire, si cercherà di dare meno acqua possibile, in
modo da evitare all’allungamenti eccessivi che degradino la
forma del soggetto e quindi una fioritura fuori della chioma
(antiestetica).
Fertilizzazione
In
Biancospino essendo un’essenza frugale, essa non ha
particolari esigenze in fatto di concimi, salvo per quando
riguarda la produzione dei fiori, quando un eccesso di azoto
spingerebbe il soggetto a far produrre più gemme da legna che
da fiore. Quindi, attenzione a non fertilizzare con azoto i
soggetti maturi alla fine dell’inverno e metà estate. E’
indicata, invece, la somministrazione di fosforo e potassio
nelle due o tre settimane che seguono l’epoca della fioritura
e nuovamente a fine estate.
Malattie
Il
biancospino non sopporta un terriccio in cui ristagni l’umidità,
preferisce terreni calcarei e ben drenati, questa combinazione
gioverà e sarà una prevenzione per le malattie, che possono
avvenire all’apparato radicale. L’oidio è una o la più
comune malattia che colpisce quest’essenza. Anche la
“bolla” è una malattia che si manifesta spesso. Per queste
due malattie dobbiamo combattere con prodotti anticrittogamici
specifici, sia come prevenzione alla fine dell’estate e al
momento della fioritura. Per quanto riguarda gli
“animaletti” i più comuni sono afidi e la cocciniglia (per
lo più il tipo cotonosa). Entrambi combattibili con sostanze
appropriate.
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