La gazzetta del delta - informazione sull'arte bonsai

La Gazzetta del Delta
Notiziario di Arti orientali
Bonsai e Suiseki
A cura di Aldo Borgato

 

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Intervista a Marco Invernizzi.

 

Anche questa volta, con l’uso di domande e risposte, andremo a conoscere un personaggio del mondo bonsaistico italiano e internazionale. Chi è costui ...? Il famoso Marco Invernizzi, conosciuto personalmente grazie a un seminario a Fiume Veneto. Comunque “bando alle cince” e iniziamo a conoscere il nostro Marco.

 

1.    Qual è stata la scintilla che ti ha fatto arrivare al bonsai, e poi a tali livelli?

La gente me lo chiede spesso e rimane sempre sorpresa quando gli dico la verità, ovvero che ho cominciato ad interessarmi al bonsai a 15 anni guardando “karatè kid 3”. Tutti i miei coetanei dopo quel film si sono iscritti ad una scuola di karate, io invece ho cercato un corso di bonsai. Il motivo per cui adesso sono un così chiamato maestro di bonsai è che da quando ero piccolo mi è sempre piaciuto far le cose al meglio,  ho raggiunto i massimi livelli o lascio perdere bene presto e nel caso del bonsai, nel corso degli anni, ho lasciato perdere tutto il resto per la passione del bonsai, perché per arrivare in alto bisogna scalare guardando la vetta e poco quello che lasci alle tue spalle.

2.     Quali sono le essenze che preferisci?

Stimolo i miei studenti a confrontarsi con tutte le specie di piante che ben si adattano all’ambiente dove essi vivono perché una collezione monotematica è un pò noiosa e i contrasti cromatici delle diverse piante nella varie stagioni è uno spettacolo che nessun bonsaista dovrebbe lasciarsi scappare, personalmente mi piacciono tutte quelle essenze che presentano caratteristiche maschili e femminili, come il pino rosso, il rosmarino, ma soprattutto il larice che è sicuramente la mia essenza preferita.

3.    Il “tuo fare bonsai” come lo descriveresti ?

Professionalmente il 99% dei bonsai che tocco ogni anno, non mi appartengono, infatti fanno parte di collezioni private o di studenti che incontro durante i miei seminari; poco m’importa di esprimere il mio senso artistico, bensì cercare di creare un bonsai sano, corretto, che crescerà nella maniera migliore, che sia unico e distinguibile tra tanti altri, rendendo felice chi lo possieda. Credo di definirmi il frutto della mia scuola del mio Maestro, molti lo definiscono uno stile, personalmente preferisco chiamarlo metodo, perché quest’ultimo rimane sempre e soltanto della natura.

4.     Qual è stata o cosa ti ha portato a pubblicare un libro, che racconta le tue esperienze “Giappo” come le chiami tu?

Il mio editore è giunto a conoscenza della mia storia, ha pensato, che le mie avventure giapponesi potessero interessare non solo ad un pubblico bonsaistico, ma anche a persone che sognano di viaggiare per il Sol Levante o comunque  incuriositi dal Giappone che ultimamente va di moda!!!. Non ho fatto altro che raccontare, come se fosse un diario o una lettera ad un amico, del il mio vissuto prima, durante e dopo l’esperienza giapponese, in un stile che le persone che mi conoscono sanno assolutamente che sono schietto e autentico, come se fossi seduto ad un tavolo a riportare queste storie di fronte al mio lettore.

5.     Ci realizzi una “cartella clinica” del bonsai italiano?

Il livello del bonsai sta aumentando vertiginosamente e il divario tra quelli che sanno e fanno e tra quelli che parlano e basta progrediscono sempre di più. Purtroppo quest’ultimi parlano ma lo fanno perché esiste qualcuno così vuoto da ascoltarli, diffondendo cosi, aimè malumori e tensioni. Per fortuna la bellezza del bonsai è una cosa abbastanza oggettiva che tutti la riconoscono, anche se a volte non la vogliono ammettere. Ciò che mi preoccupa è il numero degli appassionati di bonsai che in tutto il mondo si stanno decimando e questo non mi fa ben sperare per il futuro!!

6.     Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti?

Anche se questa intervista sarà letta soltanto da un pubblico di lingua italiana, devo ammettere  sempre di più che i miei appuntamenti si svolgono fuori dai confini del nostro bel paese. Comunque  con gran orgoglio quest’anno, continuerò a seguire un gruppo di ragazzi molto affiatati e talentuosi a Varese, capitanati dal bonsaista che forse in Europa possiede una delle tre migliori collezioni: Paolo Riboli. Inoltre  a marzo sarò di consueto nelle Marche lavorando i  collaborazione con Alfiero Suardi, che oltre ad essere un vero amico è un bonsaista sensibile, sempre disposto ad  aiutare tutti e con rara  capacità di credere nel materiale nostrano  e di esaltarlo al meglio. A febbraio sarò in tourné in Inghilterra, i primi di aprile in Spagna al congresso di mistrale e per il resto del mese in tournè nel centro Usa, a fine maggio sarò a Washington come dimostratore al congresso mondiale, e poi ancora in tournè in Inghilterra e a ottobre – novembre - dicembre ancora in tournè in California.

7.    Ritornando  alla tua esperienza in Giappone, lati positivi e negativi?

Ho investito 4 anni della mia vita per studiare bonsai dal più grande maestro di tutti i tempi, per imparare una nuova lingua, per provare per me stesso che sarei stato in grado di cavarmela da solo contro l’opinione di tutti e che sarei cresciuto come bonsaista ma soprattutto come uomo. Ho fatto un milione e forse più di errori durante questi quattro anni ma sono stati tutti importanti come i risultati ottenuti. Ho riso e ho pianto, mi sono rotto la schiena e ho rotto qualche vaso, ho corso, ho corso in bici, per non perdere un treno o per catturare l’attenzione di una ragazza, ho lavorato e rilavorato con i bonsai, con il mio maestro e con me stesso, ho passato mesi e mesi solo come un cane, ma se potessi tornerei indietro e rifarei tutto, perché anche se non avevo un soldo in tasca, non andavo mai al cinema e mangiavo schifezze, quelli sono stati gli anni più belli della mia vita!!!

 

Saluto ....

Auguro a tutti, per questo 2005 e per tutti i millenni a venire, tanta qualità e poca quantità.

 

 

(gennaio – febbraio 2005)

 

 

 

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