La gazzetta del delta - informazione sull'arte bonsai

La Gazzetta del Delta
Notiziario di Arti orientali
Bonsai e Suiseki
A cura di Aldo Borgato

 

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L’Azalea

Scheda botanica

Nel linguaggio comune con la denominazione Azalea si individua una numerosa categoria di piante ornamentali da fiore, che però botanicamente vengono ascritte al genere Rhododendron. Nella sistematica, comunque esiste un genere Azalea di cui fa parte la sola specie Azalea procubens L. denominata anche Loiseleura procubens desv. Sia l’Azalea procubens che le piante del genere Rhododendron appartengono alla famiglia delle Ericaceae insieme al genere Vaccinium (mirtillo), al genere Arbustus (corbezzolo), Arctostaphylos (uva ursina), al genere Erica ed altri.

Azalea Procubens

Tale pianta cresce spontanea in Italia sulle creste ventose tra i 1600 e i 3000m. soprattutto su terreni silicei su tutto l’arco alpino. E’ una pianta prostata con rami legnosi e tortuosi formante pulvini densi, non più alti 20cm. Le foglie sono sempre presenti, coriacee, opposte, lucide superiormente e pelose inferiormente. Hanno forma lanceolata leggermente arrotondata all’apice. I fiori pentameri compaiono a giugno-luglio su corti rametti riuniti a 2 – 4 in ombrelle terminali. La corolla è campanulata a 5 lobi di colore porporino.

Rododendro Rosso

E’ un cespuglio sempreverde con rami fragili di 30 – 80 cm. Le foglie come accennato precedentemente sono ferruginee sul margine inferiore per la presenza di squame ghiandolari e hanno una forma ellittico-spatolata. Le dimensioni sono di 6-10x20-35mm. e il margine fogliare è intero. I fiori sono pentameri e sono riuniti in brevi racemi con peduncoli glabri. La corolla è di colore rosso purpureo e il calice è brevissimo (1,5mm.). Emana un profumo resinoso intenso. Il Rododendro rosso è presente nelle brughiere in tutto l’arco Alpino e nell’Appennino Settentrionale dai 1600 ai 2300 m. esclusivamente su suoli acidi.

Rododendro Irsuto  

Il Rododendro irsuto ha caratteristiche simili a quelle del Rododendro rosso ma con foglie di dimensioni 7-11x15-27mm. che presentano un margine tipicamente villoso. I peduncoli fiorali sono villosi e la corolla è di colore rosa chiaro con lacinie ovali da 5 mm. I fiori che compaiono in giugno-luglio sono quasi privi d’odore. Il Rododendro irsuto è presente negli arbusteti e nelle boscaglie di Mugo e Pino silvestre tra gli 800 e i 2200 m. su suoli tipicamente calcarei dell’arco Alpino.

Appunto Azalea

Queste sono le caratteristiche botaniche delle specie che crescono spontanee in Italia, ma a queste dobbiamo inserire altre specie che i giardinieri e i vivai usano, le quali sono ormai affrancate in Italia e in Europa. Da qui inseriremo alcune di queste, anche perché alcuni autori vi ascrivono 350 specie altri addirittura 700, le quali vengono pressoché d’Asia.

R. Longistilum e R. Microphyton

Queste due sono piante con foglie sempreverdi, glabre non cigliate e con fiori che presentano da 5 a 20 stami. Il primo è un rododendro tipico del Setchuen e della Cina non più alto di 50 cm. con foglie piccole, spesse, coriacee e di forma lanceolato-acuta. La pagina superiore è di colore verde intenso e i fiori riuniti in ombrelle terminali a corolla bianca candida. Il secondo, sempre di origine cinese, è un piccolo arbusto con foglie coriacee, brevemente spicciolate, di forma ovale e muscolate. I fiori sono di piccole dimensioni di colore rosa lilla quasi privi di peduncolo.

R. Ponticum

E’ un arbusto alto da 3 a 4 m. con foglie oblunghe, lanceolate, lucide sulla pagina superiore e glabre su inferiore. I fiori sono campanulati con diametro di almeno 5 cm. di colore porpora-violaceo. Per ibridazione con le altre specie ha dato origine ai grandi Rododendri ibridi policromi.

R. Japonicum

E’ un arbusto non più alto di 1 – 1,5 m. con giovani rami glabri ed alle volte setolosi, che presenta foglie obovato-oblunghe e mucronate. I fiori sono riuniti in densi capolini e presentano peduncoli setolosi. La corolla di forma imbutiformi e campanulata, e di colore rosso-mattone o rosso-salmone e di circa 5 cm. di larghezza.

R. Sinesis

E’ una specie molto simile all’Azalea giapponese e presenta foglie ellittiche, poco consistenti e pubescenti. E’ una specie un po’ più delicata rispetto alla precedente ed ha fiori grandi e campanulati di colore giallo-oro che si schiudono prima dell’emissioni delle foglie.

R. Indicum

E’ la specie più conosciuta e famosa della quale si conoscono più di 700 varietà orticole, derivanti sia dalle varie forme botaniche sia da fecondazioni interspecifiche. E’ un arbusto di 1 – 2 m. di altezza molto ramificato che presenta foglie persistenti di forma ellittico – lanceolata. Le foglie e i giovani rami sono ricoperti da peli sericei. I fiori sono brevemente peduncolati e si presentano isolati o a gruppi di 2 o 3, all’apice dei rami. La corolla è di colore salmone vivo con larghezza di 6-8 cm.

R. Kaempferi

E’ anch’essa una specie arbustiva d’origine giapponese con foglie relativamente grandi e poco persistenti. I fiori però sono di piccolissime dimensioni 3 – 5 cm. di diametro, con corolla di colore rosso-aranciato o rosa e si presentano riuniti a 2 o 4.

R. Obsutum

E’ un arbusto nano e molto ramificato d’origine giapponese che assomiglia R. Indicum. Le foglie sono persistenti, coriacee, di piccole dimensioni, appuntite, lucide e di colore verde scuro. I fiori sono piccoli imbutiformi, di colore rosso-aranciato, rosso vivo o rosa, e sono riuniti a 2 o 3. R. Obsutum presenta la varietà amoena con fiori non più grandi di 2 cm. e la varietà kurume a fiori più grandi ed in varie colorazioni dal bianco, al rosso al ventaglio.

Come coltivarli a Bonsai

Ormai, i botanici sono tutti concordi nell’asserire l’unicità della specie Rhododendron relegando all’Azalea a ruolo di sottomarca. Anche se il modo di dire Azalea è più aggraziato, dobbiamo accettare che parleremo di Rododendri, considerando le Azalee facenti parte a tutti gli effetti di questo genere. I Rododendri sono piante antichissime, resti fossili le fanno risalire fino al Miocene, sono piante che hanno avuto un buon successo visto la loro diffusione in svariate forme, in tutti i continenti (esclusa l’Oceania). Questa pianta la possiamo avere in diverse specie, che vanno dai litorali fino ai 5000 m. L’unico inconveniente di questa pianta se così si può chiamare, e che frena l’uso di questo arbusto in molte zone è l’assoluta necessità di terreni acidi e ben drenati, la presenza di calcare anche nell’acqua di annaffiatura provoca danni alla pianta, andiamo a conoscere le varie tematiche di coltivazione di queste splendide piante.

Stili

La forma di un bonsai d’Azalea deve consentire di mettere in evidenza la struttura, ma soprattutto la fioritura al momento giusto. Sovente si vedono esemplari coltivati a eretto quasi informale, altre volte la casualità è più evidente. D’effetto addirittura eccezionale sono le cascate, con la loro fioritura multicolore, sono fantastiche e certamente impressionano chi le può gustare.

Trapianto

Quasi tutte le ericacee preferiscono un substrato acido, e l’Azalea non fa eccezione a questo. Secondo l’origine si può trovare in un terreno ricco di torba bionda o in kanuma, materiale di provenienza giapponese. Tale differenza porta che in torba le radici crescono più fini e il rinvaso deve essere cadenzato, mentre in kanuma le radici saranno meno sottili, e il rinvaso si può allungare nei tempi, quindi questo può portare anche un allungamento nell’affrancatura del soggetto nel vaso, sarà meglio legarla al vaso (regola che vale sempre). Il periodo ideale per il rinvaso e la fioritura (a 2/3 sfioriti) quando si esegue anche una severa potatura del soggetto.

Il filo

A causa di una notevole fragilità dei rami, l’uso del filo va limitato alla vegetazione più giovane badando che lo stesso filo non incida (veloce e la loro crescita). Per le parti più vecchie sarebbe meglio aver una buona o molta dimestichezza nella piegatura. Buon metodo è di proteggere con carta crespata per non incidere. Tutto questo porta, che l’educazione migliore (se possibile) si ottiene essenzialmente con le potature e cimature.

Potature e Cimature

L’Azalea ricaccia numerosi getti all’estremità d’ogni ramo potato o cimato. Tale comportamento richiede attenzione, dovremmo diradare queste cacciate e lasciarne solo due per ogni ramo. Soltanto dopo una cimatura che preluda alla fioritura, eseguita ovviamente alla periferia della chioma i getti potranno essere 3 o 4. In sostanza la formazione della struttura, si ottiene con una potatura attenta fino ad arrivare alla fase finale con la ramificazione fine, quindi pazienza che nel bonsai è la regola primaria. Attenzione l’Azalea è una pianta in cui il maggior vigore è nei rami bassi, e tende lasciare più vuota la parte apicale, dovremmo quindi lavorare di più con le potature sulle parti basse e lasciar più sfogo a quella apicale. Il momento migliore è quello della sfioritura della pianta come quello del rinvaso, non c’è un periodo giusto anche perché esistono Azalee che fioriscono in vari periodi.

Fertilizzazione

Le Azalee sono piante che sono sensibili alla salinità e alla concentrazione di fertilizzanti, quindi meglio concimare con dosi minori e più soventemente. Indicato è concimare con prodotti organici a base di sangue meglio ancora quello di pesce. Nell’alternanza d’esigenze del bonsai, azoto per crescere e fosforo per fiorire, adeguando il prodotto usato alla situazione tenendo presente che la formazione dei fiori avviene con notevole anticipo, quindi diminuiremo o elimineremo l’azoto dai concimi minerali.

Malattie

Un Azalea poco bagnata è per lo più un’Azalea sana. Conviene semmai dare una certa umidità nell’aria, tenendola vicino ad altre piante o in semi-ombra. La malattia che si presenta di più, è quella della clorosiferrica, questo può avvenire con un terreno in cui il grado d’acidità cambi, o l’acqua sia troppo calcarea. Somministriamo quindi dei prodotti con chelati di ferro o del solfato di ferro. La ruggine e muffe si possono verificare per un’insufficiente ventilazione. Un nemico pericoloso per l’Azalea è la Phitophora, fungo che aggredisce per incominciare le radici. Questo patogeno si può sconfiggere usando anticrittogamici sistemici nel terreno e sulle foglie, quindi teniamo un po’ indietro con la bagnatura. Altri pericoli possono essere quelle d’insetti, verificheremo il tipo e in tal caso il prodotto da usare.   

 

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