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La Gazzetta del
Delta |
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Intervista a Antonio Ricchiari Un parlemitano tra noi. Com'è nata la tua passione? La passione per il verde in generale inizia da ragazzo con una visita, peraltro anche casuale, allo splendido Orto Botanico di Palermo dove ebbi modo di ammirare la collezione di cactacee. Dalle cactacee, una volta innescata la coinvolgente passione per le piante, per il bonsai il passo è breve. Siamo alla fine degli anni '70 quando tutto era molto "pionieristico" quindi tutto estremamente più difficile. La mia prima lettura fu il "Bonsai" del maestro Murata; ricordo come fosse ora: divorai il libro ma alla fine era maggiore la confusione che altro. I contatti con i bonsaisti erano molto rari e a livello associazionistico si era fatto molto poco. Per non parlare a livello di riviste: il vuoto più assoluto. La prima ad uscire fu "Bonsai, arte e natura" con l'amico Giorgio Casani che ricordo ancora con molto piacere. E' proprio vero che le difficoltà temprano e ti aiutano ad amare di più ciò che fai. Dacci una panoramica del mondo bonsai vista dal sud Italia? Devo dire con malcelato orgoglio che il sud si fa sempre onore, anche nel piccolo mondo del bonsai. Sempre per il discorso di cui sopra, cioè delle difficoltà. L'Italia purtroppo è molto lunga! Qualsiasi cosa fatta nel meridione ha un livello di difficoltà maggiore a causa proprio del nostro decentramento, ma alla fine ce la facciamo sempre e nel migliore dei modi! Il decentramento geografico si soffre quando vedi che la concentrazione di manifestazioni e di congressi è sempre in luoghi a te molto distanti; anche quando vedi che la concentrazione delle ricchezze è sempre al nord per vari fattori (dalle industrie ai capitali) per cui anche il fatto di spostarti prevede costi non indifferenti. In Sicilia, come nel resto delle regioni meridionali, operano molti bonsaisti che in parecchi casi si sono fatti notare per bravura ed attività. A Palermo, in particolare, mi muovo spesso anche al di fuori del mio Club (il Bonsai Club Del Mediterraneo) con le attività didattiche alle quali dò sempre particolare importanza e alle quali dedico la maggior parte delle mie energie. Lo scopo di noi istruttori è quello di portare, attraverso la didattica, acqua al "mulino" del bonsai e ciò lo puoi fare cercando neofiti e mantenendo in loro vivo tutto l'entusiasmo delle prime volte. Tra le altre cose che riguardano il meridione, proprio per il clima spettacolare di cui siamo avvantaggiati, il bonsai si può fare con maggiore facilità rispetto al nord e grazie anche alle specie di alberi di cui è ricca la regione. anche l'associazionismo è sviluppato e ormai ben radicato (tanto per usare un termine botanico!). Non solo Istruttore, ma soprattutto scrittore. Le mie risorse sono dedicate per la maggior parte allo scrivere. Diciamo allora che oramai, a mio avviso, anche nel bonsai si va per specializzazioni, si, proprio così. Quando ho scritto nel 1985 il mio primo "Manuale del Bonsai" il libro fu accolto con grandi consensi (esisteva ancora quasi nulla di italiano). Il volume ebbe due edizioni e una decina di ristampe. Da allora sono seguiti: Guida al Bonsai (1988), Conoscere i Bonsai (1990), Bonsai, la guida più completa (1993), Bonsai, storia arte e filosofia (1995), Manuale degli innesti (1995), Manuale della potatura (1995), Bonsai Cultura Estetica Progetto, con Michele Andolfo (1999), Suiseki, pietre d'arte (2001), Centoquaranta bonsai, nell'ambito del "Progetto Bonsai" (2001), Guida base al Bonsai, con Michele Andolfo, strumento didattico per gli allievi di primo livello (2003), A scuola di Bonsai (2004), Il Bonsai dalla A allo Zen (2005) e ultima fatica "Il Grande Manuale del Bonsai". Ho scritto inoltre più di 400 articoli sulle tecniche bonsai per varie riviste specializzate fra cui "Gardenia", "Giardini" (faccio parte del Comitato di redazione), "Bonsai Italiano", "Bonsaitalia", "Bonsai & News", "Kaleghè, "Vita in campagna", "Giardinaggio". Alcuni dei miei articoli sono stati tradotti in spagnolo ed in inglese. Prossimi appuntamenti e se ci sono nuove iniziative o pubblicazioni, visto che sei molto produttivo in questo. Nel 2000 è nato il mio atelier ("Progetto Bonsai") dove mi occupo di metodologia, progettazione del verde e studio dell'estetica dell'Oriente Estremo. Nel dicembre 2001 ho ricevuto il premio dell'I.B.S. (Albo Istruttori del Bonsai e del Suiseki) come riconoscimento per i miei scritti sul bonsai. Sto terminando di scrivere un mio lavoro sull'estetica orientale, uno studio a vasto raggio che esce dai confini del bonsai e che mi impegna da oltre 5 anni. Come sempre prima scrivo quello che mi va e poi cerco l'editore. Finora devo dire che mi è andata molto bene! Il bonsai italiano una visione in più confronto con quello europeo e asiatico? Qui non si tratta di fare una classifica di merito. ogni Paese del mondo ha sicuramente una marcia in più. Magari la nostra visione potrà essere meno compresa da un altro Paese e viceversa. Rimane il fatto che al di là della visione globale e canonizzata del bonsai esistono poi le proprie varianti e ognuno suona con le proprie note. Il bonsaismo italiano ha titoli e meriti per essere classificato fra i migliori al mondo. non abbiamo nulla da invidiare agli altri Paesi: europei ed extraeuropei. Tu affianchi pure una visione filosofica e quant'altro al bonsai, interessante dato che questo sito parla anche di arti orientali. Il bonsai, se seguito seriamente e non per un fatto di moda o perché "fa chic" è uno stile di vita. Il bonsai non inizia e finisce con la lavorazione di una pianta. Devo dire, a costo di essere impopolare, che il bonsai non è per tutti.Devi possedere un minimo di senso estetico. Il bonsai cultura, è percezione del tempo, è anche anima. e non sono solo parole. Capisco che per un occidentale queste parole possono suonare un può stonate ma credetemi, non è utopia. Il bonsai può modificarti la vita, il quotidiano, le tue abitudini. Quali sono o qual è il tuo modo ad impostare una pianta? Negli anni si matura. Non esiste l'instant bonsai. E' una frode quella. Quando vedo persone che si avvicinano al bonsai e vogliono bruciare le tappe penso che arrecano soltanto un danno macroscopica tutto il bonsai. La mia visione della pianta, in tutti questi anni è andata leggermente modificando il senso positivo. Se prima si è quasi prigionieri di certi schemi col tempo si riesce ad uscirne. Osservo moltissimo, continuamente cercando di rubare i segreti della natura. Vado spesso in campagna, osservo in profondità, nell'intimo i paesaggi siciliani che definirei "struggenti" "selvaggi" "drammatici" nel senso che mai come in questo caso puoi tirarne fuori tutto il bello. Sono sempre stato un esteta e di questo ringrazio la natura che così mi ha fatto perché questa dote mi permette di estrinsecare il meglio delle cose. Osservo sempre i particolari e molto dopo l'insieme.Dicono che Dio è nei particolari. E' proprio così. Cerco di fare dei bonsai molto naturali, molto verosimili, cercando con cura di non scimmiottare i modelli giapponesi. Il bonsai è una interpretazione personale, del luogo dove si vive e può essere traslocato e allocato con il proprio paese e la propria cultura. Come vedi un sito come "LA gazzetta del Delta"? Un sito come questo è benvenuto così come lo sono, a mio avviso, tutti quelli che intendono dare una mano al bonsai e soprattutto se lo fanno con modestia, senza arroganza e senza doppi fini. La didattica nel bonsai è sempre stata una cosa seria e assieme all'amico Michele Andolfo credo di averla attuata sempre con enorme impegno e serietà. Se fai bonsai soltanto per fini di lucro è finita! Quello che più mi preoccupa è una certa arroganza ed aggressività da parte di taluni giovani ( per fortuna pochissimi) che pensano - e la cosa mi fa sorridere - di bruciare le tappe ed arrivare subito chissà a quali traguardi. Il bonsai è esperienza, è il tempo che passa, è soprattutto una grande dose di modestia e di umiltà. qualcuno non l'ha capito. Concludo questa breve conversazione con una frase che ho voluto scrivere nel mio ultimo lavoro e che vuole significare un saluto a tutti i nostri amici del bonsai e del suiseki perché ne comprendano un può di più l'essenza: "Nel bonsai non c'è una guida, non c'è maestro, non c'è nessuno che vi dica cosa fare. La bellezza del bonsai risiede nella sua semplicità che è umiltà assoluta. Attraverso l'albero si completa la ricerca maliosa e perseverante di un luogo, della sua storia, della sua gente; la ricerca di un "altrove" che racchiude l'estetica creativa del Bonsai".
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